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Quei 166 italiani che portano i soldi nel paradiso fiscale inglese

Ci sono italiani che pagano ogni giorno il prezzo del debito, dell’austerity e di una crisi economica che sembra non volerci abbandonare. Pagando, correttamente, quanto richiesto dallo Stato, in termini di tasse e imposte, dirette o meno. E altri che invece  trattano le regole come carta straccia, andando a nascondere i propri capitali – magari anche di provenienza illecita – dalla scure del fisco. È il caso di 166 italiani che – come è stato ricordato ieri nella puntata di Servizio Pubblico – da “bravi evasori” hanno ben pensato di mettere al riparo i propri fiumi di denaro, conservandolo alla HSBC. Ovvero, la più grande banca inglese, con otto milioni di clienti. Non avevano però fatto i conti con una misteriosa talpa. Un “infedele” che ha consegnato al Fisco inglese una lista che da giorni fa tremare l’istituto di credito di Jersey. E adesso anche l’Italia. Il primo a riportare la notizia è stato negli scorsi giorni il Daily Telegraph.

I FURBETTI – L’isoletta inglese di Jersey (dove le tasse ammontano solo all’1%, ndr) si definisce un “baliato”. Forse perché – si diceva ieri a Servizio Pubblico – ha fatto da ottima balia per i furbetti che – come i 166 italiani – volevano nascondere al fisco i capitali. E la somma non è certo irrisoria: in base alle stime circa 28 milioni sarebbero gli euro sottratti all’erario e fuggiti nel “piccolo grande paradiso fiscale”.

I NOMI ITALIANI – Sui 166 nomi c’è ancora molta riservatezza, ma “Il Giornale” ha già pubblicato tre “sospettati”. Ovvero, tre banchieri dipendenti di banche estere. Si tratta di Antonio Creanza e Fulvio Molvetti, della sede milanese di JP Morgan. Oltre a Claudio Arosio di Deutsche Bank: volti già noti alle cronache per essere imputati nel processo sulla “truffa dei titoli derivati”, venduti al Comune di Milano tra il 2001 e il 2005. In base alle prime ricostruzioni del Telegraph, sarebbe Arosio il possessore del conto off-shore più ingente, quasi 2 milioni di sterline. Molvetti si fermerebbe a 264mila sterline, mentre Creanza a 192mila sterline. La procura ha chiesto per loro pene che vanno dagli 8 ai 12 anni. Questo perché avevano venduto titoli derivati con certificazioni manipolate: un danno totale di 200 milioni di euro. Poi è arrivato lo scandalo inglese della HSBC.

L’UOMO DI RENZI – Mentre si attendono nuovi nomi, non sono pochi i casi eccellenti di presunta evasione negli ultimi tempi. Secondo un altro giudice di Milano, la famiglia Marzotto non avrebbe pagato 65 milioni di euro di tasse sui profitti realizzati nel 2007 dalla vendita della società Valentino. Secondo i magistrati, la cessione sarebbe stata condotta da una società lussemburghese, mentre i fondi sarebbero finiti nel paradiso fiscale delle Cayman. Certo, l’avvocato dei Marzotto ha difeso il cliente, affermando che i fondi si trovano in Irlanda. “Un altro mezzo paradiso fiscale”, si diceva ieri a Servizio Pubblico. E poi c’è quel Davide Serra, l’uomo che organizzò la cena di Matteo Renzi con gli esponenti del mondo della finanza. Anche lui conserva alcuni conti nelle Cayman, ma ha dichiarato di pagare tutte le tasse in Inghilterra. Ad esporre la bandiera dell’arcipelago delle Antille sono poi diversi yacht, come quello di Flavio Briatore. Già finito nei guai, per una pendenza col fisco da 5 milioni di euro.

IL CONTO SALATO – Intanto, a pagare sono gli onesti. Se trent’anni fa il peso dell’evasione fiscale ammontava a 28 milioni di lire, oggi la situazione è diventata allarmante. Dopo scudi fiscali e condoni, soprattutto durante il governo Berlusconi, il presidente dell’Istat Enrico Giovannini ha denunciato come questa quota sia salita fino al 16 o 17,5% del Pil. Un totale nascosto che oscilla fra i 255 e i 275 miliardi di imponibile sottratto all’erario. Di questi 28 milioni sono quelli coinvolti nello scandalo HSBC. Nei paradisi fiscali mondiali sarebbero nascosti, in base a studi recenti,  almeno 15 mila miliardi di euro, conservati nelle mano di 10 milioni di super ricchi. Una somma illecita pari al Pil prodotto insieme da Usa e Giappone. Senza dimenticare, per quanto riguarda l’Italia, le banche svizzere: le stime parlano di 120-150 miliardi di euro di capitali fuggiti verso le città d’oltralpe. Certo, le condizioni chieste dalla Svizzera agli altri paesi non sono accettabili. Ma serve trovare un accordo: dopo i niet di Monti, il ministro Grilli ha già dichiarato che prima delle elezioni potrebbero esserci delle novità.

LA LISTA FALCIANI – Intanto sullo scandalo Hsbc in molti si augurano non finisca come nel caso Falciani. Scrive il Giornale:

“Dozzine di nomi di italiani arcinoti nella lista degli evasori fiscali che avevano aperto dei conti nella filiale svizzera della stessa Hsbc. I loro dettagli erano stati trafugati da Hervé Falciani, dipendente della stessa banca che li aveva poi consegnati alla polizia francese.

TANTI SOLDI – Sarebbero nascosti in quella lista 7 mila italiani, per un totale di 570 milioni di euro. La stessa lista è arrivata per rogatoria anche al procuratore di Torino Caselli. Pagheranno? Macché. Le due commissioni tributarie del tribunale di Pinerolo hanno infatti chiesto la distruzione – in base alla legge sulle intercettazioni – perché la lista era stata procurata in origine in modo illecito. Così bisognerà cercare altre strade per recuperare le somme sottratte al fisco: 12,7 milioni di euro all’anno sono quelle recuperate, in media. Ovvero, soltanto il 10% dell’evasione totale stimata. Adesso tocca pensare al resto. Non proprio una passeggiata.

(Photovideo credit: Il Giornale, Servizio Pubblico, Daily Telegraph, Economiaweb.it)

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