Vendere si può, vendere si deve. Nei giorni di panico in borsa, il messaggio obbligato delle istituzioni e degli stessi operatori finanziari è di tenere i nervi saldi. Nessuna crisi è mai davvero mortale e l’economia occidentale non è a rischio estinzione. Anche l’uragano più pesante non è il diluvio universale.
(Luca Conforti è lo pseudonimo di un giornalista che lavora per uno dei più importanti quotidiani nazionali. La sua rubrica, Parco Buoi, si occuperà con cadenza settimanale di imprese, finanza e mercati, con un occhio al risparmiatore)
Hanno ragione, ma questo non vi esime dal prendere i vostri soldi e cercare il mattone o il materasso più vicino.
Purtroppo, qualunque cosa vi venga in mente (contanti, oro, opere d’arte, francobolli), è impossibile che troviate un posto completamente all’asciutto. Parco buoi vi aiuta a capire quanto state rischiando e cosa fare.
COME USCIRE DAL TUNNEL? - Lo stop loss, cioè vendere per limitare le perdite è la tecnica basilare, e anche la meno usata, in caso di rovesci finanziari. È ormai scientificamente acquisito il fatto che gli esseri umani fanno fatica “ad abbandonare il tavolo” quando perdono. Una caratteristica che accomuna risparmiatori e giocatori d’azzardo. Per la prima categoria pesa anche il fatto che i ripetuti appelli alla calma vengono erroneamente interpretati come un invito a non vendere i propri titoli. Le vendite da panico aggravano situazioni già pericolose. Vero in assoluto, ma falso per i singoli casi. I mass media danno una visione d’insieme della crisi e alimentano l’illusione che tutti ci si trovi sulla stessa barca. In realtà nei periodi di forte discesa, gli interessi dei vari attori si disallineano molto di più che nei periodi di crescita.
RISCHIO CONTAGIO - I regolatori devono evitare che una crisi finanziaria contagi il resto dell’economia e dunque la società (esempio classico una raffica di licenziamenti porta ad un aumento dell’instabilità politica e della criminalità) e fanno le loro scelte seguendo quella priorità. Inoltre possono tollerare una quantità anche consistente di danni, perché hanno un orizzonte temporale infinito e sono in grado di spalmare le perdite su periodi lunghissimi.
Ad esempio gli strascichi della crisi delle casse di risparmio degli anni 80 negli Usa si fecero sentire per circa dieci anni. Le singole banche si curano decisamente meno di questi aspetti e puntano ad evitare che la crisi di fiducia le spazzi via. Per farlo possono fondersi tra di loro, tagliare costi e personale e aspettare tempi migliori. Alla peggio, una serie controllata di fallimenti serve a dare più respiro ai sopravvissuti.
PER I PICCOLI È DURA - La prospettiva del piccolo risparmiatore è diversa per almeno tre motivi: 1) non può sopportare grandi perdite: vedere volatilizzato il 50% dei propri risparmi significa ridurre il tenore di vita della propria famiglia in maniera permanente; 2) ha orizzonti temporali ristretti, perché il patrimonio gli serve ad alcune scadenze inevitabili della vita (figli, pensione, salute etc) 3) tolta una ristretta cerchia di fortunati, l’individuo medio non è in grado di ricostituire in cinque/sei anni il risparmio perso nella parte peggiore della crisi. L’unica carta da giocare è proprio la fuga: nessuno lo obbliga a condividere il destino dei listino (a differenza delle altre due categorie). Il problema però, dicono le statistiche, è che il risparmiatore medio ha un pessimo timing. Specie sulle azioni compra ai massimi e vende ai minimi. E i messaggi che arrivano sia nei momenti di boom conclamato (“durerà per sempre”) che in quelli di crisi (“niente panico”) hanno più di una colpa.
AZIONI ARRIVEDERCI - Allora, anche se non si dovessero ripetere giorni neri come lunedì scorso, sappiate che questa depressione finanziaria è destinata a durare a lungo, almeno per tutto il 2009. Dunque un paio di consigli. Nel vostro portafoglio le azioni dovrebbero rappresentare al massimo il 20% del totale e tra queste prossima allo zero dovrebbe essere la quota di titoli finanziari. Se potete arrivare a questa composizione perdendo fino al 20% dell’investimento iniziale, il consiglio è di procedere senza remore. La perdita naturalmente va calcolata rispetto ai vostro “prezzo di carico” vale a dire a quanto avete acquistato i titoli; se presi in più tranche fate una media… esempio: (prezzo primo acquisto* quantità) + (prezzo secondo acquisto per quantità * quantità) / (quantità totale primo + secondo acquisto).


























solo una piccola aggiunta
Il presidente del Consiglio ha appena dichiarato: “le nostre aziende sono sane. Pertanto, a chi ha dei titoli dico di tenerli nel cassetto e aspettare che la Borsa rivaluti le imprese”.
Avete bisogno di ulteriori incentivi a vendere?
lei sta giocando allo sfascio, Conforti.
Lo ammetta: LEI STA VENDENDO ALLO SCOPERTO!
certo, poi i giorni in cui il mercato fa +8% di rimbalzo tecnico i soldi me li dai tu.
Pentitevi e recitate la preghierina della finanza.
“O S. Silvio, proteggi le nostre banche dagli attacchi speculativi e fai si che i cittadini italiani non perdano neanche un euro dei loro depositi”
E per i risparmi depositati nei conti correnti? Nella Banca di Roma, per esempio, che mi pare sia stata acquistata proprio da Unicredit.
Katov
@ Katov: fino a 103 mila euro (a persona) il tuo c/c e’ garantito dal fondo di garanzia in ogni caso.