20 aprile 2010
Gli emendamenti: servono gravi indizi di reato per poterle utilizzare. Chi ne fa di illecite rischia quattro anni di galera. Ma soprattutto: vengono inasprite le pene per chi le divulga. Anche quando sono di interesse pubblico?
L’autorizzazione alle intercettazioni può essere chiesta quando sussistono gravi indizi di reato e “l’assoluta indispensabilità” di queste per la prosecuzione delle indagini. E’ quanto prevede l’emendamento presentato dal governo al ddl intercettazioni 1 ora all’esame della commissione giustizia del Senato. Tra governo e maggioranza sono stati presentati 12 emendamenti. Due sono stati depositati in commissione giustizia del Senato dal sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo e circa 10 sono quelli firmati dal relatore Roberto Centaro.
CASSON: EMENDAMENTO D’ADDARIO – «In questo testo non manca davvero nulla: c’è anche l’emendamento D’Addario. Avrebbero solo dovuto scrivere il luogo dove non potevano essere registrate le conversazioni e comunicazioni telefoniche. Avrebbero dovuto mettere nel testo che era per palazzo Grazioli o villa La Certosa». Il senatore del Pd Felice Casson commenta così un emendamento presentato al testo dal relatore Roberto Centaro. Nella proposta di modifica si dice infatti che chiunque «fraudolentemente effettui riprese o registrazioni di comunicazioni e conversazioni a lui dirette o comunque effettuate in sua presenza è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni». «Rischierebbero fino a quattro anni di carcere – prosegue Casson - non solo la D’Addario, ma anche le Iene. È davvero senza senso».
PENE PER LA STAMPA – Per chi pubblica in tutto o in parte atti o documenti di un procedimento penale di cui sia vietata per legge la pubblicazione è punito con l’arresto fino a due mesi o con l’ammenda dai due ai diecimila euro, secondo quanto prevede un emendamento presentato dal relatore Roberto Centaro (PdL). Se ad essere pubblicato è il contenuto delle intercettazioni, si applica l’arresto fino a due mesi e l’ammenda dai quattromila ai ventimila euro. La condanna comporta anche la sospensione temporanea dall’esercizio di una professione o di un’arte. Identiche le pene per chi pubblica riprese e registrazioni.

Ma dai, siamo al ridicolo.
I giornalisti se ne dovrebbero altamente fregare e continuare a fare quello che ritengono giusto, divulgando tutte le porcate che gli arrivano tra le mani.
Tanto in Italia in galera non ci si va mai.
La gente comune poi, non verrà mai inercettata, men che meno quella perbene.
se un giornalista dovesse avere in mano delle intercettazioni dovrebbe metterle sul P2P o su wikileaks, a quel punto si diffonderebbero in maniera virale e nessuna legge potrebbe fermarle
Nessuno vieta di pubblicare la notizia in alfabeto carbonaro per esempio se scrivo:
ze badlippi zgleuili ghi er dor baredega è vm betvezdo ghi bolro or dirifama gam nofeaze i bvppregoli r’emdilgiddoseami em qvizda orfopida, digmegonimdi mam hoe bvppregoda ghi tirri zgleddi bleui te zimza zi bae vma uo zv emdilmid i zi ri fo dlotvlli to zara o gozo blableao ghi lioda zolippi?
Capito? Passata la festa fascista gabbatu lu santu piduista.
Il problema è: Chi passa il contenuto delle intercettazioni ai giornalisti, prima del rinvio a giudizio dell”intercettato, quale somma incassa? Se si tiene conto che i giornali più in vista in italia sopravvivono, oggi, con le intercettazioni è lecito pensare che chi passa le segrete intercettazioni ai giornalista si fa d’oro, in poco tempo. Qualcuno ha mai pensato di monitorare i conti correnti di queste quinte colonne delle procure?
Non è peregrino pensare che l’intercettazione segreta venga soffiata ia giornali perchè iniziino il processo mediatico -vedi santoro, la premiata ditta- che servirà a preparare-plagiare certa opinione pubblica, prima di arrivare al vero processo che, 99/100 si concluderà con piena assoluzione dell”intercettato!
Ma chi risarcirà il malcapitato? Ecco che una proposta di appena sei anni di galera per il giornalista che riceve [senza dire la fonte] notizie non pubblicabili e le pubblica, è soltanto acqua fresca. Sarebbe giusto comminare, per chi usa la stampa per sputtanare la gente e, magari, per farla suicidare, l’ergastolo con il 41/bis, con cella accanto a quella di totò riina! Indennizzando lo sputtanato con il ricavato della vendita di tutti i beni mobili ed immobili del giornalista sputtanatore!