Cherry Pit, dove il sesso libero è garantito dalla Costituzione

14/05/2008 - Una storia a stelle e strisce: Tra buona musica e cocktail freschi, promiscuità, erotismo e sesso di gruppo: è quanto offre la casa dei coniugi Norris, nel Texas, dove ogni settimana accorrono centinaia di coppie e single in cerca di

     
 

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Una storia a stelle e strisce: Tra buona musica e cocktail freschi, promiscuità, erotismo e sesso di gruppo: è quanto offre la casa dei coniugi Norris, nel Texas, dove ogni settimana accorrono centinaia di coppie e single in cerca di svago puro e disinibito. Finché la cittadinanza, immancabilmente, protesta…

L’8 maggio il Consiglio Comunale della città di Duncanville, in Texas, ha emesso un’ordinanza piuttosto singolare, mirata a ridefinire il concetto di “sex club”, ovvero quei luoghi di intrattenimento sessuale per adulti. La definizione precedente, infatti, pur disponendo sanzioni per i proprietari dei club e la chiusura degli stessi, risultava essere lacunosa sull’individuare – nella pratica – che cosa fosse e come fosse effettivamente un “sex club”, e quando questo violava la legge.

LA MAISON – Il Cherry Pit, secondo alcuni cittadini di Duncanville, darebbe proprio l’impressione di essere un “sex club”, più precisamente sarebbe quello che gli americani definiscono “swingers club”. Si tratta infatti di una residenza privata gestita dai coniugi Jim & Julie Norris in cui le persone, previa prenotazione, possono incontrarsi sorseggiando qualche cocktail e partecipare a varie attività di svago fra le quali è incluso l’intrattenere liberamente rapporti sessuali con altri clienti. Non tutti i texani, naturalmente, hanno trovato conveniente avere un luogo del genere in uno dei quartieri residenziali, e così alcuni di loro si sono attivati per chiederne la chiusura. Un funzionario della cittadina asserisce che il club sarebbe in piena attività da circa dieci anni, e secondo quanto riportato dal sito web ufficiale dell’organizzata maison, i clienti toccherebbero punte di cento unità per weekend: un vero e proprio business consolidato. Tuttavia le entrate economiche, precisano i gestori, bastano per coprire i costi vari di cibi e bevande, senza generare un reale giro d’affari; non è prevista, infatti, nessuna tariffa fissa: il club si regge sulle libere offerte che i partecipanti versano di volta in volta. Ed è proprio questo il “cavillo” legale che non permette di bollare il Cherry Pit come gretto bordello per incontri sessuali, primo passo per soddisfare completamente le richieste dei cittadini più intransigenti.

IL CASO –
E così il novembre scorso sono iniziate le prime visite degli ispettori comunali; al Cherry Pit viene contesta la violazione dell’ordinanza che vieta l’apertura di “sex clubs” in quanto “illegali” e “disturbatori della quiete pubblica”; la pena, oltre alla chiusura dell’attività, prevede un’ammenda che potrebbe toccare i duemila dollari. I titolari del club però si difendono, forti della genericità della legge nel definire un “sex club” illecito, e sostengono che essendo completamente volontarie le offerte dei loro “ospiti”, si stanno comportando semplicemente come privati cittadini liberi di passare il tempo come meglio preferiscono. “Accettiamo donazioni – spiega Julie Norris, una dei gestori del club – Avete mai invitato degli amici ad una grigliata chiedendo loro di mettere qualche soldo oppure di portare un piatto a loro scelta? È esattamente come facciamo noi. L’unica cosa che chiedo prima di farli accomodare in casa mia è che mi si avvisi per tempo in modo da poterli includere nella lista degli invitati”. Una grigliata, specifica Mrs. Norris, a cui “partecipano le persone in sintonia con il nostro stile di vita”. Uno stile di vita che i Norris sentono minacciato dai moralismi ostentati dai loro vicini di casa e concittadini.

RIGHT OF PRIVACY – L’accusa di disturbare la quiete pubblica lascia i gestori del Cherry Pit molto freddi e dubbiosi riguardo la sua fondatezza, rinforzando in loro la convinzione che si tratti solamente di un pretesto per bandire stili di vita diversi e ancora non accettati; proprio come lo “swinging” , che consiste nel trattare la propria attività sessuale non monogama come una qualsiasi altra attività sociale. Bisessualità, vouyerismo, esibizionismo, orge, scambi di coppia, poliamore, fanno tutti parte di quel modo libertino e open mind tipico dello spirito “swinging”. La difesa dei Norris si basa proprio sul diritto ad avere una vita che non sia necessariamente uguale a quella della maggioranza: secondo loro, dunque, l’ordinanza che vieta i “sex clubs” sarebbe un sopruso di questi diritti garantiti dalla Costituzione americana. Ma ciò non è del tutto esatto, in quanto la Costituzione non garantisce mai esplicitamente un vero e proprio diritto alla vita privata. Gli emendamenti ad essa, però, potrebbero rivelarsi utili: specialmente i primi cinque, che riguardano la sfera della persona e ne proibiscono i soprusi; nello specifico il primo, secondo i proprietari del Cherry Pit, dovrebbe garantire loro la “libertà allo stile di vita”, pur limitandosi l’emendamento a garantire “la libertà di culto, parola e stampa; il diritto di riunirsi pacificamente; e il diritto di appellarsi al governo per correggere i torti”.

IN CONCLUSIONE – Se l’ordinanza venisse davvero trovata in contrasto con i principi costituzionali a tutela della persona, allora per effetto del quattordicesimo emendamento la cittadina di Duncanville non avrebbe alcuna possibilità legale di far chiudere il Cherry Pit, segnando un fatto che diventerebbe un clamoroso quanto scomodo precedente. Per ovviare a questo problema, giovedì è stata emessa una nuova ordinanza dal Comune proprio per tappare i buchi alla definizione di “sex club” che finora aveva dato qualche speranza agli swingers texani. E a meno che non ci sia qualche altro colpo di scena, la vertenza che aveva appassionato media televisivi e acceso discussioni in internet potrebbe chiudersi definitivamente.

     
 

5 Commenti

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  3. Uyulala scrive:

    Faccio il tifo per i coniugi Norris!

  4. Pingback: Liberty versus Liberté : Giornalettismo

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