Derivati, se la nostra “Grecia” fosse negli Enti locali?
20/04/2010 - Viviamo in un periodo di profonda crisi economica e forse sociale, eppure non si direbbe se diamo un’occhiata agli “affari” dei nostri Enti locali. Secondo l’ultimo supplemento al Bollettino economico della Banca d’Italia dedicato alla finanza degli Enti locali, ben
Viviamo in un periodo di profonda crisi economica e forse sociale, eppure non si direbbe se diamo un’occhiata agli “affari” dei nostri Enti locali. Secondo l’ultimo supplemento al Bollettino economico della Banca d’Italia dedicato alla finanza degli Enti locali, ben 519 istituzioni hanno stipulato contratti di questo tipo, registrando così in un anno un aumento del 9,5%. Le due regioni più esposte sono la Lombardia e la Campania. Su 519 Enti locali 53 sono in Lombardia e 52 in Campania. Non molti di meno sono gli enti della Puglia (48), del Veneto (45) e della
Toscana. Segue la Sicilia (39) che supera il Lazio (36) e la Calabria (33). I dati sono del giugno 2009. Si tratta di cifre importanti. Il valore di mercato dei derivati degli enti territoriali rimane di poco inferiore al miliardo di euro: 990 milioni per la precisione. Ma l’esposizione complessiva sfiora i 40 miliardi.
LA MILANO DA BERE… IN UNA BANCA - Un caso molto eloquente è quello del Comune di Milano, che ha stipulato nel 2005 uno swap di durata trentennale, legato a un’emissione obbligazionaria di 1,68 miliardi di euro. In soli quattro anni, il comune ha accumulato una minusvalenza (mark to market) ossia una passività, di circa 300 milioni di euro e i costi impliciti dell’operazione, ossia la “remunerazione” per gli istituti controparte, oscillano tra i 73 e gli 88 milioni di euro. Gli aspetti critici, dal punto di vista legale, sono vari. Nella vicenda ha voluto vederci chiaro la stessa magistratura. Infatti, quando stese il contratto, Il Comune meneghino già presentava una minusvalenza di 51 milioni di euro, circostanza vietata dalle norme. Inoltre, le condizioni dell’opzione “collar” abbinata allo swap a molti sono sembrate, fin da subito, più favorevoli alle banche che al Comune. L’accusa del Tribunale di Milano è di truffa aggravata per i funzionari degli istituti di credito coinvolti – Deutsche Bank, Ubs, Jp Morgan, Depfa. Le stesse banche sono poi indagate (o meglio lo sono i loro dirigenti) perché non sarebbero stati in grado di prevenire i reati commessi dai loro funzionari, per aver tratto un vantaggio economico dalla loro condotta illegale e per aver sostenuto che la ristrutturazione del debito sarebbe stata invece vantaggiosa per il Comune, come prescritto peraltro dalla norma.
ALL’ESTERO I DERIVATI NON SI “SPOSANO” NEI COMUNI - Come evitare che incauti e spesso incapaci amministratori espongano i loro Enti a rischi tanto gravi? All’estero, a cominciare dal Regno Unito e dalla Germania, si sono cautelati vietando agli Enti locali il ricorso agli strumenti derivati. Alcuni, tuttavia, ritengono questa opzione sia troppo draconiana. Gli strumenti che offre oggi la finanza sono così vari e sofisticati che potrebbe essere di fatto impossibile vietare alle Amministrazioni il ricorso a questi mezzi di finanziamento. Inoltre, una gestione attiva del debito, fatta in modo consapevole e responsabile, potrebbe davvero contribuire all’ottimizzazione delle risorse degli stessi Enti locali. La chiave, quindi, è nella stesura da parte del governo e del parlamento di una regolamentazione efficace, magari limitandone l’utilizzo di questi strumenti solo a finalità di copertura e non per fini speculativi. Tremonti, almeno a parole, in questi anni ha riveduto la sua posizione “allegra” verso la finanza creativa. Ci farà prossimamente un pensierino?













Nella illuminante puntata di report del 14 ottobre 2007 era stata denunciata l’accentuata propensione degli enti locali a sottoscrivere derivati, anche evidenziando quelle che sarebbero state, in prospettiva, le dannose ripercussioni sui bilanci di comuni, province e regioni (o meglio, sulle tasche dei contribuenti…)
Nella quasi totalità dei casi gli assessori al bilancio che hanno apposto la loro firma su quei contratti, condannando così le future generazioni, non avevano la più pallida idea di cosa stessero firmando…
Per ulteriori approfondimenti:
http://www.report.ra
i.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E1074824,00.html
Nella illuminante puntata di report del 14 ottobre 2007 era stata denunciata l’accentuata propensione degli enti locali a sottoscrivere derivati, anche evidenziando quelle che sarebbero state, in prospettiva, le dannose ripercussioni sui bilanci di comuni, province e regioni (o meglio, sulle tasche dei contribuenti…)
Nella quasi totalità dei casi gli assessori al bilancio che hanno apposto la loro firma su quei contratti, condannando così le future generazioni, non avevano la più pallida idea di cosa stessero firmando…
Per ulteriori approfondimenti:
http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E1074824,00.html
Nell’illuminante puntata di Report è stato dato ampio spazio alle normative sui derivati del Regno Unito (cfr. commento sopra) e Germania, senza spendere una parola sulla normativa italiana.
Lei sapeva che la normativa italiana sui derivati degli Enti Locali è la più articolata e dettagliata in europa? Probabilmente no, e Report si è ben guardata dall’informarla al riguardo.
Per quanto riguarda le dannose ripercussioni in prospettiva sul bilancio dei comuni (e sulle tasche dei contribuenti) la invito a leggere il documento conclusivo dell’indagine parlamentare della VI commissione bilancio del Senato sui derivati http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer?tipo=BGT&id=470072), dove troverà conclusioni che smostano sostanzialmente il cd. “allarme derivati” lanciato da Report nella puntata del 14/10/2007.
Dopodiché, essendo l’Italia una Repubblica fondata sulla televisione e sui giornalisti, Report continuerà ad essere considerata la fonte ufficiale di verità e nessuno ricorderà cosa è emerso dall’indagine parlamentare…..
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L’articolo parla di derivati per trasformare da varibile in fisso il tasso del debito. Quindi un intervento finalizzato alla copertura del rischio finanziario e del tutto analogo a quello della stipula di mutui a tasso fisso. E’ del tutto ridicolo che si imputi al differenziale di questi derivati la crisi del comune. E che si parli di guadagni e perdite. E allora le migliaia di comuni che hanno solo mutui al 5.50% fisso colla Cassa Depositi e Prestiti che dovrebbero dire???? Forse questi non pagano un tasso più alto dell’attuale tasso variabile?? Ma magari i derivati costituiscono il più facile dei capri espiatori da invocare per nascondere una gestione sconsidera su altri capitoli di spesa….. MA si…prendiamocela con i derivati..così nessuno si accorge delle macchine blù…
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