Scorie nucleari negli Usa: quel buco sotto Yucca Mountain

Storia di quello che doveva essere il più grande deposito di rifiuti radioattivi d’America. Il Presidente Obama, coerentemente con le...

Storia di quello che doveva essere il più grande deposito di rifiuti radioattivi d’America. Il Presidente Obama, coerentemente con le sue promesse elettorali, ha tagliato tutti i finanziamenti. Ma una soluzione ancora non l’ha data.

Negli Stati Uniti, fu deciso nel febbraio 2002 di concentrare le scorie radioattive in un unico deposito sotterraneo, sotto Yucca Mountain, nel Nevada meridionale, 160 km a nord-ovest di Las Vegas. Nei suoi tunnel dovevano essere conservate, in oltre 11.000 contenitori, 70.000 tonnellate di scorie radioattive, 63.000 provenienti da centrali elettro-nucleari e 7.000 da impianti nucleari militari. Il costo e la complessità stimata dell’operazione era enorme. Solo per gli studi preliminari del terreno e il progetto sono stati spesi circa 9 miliardi di dollari; per la costruzione del deposito, si prevedeva una spesa di almeno 58 miliardi di dollari. Si trattava poi ancora di trasferirvi il materiale radioattivo, attualmente conservato in 131 depositi sotterranei distribuiti in 39 Stati dell’Unione. Per il trasporto erano necessari 4.600 treni e autocarri speciali che avrebbero dovuto attraversare ben 44 stati.

OBAMA PENSACI TU! - I critici del progetto, soprattutto i rappresentanti dello Stato del Nevada e gli ambientalisti, hanno sostenuto, fin da subito, che quando il deposito sarebbe stato ultimato, si sarebbero accumulate, al ritmo di circa 2.300 tonnellate all’anno, una quantità tale di scorie radioattive da richiedere la costruzione di un altro deposito. Altri, invece, sostenevano che, in base ad alcuni studi scientifici effettuati da commissioni non-governative, sarebbe stato impossibile impedire a lungo termine infiltrazioni di acque sotterranee nel deposito. Poi è arrivato Barack Obama, che si era opposto già in campagna elettorale allo stoccaggio di rifiuti nucleari a Yucca Mountain e ha respinto il progetto, dopo 20 anni di pianificazione e costi elevatissimi. “La nuova amministrazione sta iniziando un processo per cercare una soluzione migliore per la gestione dei nostri rifiuti nucleari“, aveva detto Stephanie Mueller, sua portavoce durante la campagna elettorale. Ma la decisione di Obama lascia comunque irrisolto un piano a lungo termine per la conservazione delle scorie nucleari.

LA SICUREZZA NON E’ MAI TROPPA - Ogni reattore nucleare produce delle scorie radioattive d’intensità variabile. Alcune sono molto deboli e vengono liberate nell’aria o nell’acqua, con effetti impercettibili che non sono praticamente misurabili sull’ambiente. Altre, invece, risultano d’intensità leggermente più alta, vengono raccolte in speciali contenitori ed inviate a centri specializzati per essere sepolte oppure riprocessate. Il trasporto di queste scorie avviene, di solito, attraverso speciali autotreni o convogli ferroviari particolarmente attrezzati. Il vero problema è però quello rappresentato dalle scorie fortemente radioattive, che non solo sono molto pericolose per la salute e per l’ambiente, ma rimangono attive per tempi lunghissimi. Secoli, millenni o addirittura decine di migliaia di anni. Come riuscire a conservarle per un tempo così lungo, in contenitori adatti e in luoghi sufficientemente sicuri? E, ancora, come trasportare senza rischi questi materiali tanto pericolosi per centinaia se non migliaia di km? Attualmente nei soli Stati Uniti d’America vi sono diversi “punti di raccolta” dove si accumulano già dal 1943 le scorie d’origine militare. Esse si presentano sotto forma liquida o melmosa e sono contenute, di solito, dentro cassoni doppi di metallo che si trovano all’interno di contenitori di cemento. In tutti questi anni, in questi depositi ci sono già state delle perdite. Una di queste perdite, causata da un errore umano, è stato di ben 400.000 litri. Si è verificata ad Hanford, nello Stato di Washington. Finora non si sono avute conseguenze per la popolazione, tuttavia in molti sostengono che questi liquidi sono penetrati in profondità nel terreno, per decine di metri e forse più.