Telecom licenzia e Ballarò spegne le telecamere?

26/04/2010 - L’ex monopolista dei telefoni ristruttura il suo ramo informatico. Secondo i sindacati, 800 lavoratori sono a rischio di licenziamento. Una troupe di Ballarò era andata ad intervistare i lavoratori in sciopero quando – ci scrive un dipendente dell’azienda – all’ultimo

     
 

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L’ex monopolista dei telefoni ristruttura il suo ramo informatico. Secondo i sindacati, 800 lavoratori sono a rischio di licenziamento. Una troupe di Ballarò era andata ad intervistare i lavoratori in sciopero quando – ci scrive un dipendente dell’azienda – all’ultimo momento ha rinunciato: “Pressioni dall’alto”.

Telecom Italia è la più importante azienda di telefonia del nostro paese. In passato ha avuto più di 100mila dipendenti. Oggi in Telecom, dopo diverse ristrutturazioni, accorpamenti e tagli, seguiti ai vari cambi di proprietà a seguito della sua privatizzazione a fine degli anni ’90, lavorano circa 58mila dipendenti, molti dei quali assunti con contratti a tempo determinato. Proprio in questi giorni, inoltre, si sta aprendo un nuovo fronte: la riorganizzazione del suo settore informatico. Un riordino, a detta dei sindacati, non indolore che prevedrebbe il licenziamento di quasi 800 dipendenti.

IL TELEFONO, LA TUA CROCE? - Telecom Italia prevede a stretto giro una ristrutturazione del suo settore informatico, facendo confluire tutte le attività del gruppo nella controllata “Shared service center“, che molte voci, peraltro, segnalavano appena pochi mesi fa vicino alla vendita. I sindacati oggi appaiono estremamente preoccupati. Ci sarebbe il concreto rischio – sostengono – che il processo si traduca in nuovi tagli di posti di lavoro, fino ad 800. Nei giorni scorsi, perciò, hanno scioperato tutti gli addetti al comparto nelle 17 principali sedi del gruppo. L’agitazione è stata indetta da Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil. “C’é grande preoccupazione“, ha dichiarato Emilio Miceli, segretario generale della Slc Cgilm per il destino di Ssc, nella quale il colosso telefonico ha intenzione di far confluire 2.200 “informatici”, anche di livello molto elevato, che fanno parte del ramo d’azienda It Operations. “Telecom – ha spiegato il segretario dei lavoratori della comunicazione della Cgil - preoccupata com’é che il governo le possa imporre lo scorporo della rete, si cautela preparando la cessione di un ramo che riguarda il cuore dell’azienda, cioè il settore informatico: Ssc, dove sono già presenti 600 lavoratori, la tengono pronta e in caso di scorporo della rete hanno già pronta la società da vendere“.

MA TELECOM SMENTISCE – Inoltre, già si ipotizzano ulteriori tagli di personale che potrebbero essere contenuti nel nuovo piano industriale che dovrebbe andare in discussione nel consiglio di amministrazione della società, previsto per giovedì prossimo. Dal canto suo, l’azienda smentisce ogni ridimensionamento facendo notare che il personale passa ad una controllata al 100% e che ha fermato la cessione di Ssc ad un passo dalla firma perché considera il comparto strategico. Ma i sindacati, come detto, non si sono sentiti rassicurati e continuano ad insistere sul rischio occupazione per diverse centinaia di dipendenti in fase di trasferimento. Miceli, a sua volta replica che in Telecom non esiste il problema del costo del lavoro: è assolutamente marginale e tagliarlo non produrrebbe neanche un rimbalzo del titolo in Borsa“.

LA LOTTA È DURA, MA LA TV HA PAURA? – Un dipendente di Telecom Italia, intanto ci ha segnalato con tanto di e-mail firmata questo curioso episodio che sarebbe accaduto lo scorso venerdì, 23 aprile a Roma. “Una troupe di Ballarò – scrive il nostro lettore – di cui era già previsto l’arrivo, doveva intervistare i lavoratori presso la sede di “Parco de Medici” a Roma, i lavoratori già si erano radunati ed un rappresentate sindacale era pronto a prendere la parola, tuttavia una telefonata all’inviato esterno di Ballarò ha interrotto l’intervista. - ribadisce la mail - terminata la telefonata ha comunicato al rappresentate sindacale che l’intervista non avrebbe più avuto luogo a causa di pressioni ricevute dall’Alto. Una metonimia? Potete immaginare il clima che si è venuto a creare immediatamente dopo“. Conoscendo l’impegno e la professionalità dei giornalisti di Ballarò, siamo propensi a pensare che si sia trattato, con ogni probabilità, di un “misunderstanding“, un malinteso tra i lavoratori e la troupe del programma televisivo di Rai3.

NESSUNA SORPRESA - Però è vero che le vicende legate alla sorte di Telecom Italia, toccano molteplici interessi: politici oltre che economici e persino legati al mondo della stessa informazione. Inoltre, esiste con tutta evidenza, una precisa corrente di pensiero, che scende proprio dalla “Stanza dei bottoni” del Palazzo, la quale non apprezza affatto tutti quei servizi e reportage giornalistici che tastano con mano quanto sia stringente la crisi economica e quanto siano dolorosi i suoi drammatici effetti. Certo, non sarà stato questo il caso – come pure invece sospettano numerosi lavoratori Telecom di Parco de’ Medici – ma di questi tempi, con l’aria pesante che tira anche sull’informazione, non ci sorprenderemmo di nulla.

riceviamo richiesta di rettifica, e rettifichiamo: “Nell’articolo su telecom italia vengo citato con nome e cognome assegnandomi una carica che non ho, non sono un rappresentante dei lavoratori. Il nome del giornalista di Ballarò è errato non ha il mio stesso nome di battesimo. La cosa più discutibile è che non ho mai scritto mail che contenessero le cose evidenziate nell’articolo. Per cui Vi chiedo di rettificare quanto riportato poichè frutto della fantasia di qualcuno. In caso contrario sarei costretto a ricorrere alle vie legali per tutelare la mia persona. Carlo Lepore “.

Replica dell’autore: “Confermo il contenuto dell’articolo e della mail ricevuta a firma di un dipendente Telecom Italia che, come si desume peraltro dalla lettura dello stesso articolo, non è il sig. Carlo Lepore. Circa la veridicità del contenuto della mail e di quanto effettivamente sarebbe poi avvenuto a “Parco de’ Medici”, prendo atto della smentita del sig. Lepor,e con la pubblicazione della succitata rettifica. – Pietro Salvato

     
 

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