Il disastro economico della Marea Nera

30/04/2010 - La fuoriuscita di petrolio dalla piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico non si rivelerà solo un’immane calamità ambientale: la British Petroleum e la politica energetica USA dovranno fare i conti con quello che sta succedendo. Una Marea Nera che vale

     
 

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La fuoriuscita di petrolio dalla piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico non si rivelerà solo un’immane calamità ambientale: la British Petroleum e la politica energetica USA dovranno fare i conti con quello che sta succedendo.

Una Marea Nera che vale sei milioni di dollari al giorno. E’ la cifra che costa allaBritish Petroleum l’intervento disperato sulle coste sudorientali degli Stati Uniti dopo che si sono cominciate ad avvistare le prime smagliature della marea nera fuoriuscita dalla piattaforma della Bp Deepwater Horizon, sprofondata nel Golfo del Messico il 22 aprile, che nel frattempo hanno raggiunto le coste della Louisiana costringendo a decretare lo stato di “catastrofe nazionale”. “Siamo determinati a contrastare la marea su tutti i fronti”, ha detto l’amministratore delegato del gruppo Tony Hayward nel comunicato pubblicato sul sito dell’azienda.

CONSEGUENZE PREVEDIBILI - La fuoriuscita di petrolio è stimata sempre intorno ai 5.000 barili al giorno, mentre l’impegno per fronteggiare l’emergenza costa «sei milioni di dollari al giorno» al consorzio proprietario, di cui Bp detiene il 65%. Il gruppo petrolifero, recita la nota, ha allestito un altro centro di monitoraggio e coordinamento a Mobile, in Alabama, per fronteggiare l’emergenza in Mississippi, Alabama e Florida. Bp ha già installato 54 km di reti di protezione sulle coste e si prepara a piazzarne altri 90 chilometri nei prossimi giorni, ma non nasconde la preoccupazione legata alle condizioni meteo, che potrebbero “muovere la marea sempre più verso le coste”. Il gruppo monitora in particolare le spiagge di Venice (in Louisiana), di Pascagoula e Biloxi (Mississippi), Mobile (Alabama) e Pensacola (Florida). Il problema è quindi quanto costerà, dal punto di vista economico oltre al disastro ambientale, alla Bp e al paese quanto sta accadendo. Di sicuro colpirà il piano energetico di Barack Obama, che prevedeva l’ampiamento delle possibilità di ricerca di petrolio e gas offshore, insieme allo sviluppo delle energie rinnovabili. Scrive il Time che i senatori del New Jersey Robert Menendez e Frank Lautenberg si sono già schierati contro l’espansione delle perforazione offshore, e il senatore democratico Bill Nelson della Florida ha annunciato giovedì una legge che sospende tutto in attesa di una indagine completa sull’incidente del Golfo. “Drilling è troppo vicino alla costa e pone una minaccia per l’economia e l’ambiente della Florida ed altri Stati,”, ha scritto Nelson in una lettera a Obama.

DANNO DI IMMAGINE - “Più che altro prevedo per l’azienda un danno reputazionale molto importante, con conseguenze anche politiche, visto che aumenterà il volume delle proteste contro le nuove esplorazioni per la ricerca di petrolio, proprio dopo l’apertura di Obama sul punto”, dice Carlo Stagnaro dell’Istituto Bruno Leoni. “Credo sia difficile quantificare il costo dell’intervento immediato, più facile pensa re che quello strutturale sarà comunque molto più alto”. Il crollo del titolo di Bp in Borsa però è indice di una difficoltà, per lo meno così prevedono gli operatori finanziari. “Già, ma più che altro ci si aspetta che British Petroleum dovrà mettere mano al portafogli, e pesantemente, in un momento già congiunturalmente difficile; questo forse il motivo delle vendite, oltre magari a quelli che hanno venduto per ‘protesta’ ovvero per l’indignazione presso l’opinione pubblica per quanto sta accadendo”. La “verde” Bp insomma avrà qualche ripercussione… “Già. E magari rivedrà anche il budget che investe in comunicazione, per accreditarsi come amica dell’ambiente e così via. Magari, se si fosse investito di più nella sicurezza invece tutto questo non sarebbe successo”.

UN DISASTRO SENZA FINE -Il buco emette 200.000 litri di greggio al giorno e ha contaminato 70.000 chilometri quadrati, un’area grande quanto il bacino del Po. Il Medio Adriatico è pari a 130.000 chilometri quadrati, è l’estensione che fa spavento”. Il paragone del dottor Romano Pagnotta, dirigente dell’Istituto di Ricerca delle acque del Cnr, dà un’idea immediatamente comprensibile della vastità della marea nera. “Quando affonda una petroliera – prosegue Pagnottatira fuori quello che ha dentro. Ricordo che quando ci fu il disastro della Haven, nel golfo di Genova, nell’aprile 1991, la petroliera conteneva circa 140.000 tonnellate di greggio e prese fuoco. È stato calcolato che una percentuale di circa il 30% di greggio se ne andò con la combustione, che la dissolse. Qui invece la domanda è: quanto durerà questa fuoruscita?”.

     
 

8 Commenti

  1. Ade scrive:

    Eolico, solare ecc. ok, ma davvero speriamo di no con sto nucleare…

    Perchè invece di andare avanti ci si ostina a tornare indietro?

    La natura si sta già incazzando parecchio per i disastri che l’uomo combina ogni giorno. Non ci basta?

  2. Nomenklatura scrive:

    Riflessione amara:

    cosa succederà(futuro prossimo) quando Obama darà l’assenso a trivellare in alaska??? Se succede una cosa simile al polo nord, non sarà una catastrofe ecologica, sarà l’apocalisse…

  3. Lucia scrive:

    Più che del disastro economico, mi preoccupo in particolar modo per il disastro ambientale che la fuoriuscita di greggio ha provocato: l’ecosistema è in frantumi, tantissime specie animali che con molta probabilità non si riprodurranno più, perchè minacciati dall’immensa marea di petrolio: tutta colpa dell’uomo assetato dall’oro nero!

  4. Comicomix scrive:

    Solare, eolico, nucleare. Non trascurerei anche efficentamento energetico e risparmio energetico, che possono valere come una fonte alternativa. Non grande, ma tutto fa.

    C.

  5. Ingmar scrive:

    Alla faccia della grande tecnologia che l’uomo si sta vantando di avere, ora non si riesce a chiudere una “banale” falla. La retorica qui è sacrosanta, mica sapevo che dal pozzo continuasse a fuoriuscire greggio anche senza trivelle, che basta così poco per una tale catastrofe. Questi qui sono peggio dei piromani, l’avevo sempre detto, ma pensavo di esagerare di essere il solito ambientalista retorico e pessimista, che “rovina l’immagine”. Spero solo che il disastro possa defluire e che si possa mettere, almeno inizialmente una pezza provvisoria alla falla, perchè a quanto pare la perdita proviene da due buchi a grandissima profondità quindi il greggio esce tutt’intorno al tubo come una biro scoppiata, complimenti, come si sono ridotti. Nella migliore delle ipotesi si faranno i conti con chiazze disperse qua e là in tutto l’oceano che qualche poveraccio proverà a pulire, non voglio nemmeno pensare alla peggiore, spero e voglio credere che queste scimmie abbiano un minimo di ingegno, vorrei tanto fare qualcosa.

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