Il senso della Storia e delle Storie dell’Arte

23/04/2010 - C’è ancora speranza per la Cultura in un Paese bloccato da interessi personali e giochi di potere? L’ultimo mio scritto su questo sito terminava con un quesito lacerante, che condensa in se tutto il disorientamento del fare Storia e Storie

     
 

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C’è ancora speranza per la Cultura in un Paese bloccato da interessi personali e giochi di potere?

L’ultimo mio scritto su questo sito terminava con un quesito lacerante, che condensa in se tutto il disorientamento del fare Storia e Storie dell’Arte oggi: ha ancora un senso fare Storia e Storie dell’Arte? I non addetti ai lavori si figurano il mondo accademico, quello delle istituzioni preposte alla conservazione, fruizione e valorizzazione del nostro immenso patrimonio artistico, compreso tutto il corollario che ruota attorno a questo sistema “solare”, come un tempio della Cultura, un Olimpo selezionato dove domina il logos, la conoscenza, la serenità che il sapere dovrebbe donare alle umane menti, la giusta lontananza dalle pulsioni terrene, un rapporto con la vita platonico, distaccato.

CONTINUO SCONTRO - Sfortunatamente non è così, il mondo della Storia dell’Arte è sminuzzato in rivoli di specializzazioni, conoscenze particolari legate alle realtà locali, ai campanili. Il sapere si disperde in una miriade di saperi nascosti, tra gelosie legate alla rivelazione degli arcani misteri, fonte di eterna gloria, fama perenne e conservatorismo immobilistico. Ai livelli superiori, laddove si celebrano studi profondi, ricerche importanti, apporti e contributi alla conoscenza dei nessi storico-artistici, allo svolgersi limpido delle Storie dell’Arte si assiste a un continuo scontro, mai un confronto sereno e pacato, ma una lotta sotterranea, senza esclusione di colpi, anche bassi, una spartizione del mercato inerente il sapere dell’arte, la spartizione della ghiotta fetta rappresentata dall’organizzazione di mostre ed eventi culturali. Mostre finanziate a pioggia con noncurante indifferenza alla scientificità dell’evento, occasione per compiere indagini archivistiche, investigazioni diagnostiche, nuove proposte critiche e attributive; spesso questi eventi si trasformano in kermesse dello spreco, in occasioni per sfoggiare collezioni private, privatissime, dove i prestatori influenzano l’attribuzione delle opere, spesso vere “croste”, a secondo dei propri desideri di rivalutazione mercantile e convenienza commerciale, assecondati da comitati scientifici di sottordine provinciale.

SPRECHI - “Scopo della rassegna è la restituzione all’attenzione dei visitatori di un patrimonio sommerso ma di grande rilievo che possa, nel contempo, offrire agli studiosi nuovi stimoli, ampliando così l’orizzonte della ricerca sui vari temi ed espressioni artistiche proposte. L’iniziativa si pone quindi con una forte valenza didattica e metodologica: per questo si è ricercata la collaborazione dell’Università di [...], affidando la stesura di saggi e schede di catalogo a giovani ricercatori che potessero in tal modo esercitarsi criticamente nello studio di opere inedite. La mostra esporrà circa sessanta pezzi di varia epoca e tipologia rigorosamente inediti: quadri, sculture e arredi sacri realizzati tra il XV e il XVIII secolo. Tra le opere provenienti da collezioni private figurano dipinti già attribuiti a…”. Quando si leggono cose del genere su siti ufficiali e su presentazioni di catalogo, conoscendone i retroscena, una saetta di brividi percorre la spina dorsale, assieme a un’ilarità irrefrenabile, accompagnata da una vena di melanconia allorché il pensiero corre a quanti giovani studiosi, quanti ricercatori precari, con i fondi destinati ad eventi inutili alla conoscenza, avrebbero potuto usufruire di strumenti economici atti alle loro ricerche, alla produzione di sapere e conoscenza vera, autentica.

IMMOBILISMO – La divisione in gruppi, fazioni partigiane e correnti di pensiero inconciliabili, determina colossali pastiche storico-artistici, forieri di pesanti conseguenze sullo studio dello svolgimento di determinati segmenti artistici: un esempio lampante è fornito dalle vicende biografiche di Giovanni Bellini, un genio del Rinascimento veneziano e dell’intero panorama pittorico. Non sono note le sue scansioni biografiche di nascita e la prima documentazione rimonta al 1459, allorché risulta probabilmente affrancata dalla tutela legale paterna. Due gruppi nutriti di studiosi di altissimo spessore si fronteggiano sull’argomento; il primo postula una nascita dell’artista attorno al 1428 e un suo esordio pittorico sul versante del 1450. La seconda corrente ipotizza una nascita attorno al 1438-1440, mentre le prime opere risalirebbero al 1459-1460. Le implicazioni sono notevoli per una ricostruzione certa delle Storie dell’Arte veneziane del Quattrocento, ma le fratture insanabile impediscono una presa di posizione certa e determinano, visto la grande preparazione dei due gruppi, uno sconcerto che non lascia spazio a nuove ipotesi di lavoro, proposte innovative, respinte da un’impermeabilità intellettuale. Dietro a questo scenario di per sé incerto e traballante, stanno l’inaccessibilità alle carriere accademiche, spesso predeterminate e spartite, se non lottizzate, e due ministeri, il MIUR e il MIBAC, immobili, inetti, intento il primo a trasformare in riforme una serie di tagli discriminanti, il secondo a finanziare progetti fallimentari quali il colossal Barbarossa o la fondazione derivata, come un titolo tossico, dalla memoria di Bettino Craxi. E per le Storie dell’Arte? Solo una prece.

     
 

1 Commento

  1. Lucia scrive:

    “La divisione in gruppi, fazioni partigiane e correnti di pensiero inconciliabili, determina colossali pastiche storico-artistici, forieri di pesanti conseguenze sullo studio dello svolgimento di determinati segmenti artistici”

    Vero! Non solo,anche una lettura errata dell’opera di un artista può causare gravi danni, confinando in una collocazione critica negativa, priva di confronto con altri artisti, con la storia e con il tempo in cui l’opera è cresciuta e si è realizzata!

    Bel pezzo!

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