25 aprile, una bella giornata di sole

25/04/2010 - La festa della liberazione non riesce a diventare festa di tutti. Eppure, è possibile. Basta ricordare che la Storia è fatta di storie. Dove non si confonde chi lottava per la causa giusta e chi stava dalla parte sbagliata. Ma

     
 

di

La festa della liberazione non riesce a diventare festa di tutti. Eppure, è possibile. Basta ricordare che la Storia è fatta di storie. Dove non si confonde chi lottava per la causa giusta e chi stava dalla parte sbagliata. Ma dove si vede che anche nel male ci può essere del bene

Oggi è una giornata speciale, nella storia d’Italia. Una data che per troppo tempo ha diviso. “La storia siamo noi“, canta Francesco De Gregori. La Storia è fatta di storie, a volte piccole e non conosciute. Storie che ricordano persone, molto spesso ragazzini e ragazzine di 18-20 anni, che hanno fatto una scelta, tanti anni fa. Ma a pensarci bene neppure tanti. Ragazzini e ragazzine che hanno lottato e spesso pagato con la vita. A volte gli uni contro gli altri.

STORIE DI FAMIGLIA – Ognuno di noi ha la sua storia. La mia è la storia di Giovanni Cipiciani, un capomastro di Perugia, moglie e 3 figli piccoli, e nel cuore quelle parole che dicono che gli uomini sono tutti uguali. Il socialismo, lo chiama Giovanni, che forse non sa che quelle parole aprono anche la Costituzione degli USA. Giovanni nel 1933 finisce in galera, perché non vuole fare la tessera del fascio. Perché è obbligatoria, dice. E io sono un uomo libero. Lui finisce in galera, e sua moglie e i tre figli fanno la fame. In carcere, prende tante botte, ma non fa la tessera. Pensa che prima o poi lo ammazzeranno. Invece, siccome anche nell’Italia del fascismo ci sono tante brave persone, il segretario del fascio del suo quartiere lo fa uscire di galera. Qualche anno dopo il suo figlio più grande Federico, mio padre, a 17 anni si aggrega all’esercito inglese senza nemmeno avvisare. E risale l’Italia, combattendo per la libertà del suo Paese. Sta via per mesi e mesi, e a casa tutti lo credono morto, perché nell’Italia di allora si muore così, inghiottiti nel nulla. Invece in una mattina d’estate del 1945, in una Perugia distrutta e umiliata, torna. E una delle prime persone che incontra è proprio suo padre Giovanni, che non riuscirà a parlare per giorni per la gioia di aver rivisto quel figlio creduto perduto. E fa quasi venire un colpo alla sua mamma, che se lo trova davanti sull’uscio di casa. Lui è ancora qui, ed è bello sentire le sue storie e poterlo abbracciare.

QUI SI FA L’ITALIA E SI MUORE – Ma purtroppo ci sono tanti che non si possono abbracciare. Uno è Aldo Gastaldi di Genova, alto e bello, puro di cuore e di spirito, sottotenente del genio, che dopo l’8 Settembre, ad appena 22 anni, si rifiuta di consegnare le armi ai tedeschi., rifugiandosi presso il monte Ramaceto (Chiavari). Forma e comanda la divisione Cichero, che contribuisce non poco alla vittoria finale contro i nazi-fascisti nella sua zona. Ma muore il 21 maggio 1945, a 24 anni, neppure un mese dopo la liberazione. Ufficialmente per una caduta dal mezzo su cui stava viaggiando sulla Gardesana Orientale, finendo sotto le ruote; ma c’è invece chi dice che la sua morte rientra nei regolamenti di conti tra fazioni avverse che ci furono alla fine della guerra. Un altro è Nicola Monaco di Sacco (Salerno), assegnato al 259° Reggimento della Divisione “Murge”. Lui dopo l’8 settembre, ad appena 19 anni, si aggrega alla Resistenza cuneese. Finisce al Raggruppamento “Mauri”, comandando un distaccamento. Dopo uno scontro con i nazifascisti, viene fucilato a Sant’Albano Stura (Cuneo) il 31 marzo 1945, ad appena 21 anni, ed è medaglia d’oro al valor militare alla memoria. E poi c’è Augusto Paroli, di Roma, mai iscritto al Partito Comunista – anche perché non avrebbe mai saputo dove firmare – che entra in quella che all’epoca non si chiamava ancora ‘Resistenza‘ probabilmente solo perché, come a Giovanni Cipiciani, non gli piaceva che con il fascio per lavorare dovevi avere la tessera. Fatto sta che, denunciato perché distribuiva volantini, viene selvaggiamente torturato e poi fucilato a  Forte Bravetta il 2 febbraio del 1944. Aveva 31 anni, e anche lui il 25 aprile non l’ha mai festeggiato.

ANCHE DALLA PARTE SBAGLIATA SI MUORE – Certo, ci sono anche gli altri. I fascisti, i repubblichini. Che stavano dalla parte sbagliata, assieme all’orrore dell’invasore nazista. Guidati da quel Duce che avava già portato l’Italia alla rovina, alla guerra a fianco di Hitler e, infine, in bocca ai tedeschi. Ma non erano solo bastonatori senza scrupoli, non erano sgherri senz’anima. Certo che c’erano anche quelli. Come racconta questa figlia di due ragazzi di Salò, c’erano anche molti ragazzini e ragazzine che avevano vissuto immersi nell’idea dell’”Amor di patria”, di tricolore. Ragazzini e ragazzine che un malinteso senso dell’onore dopo un armistizio vissuto da molti come una vigliaccata avevano scelto di stare contro il Re andando in braccio ai nazisti. Gente che è morta, con lo stesso sangue rosso, lo stesso dolore. E gente che è rimasta in questo Paese, e ha comunque contribuito a farlo crescere, Non sempre essendo la parte peggiore di quest’Italia. Certo non va confuso il rispetto per i morti con la parificazione degli ideali. Sono due cose diverse. E’ importante ricordare che chi ha combattuto dalla parte sbagliata, con i nazisti e contro gli anglo-americani e i partigiani ha aiutato un mostro, un dittatore, uno sterminatore di gente innocente. Ma, come dice – non a caso – sempre De Gregori in un’altra sua canzone, “Il cuoco di Salò”, si trattava di “quindicenni sbranati dalla primavera”. Perché anche “dalla parte sbagliata, in una grande giornata, si muore, in una bella giornata di sole”.

UNA BELLA GIORNATA DI SOLE – Per fortuna, grazie a chi aveva deciso di stare dalla parte giusta, oggi possiamo raccontare di quel 25 aprile del 1945. Una bella giornata di sole. E festeggiarlo, tutti. Perché quella libertà ci permette di essere qui, in questo Paese confuso e immerso in tanti problemi. Da uomini liberi ed uguali. E così combattere contro l’ignoranza o la malafede di chi addirittura confonde la liberazione con la Canzone del Piave. Ricordare che la Liberazione – o la Resistenza – è fatta, come tutte le cose umane, di grandezza e miserie. E dove le storie non sono tutte in bianco e nero. Ci sono anche zone di grigio,  stragi ed eccidi insensati, lutti e dolore senza fine, da una parte e dall’altra. Ma questo grigio non è così fitto da far confondere chi stava dalla parte giusta e chi aveva torto. E questo è il giorno in cui il Paese esce  dalla guerra civile e torna a guardare, con le sue contraddizioni, al futuro.  Libero. E quindi, senza dimenticare chi è caduto combattendo dall’altra parte, vogliamo – che nessuno si senta offeso – ringraziare quei ragazzi di poco più di vent’anni che alcuni chiamavano banditi e moltissimi chiamavano partigiani. Loro e gli altri migliaia, forse milioni di italiani, cattolici, liberali, comunisti, socialisti, repubblicani, che silenziosamente e senza che nessuno li ricordi, accanto agli anglo-americani, hanno lottato per la libertà. Speriamo di meritarci ancora a lungo il regalo che ci hanno fatto. E un buon 25 aprile a tutti gli italiani, perché “La Storia siamo noi, siamo noi padri e figli, siamo noi Bella Ciao che partiamo, la Storia non ha nascondigli, la Storia non passa la mano. La Storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.”

     
 

4 Commenti

  1. Nomenklatura scrive:

    Per far sparire il 25 aprile è sufficiente mantenere il palinsesto dei programmi tv come al solito. Neppure sulla tv di stato c’è una programmazione ad hoc per il 25 aprile. E allora ognuno di noi deve festeggiarlo per conto proprio in attesa di tempi migliori.

  2. Pingback: Una bella giornata di sole

  3. Pingback: Una bella giornata di sole « Lo scarabocchio di Comicomix

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Ultime Notizie