di Mauro Senzaterra (Mthrandir)
postato alle 09:20 del 12 Maggio 2008 in InterniTorna alla home

I tre neo ministri economici, ognuno con pesante eredità sulle spalle, tirano il freno a mano predicando cautela. Tremonti si è perso l’extragettito, Sacconi rispolvera gli incentivi a restare al lavoro e Scajola inventa la liberalizzazione socialmente dolce. E le promesse elettorali?

Non si può giudicare un governo in 72 ore, d’accordo. Però con tutte queste mani avanti messe sui giornali e in tv ci si può fare un’idea di quello che Tremonti & Company hanno in testa di fare in concreto. Magari sperando che la prima impressione sia sbagliata. Nessuno con un briciolo di TRemonticervello può negare che non si navighi nell’oro o che la situazione internazionale sia di scarso aiuto, ma la corsa a renderla difficile sembra iniziata e, quando ci si appella alla gravità del momento, è meglio non farsi illusioni.

CACCIATE IL TESORETTOTremonti è stato il più pessimista, anche per scalare la classifica di vendita de “La Paura e la Speranza”, oggi sul gradino più basso del podio. Dalla Annunziata ha quantificato in un misero “zero il periodico tesoretto al quale ci aveva dolorosamente abituati il governo Prodi, colpevole di aver fatto la cicala e di aver speso tutto quello che aveva incassato. Certo, c’è anche lo stallo interno con l’IVA in calo e la situazione internazionale che complotta, ma si avverte la voglia di crearsi il solito alibi di inizio legislatura: non potendo rimproverare buchi di bilancio (la UE ha appena chiuso la procedura di infrazione per eccesso di deficit, raccomandandosi di insistere), ci si aggrappa a quello che c’è. Tanto più che per rispettare la consegna del pareggio di bilancio nel 2011, il rapporto deficit-PIL andrebbe ulteriormente ridotto di mezzo punto all’anno nei prossimi due, cioè dall’attuale 2,3-2,4% all’1,4% e allo 0,9%. Ma è inutile ricordare che durante la campagna elettorale Berlusconi aveva promesso tutt’altro: taglio dell’Ici e detassazione degli straordinari (una decisione, la seconda, che privilegerà comunque la quantità di lavoro offerto e non la sua produttività; i liberali alle vongole, naturalmente, tacciono soddisfatti) da subito. Ora, i denari per questi provvedimenti devono venire fuori per forza: dalla riduzione alle spese dello Stato, come auspica sadicamente Bersani? Pacta sunt servanda.

AH, IL WELFARE! – Numeri da circo anche per il neo-responsabile del welfare, Maurizio Sacconi. Quando pensioniil governo Prodi varò la sua pessima riforma delle pensioni disse che quella era una “controriforma” che avrebbe “mandato in rovina il paese”. Ora, però, non si sogna nemmeno di toccarla, e dice che il governo punterà sugli incentivi per chi decide di continuare a lavorare. Sappiamo tutti però che non servono a risolvere il problema, ma in compenso sono assai graditi ai percettori di redditi medio alti, utilissimi a rallentare ulteriormente il ricambio generazionale nel mercato del lavoro e un ottimo sistema per tenere in frigorifero le ambizioni dei giovani in carriera. Ovviamente per dire che si dovrebbe applicare il pro-rata contributivo a tutti, senza eccezioni, ci vuole più fegato e la disponibilità a farsi qualche nemico tra coloro che hanno tutti gli interessi a difendere la loro rendita di posizione.

PERICOLOSE LIBERTÀ – A chiudere il trittico ci pensa il responsabile delle Attività Produttive ClaudioLibertà Scajola il cui concetto di sviluppo economico pare debba fondarsi sulle liberalizzazioni sane”, vale a dire quelle neutre sul fronte dell’ordine pubblico. Perché, a giudizio del ministro, bisogna accuratamente evitare liberalizzazionipotenzialmente foriere di tensioni nella società”. Respirone di sollievo per l’intero sistema corporativo nazionale che continuerà ad imperversare sereno senza dover temere alcunché da alcuno. Basterà minacciare qualche piazzata per rientrare nell’alveo del prevalente interesse alla garanzia della tranquillità sociale e fine delle ambizioni riformatrici. I tassinari ringraziano sentitamente.

RIALZATI, ITALIA! - Ecco, appunto. Berlusconi ha chiesto un’ampia maggioranza all’elettorato e l’ha chiesta per cambiare questo vecchio scarpone in un sistema un tantino meno oligarchico, meno chiuso e meno incline a servire i potentati di turno. Per tutto questo gli è stata concessa, ben sapendo che il compito era - ed è – ai limiti delle possibilità umane. E non tema Tremonti: sappiamo perfettamente che la promessa elettorale non coincide con l’azione di governo, ma sappiamo anche riconoscere un’abdicazione da un tentativo non coronato dal completo successo. Generosamente, ci si accontenterebbe anche soltanto del secondo.

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