Tremonti, un no global per amico

14/05/2008 - E’ tornato. Più bello e soprattutto più superbo che pria, di nuovo Ministro dell’Economia e anche scrittore. La prima esperienza non è stata un granché, e chi se lo dimentica? Stavolta, come se la caverà il divino Giulio? Lo aspettano

     
 

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E’ tornato. Più bello e soprattutto più superbo che pria, di nuovo Ministro dell’Economia e anche scrittore. La prima esperienza non è stata un granché, e chi se lo dimentica?

Stavolta, come se la caverà il divino Giulio? Lo aspettano tempi duri. Recessione, crisi economica, un debito pubblico sempre alto. La gente ha paura del futuro. La sensazione (forse non solo una sensazione) di impoverimento relativo di operai e ceti medi. La domanda di rassicurazione che sembra li abbia spinti a votare la Lega e per il Partito delle Liberta aspetta una risposta. Ma Giulio una risposta ce l’ha. Inventata apposta per rassicurare questi timori. Se si sfoglia il suo libricino, “La Paura e la Speranza”, leggiamo il suo pensiero sui futuri destini del mondo e le sue ricette per il governo che verrà.

ECCO I NEMICI! – La tesi dell’ottimo Giulio da Sondrio è semplice. L’Europa e l’Italia hanno un nemico: la globalizzazione, il processo di libera circolazione di uomini, capitali, beni e servizi, effetto dello sviluppo tecnologico e dell’abbattimento di barriere (i dazi, le quote, i sussidi, ecc…). La globalizzazione rende conveniente produrre nei Paesi in via di sviluppo; e molte imprese hanno trasferito in quei paesi le loro produzioni, creando problemi ai nostri lavoratori. La globalizzazione ha fatto crescere tumultuosamente la Cina che ha aumentato la propria domanda di generi essenziali. Anche i cinesi vogliono mangiare, vestirsi, comprarsi un’auto. Che sfrontati, ma dove andremo a finire? Perché l’aumento di domanda fa crescere i prezzi, e il potere d’acquisto di molti italiani ne risente. E poi la Cina fa anche concorrenza “sleale” alle nostre piccole imprese, danneggiando loro e i loro lavoratori, che sopportano i tagli salariali o, peggio, la perdita del lavoro. Infine, la globalizzazione fa crescere l’immigrazione. Porta qui da noi gente di altre razze, culture e religioni, che fa concorrenza alla nostra forza lavoro di basso livello: “rubano il lavoro a noi e ai nostri figli”. E contaminano anche l’integrità delle “nostre” culture e dei “nostri” valori: “rubano le nostre case, le nostre Chiese, ecc…”.

LA SOLUZIONE DI GIULIO – Insomma, secondo Giulio i guai dell’Italia vengono tutti da fuori. Dalla globalizzazione non governata, per colpa dei “maniaci” del mercato, che – ma guarda che scherzi fa il destino – sarebbero tutti di sinistra! Ma Giulio Tremonti nel suo rifugio di Sondrio ha trovato la soluzione: Se la globalizzazione rallentasse, la Cina crescerebbe meno, ci sarebbe meno concorrenza, i nostri lavoratori e le nostre imprese ne sarebbero sollevati. Se la globalizzazione rallentasse gli immigrati non verrebbero in Italia e ci sarebbe più lavoro per i nostri figli. Semplice, no? Fermiamo la globalizzazione, riduciamo l’immigrazione, salvaguardiamo le produzioni italiane ed europee. Basta chiudere le frontiere, mettere dazi doganali, soprattutto contro la Cina, e dare sussidi alle nostre imprese. Costruiamo una fortezza. Anzi, un muro: il muro di Sondrio. E tutti vivremo felici e contenti. Tutti? La tesi di Tremonti, quella della fortezza, presuppone che i poveri del mondo dovrebbero continuare ad esserlo per sempre. Per far stare bene noi occidentali. A noi può sembrare un dettaglio poco importante, ma si tratta di spiegare all’80 per cento della popolazione mondiale che è giusto che noi (il 20 per cento ricco) continueremo a vivere bene mentre loro dovranno restare eternamente poveri. Forse il nostro eroe, Giulio da Sondrio, con il suo piffero incantatore, può riuscire a convincerli. Vedremo.

UNA TESI SBAGLIATA E NON APPLICABILE – A parte questo, la ricetta di Tremonti è sbagliata e dannosa per chi la adotta. Non è un’opinione, è un fatto: è stata applicata in diverse occasioni nel secolo scorso, e non ha mai funzionato. Perché, anche se è vero (qui Tremonti ha ragione) che il processo di globalizzazione è stato gestito male, con troppa poca gradualità, è però un processo che nel medio-lungo termine dà vantaggi a tutti. Ma la ricetta di Tremonti – e questo è il suo più grave difetto – è soprattutto inapplicabile. Perché? Perché la Cina è un’enorme potenza commerciale e politica: il più grande paese al mondo dopo gli USA, con una popolazione di 1,3 miliardi di persone; cresce del 10 per cento all’anno, è presente in 174 paesi con oltre cinquemila imprese. Le lobby industriali americane, notoriamente potenti e organizzate, hanno provato a tenerla a bada. Con scarsi risultati. Noi italiani come la fermiamo? Con i 300 mila fucili di Bossi? Ma la Cina è anche un enorme mercato di sbocco per le imprese occidentali. Molte (le migliori) sono già lì, altre ci andranno, altre semplicemente esportano i loro prodotti o importano dalla Cina i prodotti intermedi e i semilavorati a basso costo. Un’economia che cresce al tasso del 10 per cento all’anno è una manna per molti. Come spieghiamo a queste imprese che ora dovranno vendere i loro prodotti solo in Val brembana e in Val tellina? Infine, dell’importazione di beni cinesi a basso costo beneficiano in tanti, senza neanche rendersene conto. Che succederebbe ai tantissimi prodotti made in China che compriamo tutti i giorni (ad esempio i manufatti Ikea) se rimettiamo i dazi e le quote? Semplice: sparirebbero o costerebbero molto di più. Allora sì che la gente comincerebbe ad arrabbiarsi. Giulio da Sondrio a questo ci avrà pensato?

E ALLORA CHE FARE? – L’Italia ha paura. Ma può lentamente ritrovare la capacità di vedere lontano e pianificare meglio il suo futuro. Cominciando intanto a prendere atto che la globalizzazione c’è per tutti; che la Cina fa concorrenza a tutti, non solo ai lavoratori e alle imprese italiane. Se l’Italia da oltre 10 anni cresce sistematicamente molto meno degli altri in Europa, non è colpa di qualcuno da fuori, ma solo delle nostre carenze interne: le riforme sempre promesse e mai fatte, le liberalizzazioni accennate ma mai perseguite fino in fondo, le inefficienze del settore pubblico che sembra immutabile, l’intervento dello Stato in economia sempre di pessima qualità (pensiamo alla gestione della crisi dell’Alitalia). Il prossimo governo avrebbe una maggioranza solida per fare queste cose. In teoria dovrebbe averle anche scritte nel programma. Le farà o seguiterà a suonare il piffero? L’ultima uscita di Giulio da Sondrio non promette niente di buono. L’Onorevole Tremonti, in un’intervista da Lucia Annunziata ha detto che il “tesoretto” non c’è: i conti pubblici vanno male. Ci sarebbe stato da aspettarsi un annuncio di lacrime e sangue. Invece no: Tremonti ha contemporaneamente annunciato due provvedimenti, l’abolizione dell’ICI sulla prima casa e la detassazione degli straordinari che costeranno circa 4-5 miliardi di euro all’anno al bilancio dello Stato, una mini manovra finanziaria. Onorevole Tremonti, ci potrebbe spiegare dove troverà i soldi? O è troppo occupato a suonare il piffero?

     
 

21 Commenti

  1. Comicomix scrive:

    @Lkv: il punto è proprio questo. Ti ringirazio per averlo messo a fuoco con molta lucidità. L’operazione che dobbbiamo fare come sistema paese è quella di andare incontro al nuovo, ristrutturano il nostro sistema economico in generale e la nostra industria manifatturiera in particolare. Chi ha scelto la sfida dell’innovazione (molte medie imprese sparse per l’Italia ) l’ha vinta.
    @juppes: ovviamente però (proseguo il ragionamento) non bisogna buttare l’acqua sporca con il bambino dentro. Il difficile stà proprio nel cambiare senza distruggere il tessuto industriale che abbiamo. Dobbiamo innervarlo, irrobustirlo, cambiarlo ma senza ucciderlo. E non è un’impresa semplice, ma neppure impossibile.

    La “terza via” in questi casi non è solo possibile, è indispensabile.

    Quanto alla lotta allo sfruttamento dei lavoratori del terzo mondo (e alla concorrenza sleale che ne segue) dobbiamo da un lato sapere che passerà comunque da sola, e dall’altro metterci in moto per accelerare questo processo, ad esempio nel WTO e con le nostre possibilità contrattuali come sistema paese.

    @tutti:L’unica cosa che non possiamo peremtterci di fare, perchè è sbagliato ed impraticabile, è fermare la globalizzazione e la Cina. Se facciamo SOLO questo, siamo sconfitti in partenza. Ed è per questo che il discorso di Tremonti non mi convince. Un sorriso semi notturno

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