Facebook: storia di un gruppo bannato e riaperto. Senza spiegazioni
23/04/2010 - Strane cose accadono sul social network: gruppi cancellati, amministratori bannati, pagine chiuse senza motivazioni soddisfacenti che poi risaltano fuori a metà pomeriggio e comunque senza spiegazioni di sorta, che possano aiutare a comprendere l’avvenuto. Apri Facebook ieri mattina e leggi
Strane cose accadono sul social network: gruppi cancellati, amministratori bannati, pagine chiuse senza motivazioni soddisfacenti che poi risaltano fuori a metà pomeriggio e comunque senza spiegazioni di sorta, che possano aiutare a comprendere l’avvenuto.
Apri Facebook ieri mattina e leggi di tantissima gente indignata, che si lamenta, che strepita: che è successo? E’ successo che nottetempo è stata chiusa la pagina nazionale del M.A.I.,
Movimento Antiberlusconiano Italiano, un bestione da 44.000 iscrizioni con tanto di sottogruppi regionali, serbatoio di link di “controinformazione” e protesta anti governativa, luogo di discussione e dibattito per una rilevante fetta di iscritti. Perché la pagina è andata giù? Mistero.
CENSURA? - La mobilitazione è massima. “Hanno bannato tutti gli amministratori e cancellato la pagina del M.A.I. nazionale,movimento antiberlusconiano italiano, c’erano 44.000 iscritti, aiutateci a ricreare subito il gruppo, segnalate il fatto a facebook, grazie – cercate di avvisare tutti i vostri amici, subito! copiate e incollate questo messaggio sulle bacheche di tutti, grazie! “, scrive, nel bel mezzo della notte, l’utente Franco Z. E sul blog ufficiale del Movimento, la confusione regna: di informazioni certe non ce ne sono. “Non sappiamo bene cosa sia stato – spiegano gli admin della pagina web – non abbiamo ricevuto alcuna notifica da Facebook. Pensiamo un attacco di hacker, pensiamo un azione di boicottaggio per non permetterci più’ di denunciare quotidianamente le malefatte di questo governo. Pensiamo censura”. Contattiamo allora una delle amministratrici del gruppo regionale, l’utente “Mutande Viola”: “Raccontaci cosa sta succedendo alla pagina del gruppo“, chiediamo. “Stanotte – dunque l’altroieri notte per chi legge – mentre postavo uno dei soliti link di informazione,tratti da varie testate,[…] improvvisamente la pagina è scomparsa, sparito nel nulla. Ho mandato subito un’e-mail all’indirizzo di uno di noi chiedendo cosa fosse successo e mi ha confermato che gli amministratori della pagina e la pagina stessa erano stati appena cancellati,senza nessun preavviso”. La Dichiarazione dei diritti e delle responsabilità di Facebook, al punto 5.2, stabilisce che: “Facebook si riserva il diritto di rimuovere tutti i contenuti pubblicati su Facebook, nei casi in cui ritenga che violino la presente Dichiarazione”, “dunque qual è il comportamento che il popolare Social Network contesta, chiediamo? Scorrettezze di qualche genere da parte degli amministratori del gruppo?” Non si sa.“Non so il motivo di questo oscuramento,quello che è certo è che sicuramente non siamo un gruppo violento e non commentiamo mai in maniera pesante le persone”.
L’ IMBOSCATA - Intanto, dal blog ufficiale, gli admin estromessi invitano gli utenti a sommergere Facebook di email per pretendere la riattivazione del gruppo. Sembrano avere le idee un po’ più chiare sulle cause: si è fatta l’1 del pomeriggio, intanto. “Abbiamo motivo di credere – scrivono – che la pagina nazionale del Movimento Antiberlusconiano Italiano, che annoverava oltre 44 mila iscritti, sia stata bannata in seguito a segnalazioni da parte di chi , ovviamente, ha idee ‘politiche’ diverse”. Dunque una sorta di imboscata: un gruppo di utenti politicamente avversi al Movimento Antiberlusconiano avrebbe segnalato in massa la pagina del M.A.I. ai gestori della piattaforma, spingendoli a chiuderla. E non sarebbe neanche la prima volta. Vittorio Zambardino, specialista di media e nuove tecnologie per la Repubblica, da tempo pubblica sul suo blog segnalazioni di utenti che si sono visti chiudere pagine e gruppi senza sufficienti spiegazioni. “Vige il principio della delazione”, ovvero: se la tua pagina è segnalata da un certo numero di utenti, il sistema la elimina in automatico (“moderazione via software”, si chiama), per permettere agli amministratori di esaminare la situazione con calma e valutare personalmente lo stato delle cose; calma che a volte è eccessiva, se pensiamo che alcuni gruppi sono stati riattivati anche dopo settimane, senza nessuna spiegazione in merito alla loro cancellazione se non quella di un generico “errore”: ci siamo sbagliati, scusate, rieccovi la pagina. Una settimana dopo. Oppure la chiusura è stata confermata alle persone che chiedevano maggiori ragguagli, con la categorica formula-tipo che fa “non riattiveremo il tuo account per alcun motivo. Questa è la nostra decisione finale”. E, poiché accade tutto in automatico, i motivi per cui la tua pagina è stata spenta non te li comunica nessuno e tu non sei in condizione di difenderti, di spiegarti, di chiarire. Chiedi informazioni e, al massimo, ti viene confermata la sentenza e le motivazioni della stessa: hai sbagliato, noi chiudiamo e non torniamo indietro. Ma lo stesso Zambardino al proposito ricordava che “la sentenza Google Vividown ha ribadito un principio: attenzione, si ubbidisce alle leggi del paese dove si opera. Le nostre non prevedono i processi sommari“ e invitava a porre attenzione a precise disposizioni del Garante della Privacy che, già l’anno scorso, precisava che i gestori di social network sono pienamente vincolati alla direttiva europea sulla Privacy e che quindi devono “mettere a disposizione strumenti facili e immediati per consentire agli utenti l’esercizio dei diritti previsti dalla normativa (accesso, rettifica, cancellazione)” dei dati personali e dei contenuti condivisi.
IL DOSSIER - Sia come sia, torniamo alla pagina del M.A.I. Intorno alle 14:00 la pagina viene riaperta. “Il gruppo è stato riattivato e sembra tutto ok”, ci comunicano. La partita però non è ancora chiusa, a leggere ciò che viene pubblicato sul blog ufficiale: si ha la percezione di una situazione ancora fluida e nient’affatto definita. “La pagina è stata ripristinata e presto, appena avremo controllato tutte le risposte di fb alle nostre richieste, pubblicheremo la motivazione della chiusura della pagina. Alcuni admin sono stati riabilitati, altri no…e ciascuno con motivazioni diverse. Dateci il tempo per capire che sta succedendo”. Intanto, sulla rinata pagina Facebook, si annuncia in breve tempo la pubblicazione di un dossier che spieghi l’accaduto. Dossier che in effetti arriva, di li a poco. E, in esso, salta fuori qualcosa di mai accennato in precedenza. “Nella serata del 21 aprile, intorno alle 22, il Movimento Antiberlusconiano Italiano ha invitato gli iscritti a DENUNCIARE allo staff di Facebook, tramite apposito format di segnalazione, un pedofilo che postava video indecenti. […]Pochi minuti dopo, la pagina del M.A.I. è scomparsa e, uno alla volta i suoi admin sono stati bannati”. Partono allora le comunicazioni degli amministratori alla dirigenza del social network, per ottenere spiegazioni. Non tutti le ricevono, ad alcuni viene attivato l’account, ad altri no. In un caso Facebook si scusa adducendo un generico “errore”. Un’altra email dello staff del sito è più chiara, e chiarificatrice: “Il motivo per cui (la pagina, nda) era stata rimossa è che sono stati postati contenuti che violano la nostra Dichiarazione dei diritti e delle responsabilità.Ti ricordiamo che non sono ammessi contenuti pornografici o che mostrino nudo esplicito, nemmeno se il motivo è portarli all’attenzione di altri utenti per far sì che vengano segnalati e rimossi da chi gestisce il sito”.
IL RIPRISTINO - Dunque, se è vero che il movimento aveva ritenuto opportuno iniziare una campagna di segnalazione di alcuni contenuti pedopornografici che giravano in Facebook, potrebbe anche essere vero che alcuni dei contenuti siano stati rilanciati da qualche utente nell’ambito del gruppo, per quanto a scopo di denuncia, attirando sulla pagina del M.A.I. l’occhio inflessibile e censorio degli scagnozzi di Zuckerberg. Possibile. Ora la pagina è ripartita, ha praticamente tutti i suoi iscritti e ha un nuovo post ogni 3 minuti: normale amministrazione. E’ stato inaugurato anche il contatto Twitter. Gli admin si premuniscono: “E’ la seconda volta che ci bannano”. La direttiva è: iscrivetevi ai gruppi regionali. “In caso di oscuramento della pagina – spiegano, in questo modo – ci vorrebbe solo qualche ora per rifare una pagina nuova e nel giro di un paio di giorni ci ritroveremmo tutti grazie alle comunicazioni tra gli admin e gli iscritti“.













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“mutande viola” è admin del gruppo regionale LAZIO e non del nazionale.
Mi sembra giusto sottolinearlo, per non creare confusione.
La pagina ora è attiva e funzionante, ma alcuni degli admin, della stessa, sono ancora bannati senza motivo ne notifica.
Grazie a tutti per la collaborazione e grazie a Giornalettismo per averci dedicato questo spazio.
Primo Mai
Coordinatore GRUPPI REGIONALI M.A.I.
corretto, grazie
Grazie!!
Avete aperto la nuova rubrica “Sul nulla: appunti di quotidiana inutilità”?
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Ahimé !
“bannato” ” crocifissato” eccetera…
Ma forse li chiuderei anche io certi gruppi che non sanno esprimersi in italiano….
L a decadenza della civiltà si misura proprio dall’eccesso di protagonismo dei Social Network che si erigono a giudici della stessa.
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