Il Giappone verso l’uscita dalla crisi, merito del Pd

02/05/2010 - Dopo aver attraversato una delle peggiori fasi di recessione della sua storia, il paese del Sol Levante sembra davvero essere uscito “prima e meglio degli altri” dalla grande crisi mondiale. Merito del Partito Democratico al governo e delle sue politiche

     
 

di

Dopo aver attraversato una delle peggiori fasi di recessione della sua storia, il paese del Sol Levante sembra davvero essere uscito “prima e meglio degli altri” dalla grande crisi mondiale. Merito del Partito Democratico al governo e delle sue politiche “keynesiane”.


Pochi paesi sono stati colpiti così duramente dalla crisi finanziaria mondiale, come il Giappone. In questi ultimi due anni il paese asiatico ha forse attraversato una delle peggiori fasi di recessione della sua storia. Crollo del proprio Pil e della produzione industriale e, addirittura, la scoperta di un fenomeno praticamente sconosciuto per quel paese. La disoccupazione. Negli ultimi due trimestri del 2008, la fiducia dei consumatori era scesa ai minimi. Sono fallite migliaia di imprese di piccola e media dimensione; l’indice di Borsa, il Nikkei, era calato ai livelli raggiunti 26 anni fa. Una pesante crisi economica che ha avuto ripercussioni sociali e persino politiche, tanto che il partito Liberal Democratico, che ha governato ininterrottamente negli ultimi 55 anni, è stato cacciato dal governo. Eppure, nonostante questo pesante fardello, il Giappone oggi appare aver recuperato più rapidamente della maggior parte delle altre nazioni, tra cui gli stessi Stati Uniti.

UN PD CHE FINALMENTE FUNZIONA - Il nuovo governo a guida democratica ha immediatamente lanciato un massiccio pacchetto di stimolo economico. Secondo la Bbc, in un reportage dell’agosto 2009, quelle misure economiche hanno contribuito alla crescita dello 0,9% nel secondo trimestre del 2009, quello che poi è risultato come il primo trimestre di crescita dopo quattro trimestri consecutivi di forte contrazione. Nello stesso periodo Germania e Francia, in confronto, sono cresciute appena dello 0,3%. La maggior parte dello “stimolo” previsto dal governo nipponico ha portato tra sgravi fiscali e bonus qualcosa come 550$ in più per ogni famiglia giapponese, a questi poi sono seguite sovvenzioni statali ed incentivi per l’acquisto di nuove automobili a basso consumo energetico o per gli elettrodomestici. Eppure, all’epoca, molti analisti avevano diffidato della reale portata dei quelle misure; molti altri ancora, poi, erano concordi sul fatto che il peggio non era affatto passato. La stessa Bbc metteva in evidenza come non fosse chiaro se quella crescita sarebbe continuata anche dopo la fine del programma di aiuti del governo giapponese. Del resto, anche al culmine di quelle misure, i consumi interni erano saliti solo in misura modesta, dello 0,8%. Insomma, come dichiarava con un certo scetticismo Seijiro Takeshita direttore della Mizuho Financial: “sappiamo che sta andando bene, ma stiamo anche aumentando oltremodo la spesa pubblica, credo non potrà durare per molto“.

PICCOLI KEYNES CON GLI OCCHI A MANDORLA - Ed invece, il governo del paese del Sol levante, magari per merito, magari per una certa dose di fortuna – che non guasta mai – ha creato le condizioni neseccarie affinché quello stimolo interno servisse da “paracadute” sociale in attesa che migliorassero le condizioni per avviare, nuovamente, la loro grande leva di sviluppo: le esportazioni. Nell’agosto del 2009, l’esportazioni giapponesi sono aumentate del 6,3% rispetto al trimestre precedente. Determinante è risultato l’aumento della domanda estera da parte degli altri importanti partner commerciali, a cominciare dalla vicina Cina. Ad aprile 2010, l’Economist ha riferito che la domanda per le esportazioni giapponesi sono aumentate in varie categorie di prodotti, tra cui: le materie plastiche, fino al 105%, i prodotti minerali non metallici, del 113%, la costruzione di macchine, del 152%, i componenti meccanici, del 144%, gli strumenti scientifici, del 133%. In poche parole, un vero e proprio boom. Nel complesso, le esportazioni giapponesi sono aumentate del 45% rispetto allo scorso anno. Lo stimolo “keynesiano”, parola misconosciuta da queste parti, ha funzionato molto bene. Ad ammetterlo è stata lo stessa “Bibbia della City”, il settimanale economico d’orientamento “liberal conservatore”, The Economist. La banca d’affari americana, JP Morgan sostiene che questo nuovo boom delle esportazioni potrebbe portare ad una crescita annua del 3,1% in più degli Stati Uniti e della Zona euro. Oggi, il Nikkei segna nuovamente utili societari. La disoccupazione resta ben al di sotto del 5% rispetto al 9,7% negli Stati Uniti e il 10% della Zona dell’euro, le retribuzioni mensili hanno superato i livelli dell’anno precedente, per la prima volta in oltre un anno e mezzo.

E’ BOOM, DURERA’? - Il governo giapponese ha inoltre reso noto che la domanda interna dei consumi è di nuovo in aumento. Il ministero dell’Economia ha rilevato un aumento della domanda dei consumatori e la crescita del mercato delle automobili, quello dell’energia e dei macchinari, per non parlare dell’aumento delle vendite al dettaglio nel mese di febbraio, peraltro per il secondo mese consecutivo. I giganti dell’auto Toyota e Nissan vedono aumentare quest’anno rispetto al 2009 la propria produzione del 83% e 72%, rispettivamente. Performance leggermente inferiore per la Honda, salita “solo” del 49%. Complessivamente, a livello nazionale le vendite al dettaglio sono cresciute del 4,2% nel mese di febbraio, il più alto incremento dal 1997. La fiducia dei consumatori, inoltre, è salita nel corso di ciascun mese del 2010, tra cui un +40,9% in marzo, il livello più alto dal 2007. Questo mese, l’indice azionario Nikkei è aumentato di nove punti percentuale e la fiducia sembra regnare fra gli operatori. Certo, oggi il Giappone non è completamente fuori dal tunnel della crisi mondiale. Lo stesso Economist ha segnalato due grossi problemi all’orizzonte come la deflazione, ossia una diminuzione del livello generale dei prezzi, e l’alto debito pubblico, sul quale grava il repentino invecchiamento della popolazione. Resta da vedere se questi problemi realmente si concretizzeranno a breve. Quello che però è innegabile, è certamente l’impegno profuso un questi mesi dal governo democratico di Tokio. Una volta tanto c’è un Pd che funziona.

     
 

7 Commenti

  1. Pingback: www.upnews.it

  2. Pingback: diggita.it

  3. Pingback: Tweets that mention Il Giappone verso l’uscita dalla crisi, merito del Pd -- Topsy.com

  4. Pingback: kligg.org

  5. Pingback: www.blog-news.it

  6. Pingback: ZicZac.it, clicca qui e vota questo articolo!

  7. Nomenklatura scrive:

    E’ il sogno di tutti i trentenni di sinistra in Italia: il PD vince con la cultura che ha generato Mazinga Z e Goldrake *_*

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Ultime Notizie