Questo mondo che balla sull’orlo del vulcano

17/04/2010

     
 

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La vicenda del vulcano Fimmvorduhals, situato sul ghiacciaio Eyjafjallajokul in Islanda, fino a l’altro ieri sconosciuto a tutti, ci riporta come un secchio di acqua gelata all’essenza di ciò che siamo. Distratti dal nostro mondo antropizzato, fatto di ambienti artificiali, persi dietro le nostre auto, le strade, i nostri aeroporti dimentichiamo che siamo prima di tutto carne e sangue. Rapiti dal mito dello sviluppo, della modernità, dei traffici, degli scambi, dei commerci dei viaggi, del Pil, consumi e tutto il resto, dimentichiamo che basta poco, anche un banalissimo ramo che cade su un traliccio dell’alta tensione in Svizzera, per provocare il totale black-out dell’energia elettrica nell’intera Italia per più di 24 ore, come accadde il 28 settembre del 2003.

Ora la cenere di quel vulcano ha fatto diventare gran parte di un intero continente una “No fly zone”, battendo persino quel micidiale terrorismo che tanto condiziona vita ed opere di uomini e governi da un decennio. Illusi dalla dittatura della politica e dell’economia, ci siamo dimenticati della fisica e della biologia. Ecco invece che un’eruzione e le correnti, che sfuggono oggi come duemila anni fa al controllo dell’essere umano, ci ricordano che siamo solo piccoli uomini mortali che ora s’affannano, bloccati negli aeroporti, alla ricerca disperata di un treno. Chissà quanti appuntamenti saltati, riunioni annullate, quante vacanze andate in fumo o, se preferite, in cenere. Punti sperduti nell’universo che si scoprono a scrutare il cielo per capire quanto durerà questa cenere vulcanica trasportata dal vento.

Quella cenere non è un ostacolo al progresso, anche se chi ci è rimasto in mezzo sarà comprensibilmente arrabbiato. E, almeno stavolta, non è neppure un minaccioso avvertimento della natura “violentata” da un uomo che ignora i vincoli degli ecosistemi o del clima. Ma solo un monito per ricordare chi è davvero il padrone di questo minuscolo schizzo di terra dove ci troviamo per caso ad andare a tentoni. Ci ricorda che qui siamo ospiti, magari graditi anche se un po’ invadenti. Non i padroni. Quel vulcano che abbaia alla luna può essere una barzelletta, rispetto agli scenari apocalittici che ci vengono descritti da una larga fetta di scienziati e studiosi per colpa dei cambiamenti climatici. Purtroppo, anche stavolta, appena passerà l’emergenza, torneremo ai nostri i-pad, Tv al plasma, cellulari, automobili, treni. A parlare di Berlusconi, Obama, la crisi economica. Fino a quando un botto più grande degli altri ci ricorderà – stavolta, forse, definitivamente – chi siamo e cosa siamo davvero, in questo meraviglioso pezzetto dell’universo.

     
 

8 Commenti

  1. gregorj scrive:

    pezzo fantastico :-)

  2. Frank scrive:

    Ecco, io ieri sera mi son visto per la prima volta 2012… :|

  3. marblestone scrive:

    Grande Carlo!

  4. Amadiro scrive:

    Argomento un tantino banale.
    La natura è grandiosa, ma non è che possiamo stare sempre con il naso all’insù a meravigliarci di tutto.

    L’umanità si divide in due gruppi: quelli che sanno che un vulcano può eruttare (e se lo aspettano), e quelli che se ne meravigliano per poi dimenticarsene subito dopo.

    • Comicomix scrive:

      L’argomento è effettivamente banale (io adoro la banalità) ma comunque io volevo dire un’altra cosa.

      Non è un problema di “meraviglia”. La natura non è solo grandiosa: è la “padrona” del pianeta.
      Noi invece siamo convinti del contrario (e si vede, in ogni cosa che facciamo): anche quelli che sanno che un vulcano può eruttare.
      Mentre lei ci ha ricordato, banalmente, che qui siamo ospiti e non i padroni di casa.
      Sarà banale, ma non molti ci fanno caso, forse troppo persi dietro argomenti “speciali”.

      Un sorriso semplice

      C.

  5. Nomenklatura scrive:

    Basta un mezzo vulcano in islanda e la civiltà occidentale rimane a piedi… se i potenti sapessero leggere tra le righe quello che vuol dirci la natura forse comincerebbe a cambiare qualcosa.

  6. Geremia scrive:

    Spero ancora che l’ uomo prima o poi si renda conto che la suberbia e l’arroganza di poter controllare tutto, natura compresa, è solo una pretesa, dovuta anche alla miopia e all’avidità, e che questo fatto del vulcano islandese, può essere solo un’ altro avvertimento. Scenari ben peggiori possono prospettarsi nel futuro. Cosa possiamo fare ? prima di tutto renderci conto che non siamo i padroni della terra che ci ospita e quindi rispettare la natura. Il pianeta terra da sempre ha sprigionato le sue energie, ma adesso l’uomo sta scatenando anche la sua rabbia…

  7. jeannette et ernest scrive:

    « Questo mondo che balla sull’orlo del vulcano ». L’Italia non si trova sull’orlo di un vulcano, ma in parte entro tre vulcani, dei quali due in attività e un quarto, forse il principale, in mare, in un triangolo tra il Vesuvio; lo Stromboli e l’Etna. Nonostante i sismi e gli sciami consecutivi, dopo le sciagure si continua a rabberciare le case, a volere i centri storici, per le chiese, che di tutta evidenza servono a battezzare, sposarsi e per l’’ultimo saluto, da farsi con meno teatralità in municipio, invece di radere tutto al suolo e fabbricare case e edifici pubblici anti sismici. La gente preferisce vivere pericolosamente pur di baciare la mano di un vescovo! Chi si lamenta di ritardare l’entrata nella sua casa, quanti la perdono per frane e acquazzoni, invece di battere le mani a chi li addormenta urlando che essi pensano all’ITALIA? Bisogna ricordare loro che esiste anche quella geologica, e che dimenticandola, tutto cadrà, chiese e costituzione incluse. Si pensi al futuro della nazione non in senso lato, ma in quello bassamente terreno. I turisti amano vedere le antiche rovine ma dormire in camere sicure con aria condizionata e senza ladrocini. Ameglio

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