ANCORA AZIONI? LIMITIAMO I DANNI - Se la quota di azioni del vostro patrimonio è molto ampia e le minusvalenze che realizzereste significano una riduzione di oltre la metà del risparmio, si può adottare una strategia di switch settoriale. Rimane il comandamento di abbandonare o ridurre il più possibile da i finanziari (in particolare tempi duri si annunciano per Mps e Mediolanum). Si può rimanere sul listino puntando su titoli più sicuri, con rendimenti in crescita grazie ai dividendi (Enel, Snam, Autostrade, Eni, Terna messe in ordine di appetibilità al momento). Se proprio volete concedervi una “scommessa” scegliete tra Unicredito e Telecom Italia.
Sono ormai talmente in basso che è difficile immaginare scendano ancora, in più entrambi assicurano un dividendo, che fa da paracadute al calo del titolo.
E IL RESTO? - Ci sono tre alternative. Le metto in ordine di preferenza, ma se si ha il capitale sufficiente, meglio differenziare su almeno un paio di strumenti diversi. I migliori sono i titoli di Stato italiani, non solo sicuri per i bot people, ma anche tra i più difensivi nel panorama europeo, vista la minima esposizione al contagio del nostro sistema finanziario. Gli acquisti vanno fatti nel prossimo mese per anticipare il probabile taglio del tasso di sconto Bce e privilegiando le scadenze annuali. Poi uno sguardo all’andamento delle entrate fiscali e sperate che Tremonti continui a non tagliare le tasse. Da rivalutare anche i corporate bond purché europei e di società industriali e di servizi (Enel, E.On, France Telecom, Finmeccanica, Volkswagen). Alcuni garantiscono rendimenti del 2-3% più alti dei titoli di Stato, l’unica avvertenza è evitare le società in difficoltà, specie se si tratta di banche (Dexia, Fortis, ma anche Ford e Gm). Fondi bilanciati, meglio se più esposti sull’obbligazionario. Una strada da prendere se pensate che il capitale non vi servirà per i prossimi tre anni.
VECCHI SCARPONI - Rispetto all’ultima crisi del 2001-2002 ci sono due strumenti che hanno perso gran parte del loro valore difensivo e quindi vanno tolti dal portafoglio ottimale. I fondi di liquidità (dal Conto arancio in su), che pagano l’inflazione superiore al 3%, e le polizze assicurative, specie le più sofisticate come index linked e equity linked. Non solo è difficile capire quanto si guadagni, o rischi, realmente, ormai non si capisce più nemmeno quale sia la controparte (la compagnia) da cui si dovrebbero avere i soldi indietro. Come al solito vale l’adagio, poca trasparenza=fregatura.
Buona crisi a tutti.






















solo una piccola aggiunta
Il presidente del Consiglio ha appena dichiarato: “le nostre aziende sono sane. Pertanto, a chi ha dei titoli dico di tenerli nel cassetto e aspettare che la Borsa rivaluti le imprese”.
Avete bisogno di ulteriori incentivi a vendere?
lei sta giocando allo sfascio, Conforti.
Lo ammetta: LEI STA VENDENDO ALLO SCOPERTO!
certo, poi i giorni in cui il mercato fa +8% di rimbalzo tecnico i soldi me li dai tu.
Pentitevi e recitate la preghierina della finanza.
“O S. Silvio, proteggi le nostre banche dagli attacchi speculativi e fai si che i cittadini italiani non perdano neanche un euro dei loro depositi”
E per i risparmi depositati nei conti correnti? Nella Banca di Roma, per esempio, che mi pare sia stata acquistata proprio da Unicredit.
Katov
@ Katov: fino a 103 mila euro (a persona) il tuo c/c e’ garantito dal fondo di garanzia in ogni caso.