Interni

Il governo regala milioni. Alla Chiesa e alle feste. E non c’è un euro in cassa

23 aprile 2010

Approvati al Senato finanziamenti per oltre 100 milioni a chiese, fondazioni, feste, manifestazioni sportive. Al di fuori di ogni criterio logico per la selezione degli interventi e a completa discrezione dei parlamentari impegnati in Commissione. Alla faccia del rigore finanziario

Eccola, zitta zitta e quatta quattra l’ultima performance della cosiddetta legge mancia, lo strumento legislativo che consente finanziamenti a pioggia per enti pubblici, privati, chiese e associazioni sparsi su tutto il territorio nazionale e che ogni anno dà esempio di come si possano elargire risorse pubbliche in maniera del tutto aleatoria, al di fuori di ogni criterio logico di scelta e distante da qualsiasi genere di valutazione per la selezione degli interventi. A fare la differenza nell’individuazione dei destinatari del denaro, ancora una volta, è stato l’interesse di parte del singolo parlamentare, intento ad accontentare il proprio territorio di riferimento e il proprio bacino elettorale, piuttosto che le reali necessità del bene o del servizio acquistato con risorse dello Stato.

SPESA SENZA FRENI – La risoluzione approvata ieri dalla commissione Bilancio del Senato all’unanimità impegna il governo a spendere circa 109 milioni di euro tra il 2009 ed il 2011 per un totale di 568 interventi di valore dal milione a poche migliaia di euro. Una cifra in forte crescita se si considera che nel 2007 furono indirizzate verso questo tipo di spesa, ma solo per quell’anno, circa 17 milioni. A farla da padrone è l’Abruzzo: alla regione colpita l’anno scorso dal terremoto sono infatti destinati 153 interventi, ma stupisce di più che la maggior parte della spesa sia destinata all’Italia settentrionale. A Nord, infatti, i senatori hanno destinato ben 259 finanziamenti contro i 156 che vanno al centro-sud del Paese. Qualche anno fa si era cercato di sopprimere la pratica della legge mancia. Era il 2007 quando l’Idv presentò un ordine del giorno alla Finanziaria. L’impegno aveva il parere favorevole del governo, ma venne bocciato dall’aula del Senato.

DI TUTTO, DI PIU’ – Di svariata natura i beni e i servizi acquistati. Si passa dalla statua (comprarla ed installarla costa 30.000 euro) di Giovanni Paolo II per L’Aquila a tre pianoforti, sempre per il capoluogo abruzzese. Dalle ristrutturazioni delle canoniche ai restauri di diverse chiese ed oratori, fino al finanziamento della manifestazione Celts to Rome (45.000 euro), passando per campi da tennis, di baseball e dell’immancabile calcio.

4 commenti a Il governo regala milioni. Alla Chiesa e alle feste. E non c’è un euro in cassa

  1. bartolo

    che schifo – questo si chiama clientelismo e a volte si trasforma pure in aumma-aumma o mafia

  2. Nomenklatura

    aria di elezioni anticipate?

  3. Alessandro Abis

    “Non è solo la Chiesa a gioire. Risorse prezione anche per feste” ma mi risulta che, in Italia, la maggioranza delle feste pubbliche è a carattere religioso. Lecito quindi chiedersi se anche in quel settore la CCAR riceverà ulteriori fondi (che vanno ad aggiungersi a 8xmille, donazioni pubbliche e private ecc.)

  4. Z

    E’ chiaro a chiunque sia dotato di buon senso che la chiesa cattolica nel terzo millennio, in Italia, nulla ha a che fare con la fede.
    Rappresenta semplicemente l’esercizio capillare sul territorio del conservatorismo, il mantenimento dello statu quo e del privilegio.
    Viene semplicemente retribuita per il servizio che rende: assolvere la prevaricazione e demolire alla radice ogni velleità di progresso sociale.

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