postato alle 11:31 del 2 Ottobre 2008 in InterniTorna alla home

Sulla vicenda Sandri, ma anche su tante altre, dal caso Raciti a quello del treno devastato dai tifosi del Napoli, la verità sembra sempre dover essere la stessa: i tifosi sono il male e le forze dell’ordine le vittime. Ma è davvero così?

“Ragazzi di vita”, ogni settimana, vi racconterà quello che tutti i giorni potreste vedere ad ogni angolo di strada. Se voleste. A cura di Noantri

Non lo so come la pensiate voi sulla vicenda Sandri. Quello che so io è che un tizio in divisa ha fatto fuori un ragazzo e che se le parti erano invertite - cioè se un ragazzo faceva fuori un tizio in divisa - adesso il ragazzo stava già dentro, come ha dimostrato il caso Speziale, per l’omicidio Raciti, il cui processo si è aperto ufficialmente giusto il 30 settembre. (Speziale molto probabilmente non ha fatto fuori nessuno, beninteso, ma quando si parla di contese legate al tifo e ai tifosi la giustizia italiana funziona con la velocità di un lampo, quindi con tutti i pro e i contro che tale irruenza comporta, per esempio gli errori e le sviste, chiamiamoli così, dai, oggi mi sento proprio buono: errori, sviste. Perciò, intanto, nel dubbio, per fare presto, due anni fa hanno preso e messo dentro questo ragazzo, allora addirittura minorenne, per un crimine le cui responsabilità sono ancora tutte da dimostrare. Checché ne dicano i Serra, Crosetti e pennivendoli simili, tizi del tutto incapaci di non avere una visione dell’esistenza parossisticamente manichea, checché ne dicano loro, in Italia, di fatto, l’unica categoria di persone che paga PUNTUALMENTE e con tempestività i propri errori, presunti o tali, questa categoria è quella dei tifosi. Altro che “isola felice”. I tifosi pagano sempre e, spesso e volentieri, in qualità di capri espiatori. Un giornalista imbellettato col foulard bianco e l’attico al Palatino è sicuramente la persona migliore, e più indicata, per tirare fuori giudizi sommari sul bene e sul male. Vero?)

UN ASSASSINO PROTETTO - Non so come la pensiate voi, dicevo, a proposito della vicenda Sandri. Di certo c’è che Gabriele è morto e via dicendo. Di certo c’è una verità che fa più male ancora della morte e questa è la considerazione che il perpetratore di tale assassinio è ormai un anno che continua a fare il suo lavoro, quello di tutore dell’ordine, protetto dalla stampa, dal governo, dai colleghi: dell’agente Spaccarotella s’è saputo il nome solo a fatica e non se ne conoscono tuttora le fattezze. “E’ minacciato”, dice la difesa, “Ha paura”, aggiunge ancora: io mi sono sentito in dovere di presentarmi sempre in aula per un processo che mi pende sul capo a proposito di una banale questione di diffamazione e un individuo, che è stato vestito della divisa dallo Stato Italiano, e poi armato, accusato di omicidio, forse volontario, non trova niente di meglio da fare, ancora una volta, che puntare il dito indice, per fortuna questa volta senza alcun grilletto sotto, verso la gente, verso i ragazzi, verso di NOI, perché secondo lui, secondo la difesa, lo stiamo minacciando.

COLPA NOSTRA - Ci risiamo. Lui fa fuori un ragazzo, un giovane che grondava vita e passioni, e dovremmo essere NOI a vergognarci. Noi a fare un passo indietro. NOI a sentirci rimproverati. Ci risiamo. Un’altra volta. I preti sono pedofili ma siamo NOI i peccatori. Non è rimasto un solo politico pulito ma siamo NOI quelli che devono pagare le tasse. I potenti fanno levitare il prezzo del petrolio e siamo NOI che dobbiamo pagare i loro pieni di benzina. Beppe Grillo vuole sostituirsi al nostro cervello, ma è a NOI che chiede i soldi per le sue attività di santone indiano del cazzo. Ci risiamo. E ci piace, evidentemente. Ce lo facciamo fare. Ci pieghiamo con convinzione: dalle parti mie ci si bacia, prima di infilarselo nel culo, diceva Michael Douglas in “Black Rain” di Ridley Scott. Noi manco più quello. Ci abbassiamo direttamente i pantaloni e, zing, ce lo facciamo infilare nel culo dallo Stato, dai telegiornali, dagli articoli che si preoccupano più che altro di stigmatizzare la presenza degli “scorbutici” tifosi della Lazio fuori del Tribunale.

LE “INCHIESTE” DEI GIORNALI - Come fatto notare già da Giornalettismo, qualche giorno fa, di recente “Panorama” se n’è venuto fuori con questa Grande Inchiesta Rivelatrice, secondo la quale le tracce del proiettile esploso da Spaccarotella erano riscontrabili su una rete metallica divisoria presente prima dell’autogrill scenario della tragedia. Pagine e pagine firmate e controfirmate da “Panorama” per sollevare il dubbio che effettivamente il proiettile potesse essere stato deviato verso la gola di Gabriele (Teoria e Tecnica della Deviazione del Proiettile: ne fu fatta una grande dimostrazione pubblica a Genova, un caldo luglio di sette anni fa). Peccato che quella rete metallica fosse stata messa lì solo alcuni mesi DOPO l’omicidio di Sandri e che le tracce riscontrate fossero perfettamente compatibili con i materiali utilizzati per la lavorazione della rete stessa. Ci risiamo. E va bene così. Leggiamo questa merda sui giornali e annuiamo dietro i nostri cappuccini col cuoricino di panna disegnato.

IL TRENO FANTASMA - Scuotiamo le teste: ci indignamo perché i tifosi del Napoli hanno divelto un treno. Poi vai a domandare, vai ad informarti e scopri che QUEL treno, il treno “completamente vandalizzato dai barbari” non esiste, non si trova, non c’è. Naturalmente non se ne parla, di questo fatto, perché, nel frattempo, con una velocità da cartone animato, i presunti responsabili sono finiti in galera, le curve degli stadi svuotate e tutti vivono felici, col guinzaglio e contenti. Solo che il treno vandalizzato, barbaramente distrutto, non c’è. Perché nessun treno è stato vandalizzato. E un ragazzo tedesco, presente sul convoglio, intervistato da la Repubblica, ha confermato, giurato e spergiurato che su quel treno, “Il treeenoooo deeelllaaaa vergoooognaaaaa” non è successo niente. Enneieennetie. Niente. Però i perbenisti scrivono. I manichei dondolano sulle loro amache in corsivo e decantano la purezza dei loro sentimenti e del loro agire a discapito del Male Assoluto che, invece, serpeggia fuori.

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