Emergency: “I tre liberati non vogliono l’aereo di Stato”, ma Strada smentisce

19/04/2010 - Il sottosegretario alla Difesa Crosetto annuncia il gran rifiuto. L’associazione risponde: “Un equivoco, problemi organizzativi e meteorologici alla base del no”. “I tre volontari di Emergency che sono stati liberati ieri e dei quali è stata riconosciuta l’innocenza non vogliono

     
 

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Il sottosegretario alla Difesa Crosetto annuncia il gran rifiuto. L’associazione risponde: “Un equivoco, problemi organizzativi e meteorologici alla base del no”.

“I tre volontari di Emergency che sono stati liberati ieri e dei quali è stata riconosciuta l’innocenza non vogliono tornare con l’aereo di Stato“; Marco Garatti, Matteo Dell’Aira e Matteo Pagani sarebbero dovuti rientrare in Italia con il Falcon dell’Aeronautica che sta conducendo in Afghanistan il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto, che parteciperà al cambio del comando del contingente italiano; “ma i tre hanno rifiutato l’offerta” del volo di Stato, fa sapere il sottosegretario. Ma poco dopo arriva la smentita ufficiale dell’organizzazione di Strada. «Si tratta soltanto di un equivoco: non è vero che i tre operatori di Emergency si sono rifiutati di viaggiare con un aereo di stato», ha dichiarato Rossella Miccio del direttivo di Emergency ai giornalisti presenti all’ospedale dell’associazione a Kabul. «Stiamo valutando tutte le possibilità di rientro con l’ambasciatore Massimo Iannucci che è qui con noi. È ovvio che i noti problemi meteorologici non aiutano un rientro più rapido possibile».

UNA POLEMICA NATA AD ARTE? – Dopo il salvataggio annunciato ieri, la mattinata era trascorsa tranquilla sul fronte Emergency. Un’Ansa di poco dopo le 10 annunciava che gli italiana non avrebbero lasciato “Kabul oggi, e questo è legato a motivi personali ed organizzativi“. La prima notte dei tre dopo la liberazione è passata tranquilla in casa con gli amici ed ha permesso loro di riassaporare il piacere della routine, faceva sapere la stessa fonte. La prima giornata di normalità, dopo l’incubo dell’isolamento nelle celle della Direzione nazionale della sicurezza (Nsd), è cominciata oggi nell’ospedale di Emergency a Kabul. Intanto, secondo fonti vicine all’ospedale (scriveva sempre l’Ansa), il gruppo ha reso visita oggi al Consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Hamid Karzai, Rangin Spanta. Nulla è trapelato su questo incontro. Dopo la conferenza stampa di ieri in ambasciata, Emergency ha per il momento eretto una barriera protettiva ai tre che, pur trovandosi nell’ospedale, non rilasciano dichiarazioni alla stampa.

STRANI I TEMPI – E se Emergency non parla con la stampa, è ovvio anche pensare che la notizia battuta dalle agenzie provenga proprio dalla fonte ministero degli Interni. E infatti il primo a commentare il “no” è il sottosegretario Guido Crosetto. “Non ho parole, è un fatto che si commenta da solo”, fa sapere, immaginiamo costernato, il sottosegretario che, dice l’agenzia, “sta infatti raggiungendo l’Afghanistan per partecipare al cambio del comando del contingente italiano: con il suo stesso Falcon sarebbero potuti essere rimpatriati gli italiani «ma loro – ha affermato il sottosegretario – si sono rifiutati». «Credo che si commenti da solo – ha aggiunto – il fatto che tre cittadini italiani si rifiutino di salire su un aereo che è stato messo a loro disposizione da quello stesso Stato che li ha fatti tornare liberi. Non ho parole, si commenta da solo»“, chiude Crosetto.

QUALCOSA DI STRANO – Insomma, in qualsiasi modo la si pensi sulla vicenda, questa polemica è stata, come si dice, “fatta scoppiare”. Ovvero, qualcuno (un rappresentante del governo italiano) si è preso la biga di far sapere una cosa che l’altro fronte della polemica, Emergency, non aveva voluto aprire. Un’ora dopo l’annuncio ufficiale del ritorno posticipato, il sottosegretario Crosetto ha preso la decisione di far sapere tutto, firmando anche la mossa con il primo commento, moderatissimo e furbissimo nel suo essere rampognante senza dire nulla (“No comment” è diverso da “Non ho parole”), si attribuisce la responsabilità di far nascere una polemica su un punto tutto sommato marginale della questione afghana che il caso Emergency ha sollevato. Qui infatti c’è un dato politico importante: che i tre operatori di Emergency sono stati riconosciuti come innocenti delle accuse formulate loro da un non ben precisato pout pourri di forze nazionali e internazionali. Il modo in cui tornare, è un dato di cronaca irrisorio, se nessuno gli dà un significato politico (e infatti si è parlato, nella prima agenzia, di problemi organizzativi o personali, non politici). Se Emergency conferma questa versione, sarà divertente vedere come questa polemica – a prima vista piuttosto inutile – si svilupperà.

     
 

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