Semplicemente scene di un Paese che oramai si affida alla speranza: in piazza e sul web
Non bastavano i banchi dei tabaccai pieni di gratta e vinci barbaramente usati e lasciati al loro destino. Segno forse delle condizioni di un popolo che vede la sua
speranza ormai solo in un colpo di fortuna. Non bastavano i montepremi record di lotto e superenalotto, con conseguenti percentuali altissime, la febbre dei soldi facili si è trasferita anche sul web. In massa.
WHAT’S THE STORY – Una volta c’erano i free casinò online: fra una puntata a poker e una giocatina a blackjack si tentava la fortuna. Qualcuno ne ha fatto addirittura un secondo lavoro, cercando di accumulare quanti più bonus per raddoppiare o triplicare piccoli buy in d’ingresso. Ma con l’andare del tempo, complice anche lo spettro della crisi, la febbre del gioco è dilagata e non ha risparmiato nessuno. Se in fila alle macchinette del lotto c’è gente di tutte le età, il web non fa differenza: sono nati così succedanei online dei più famosi giochi di fortuna “offline”, dal gratta e vinci alle scommesse sportive, un exploit che se da un lato sembra semplice specchio di abitudini che già la real life aveva visto accrescere in maniera esponenziale, dall’altro forse può testimoniare qualcosa in più, se letto trsversalmente rispetto alle caratteristiche psicosomatiche di chi sempre più spesso vi fa ricorso. Guardare a certi fenomeni con un occhio non abbastanza interessato può farli risultare come semplici fenomenologie di costume. Eppure un aumento così grande di persone che si affidano alla fortuna per cambiare la propria vita può significare qualcosa di più.
COSA – Da un lato, si è detto, la crisi. Quel famoso spettro che si aggirava per l’Europa, e che in Italia si è abbattutto con ferocia, nonostante quanto si sono affannati a ripetere i politici che dovevano fronteggiarlo. Vincere 1000 euro oggi al gratta e vinci significa dare “aria” al conto in rosso di una famiglia, aria che non si può trovare semplicemente lavorando. Si tratta dello Stato che, in sostanza, vende speranza, raggranellando quasi nuove tasse, questa volta volontarie, basate sulla disperazione di chi nonostante tutto crede con un euro di poter cambiare la propria vita. Uno su mille ce la fa, diceva la canzone.
WEB – con il grande sopravanzare del web, la febbre si è trasferita al poker online, alle scommesse, alle versioni virtuali dei famosi giochi che già avevano spopolato nella vita reale. Sempre più persone trascorrono notti insonni su Poker Stars o su server illegali per sfruttare ricchi bonus poker d’ingresso gratis o vincite che possano essere un respiro per conti correnti e famiglie. Ma questo, lungi dall’essere un fenomeno di costume derivato dalla rete, è una delle tante facce della medaglia di un Paese forse allo stremo. Che davvero vede nella speranza la sua ultima dea. E’ solo una visione tremendamente pessimista dello status quo? Forse, ma non si può non ammettere che una crescita così imponente del gioco non può essere semplicemente “un fenomeno”. E che uno Stato non può basare una tale fetta dei suoi introiti sulla speranza dei suoi cittadini di campare… fortunosamente.



dunque: i primi tre paragrafi sono ineccepibili. e non è che i giochi d’azzardo di monopolio statale siano “quasi” nuove tasse: lo sono del tutto, anche ammesso che si possa parlare di speranza, e non piuttosto illusione, di fronte a prospettive di vincita nell’ordine di 1 vs. centinaia di migliaia.
mi dovete allora spiegare per quale motivo mettere nel calderonendel gioco d’azzardo anche il poker (online o no, non fa differenza) che come sa chiunque abbia avuto voglia di studiarlo un po’, è tutto fuorché azzardo puro.
esistono studi delle proverbiali università americane che hanno provato a dimostrarlo matematicamente sulla base dell’analisi di centinaia di mani, ma la spiegazione è molto più semplice: un giocatore di poker non gioca contro il banco, ma contro altri giocatori. questo, banalmente, significa che uno dei due vincerà qualcosa, al di là di quanto dovuto alla room che offre il “campo di gioco”, e lo vincerà in base a qualcosa che nell’ipotetico lungo periodo è molto più abilità che fortuna.
a parziale dimostrazione di ciò, esiste gente in italia, spesso sotto i trent’anni, che ha rendite fisse, di importi notevoli e soprattutto costanti nel tempo grazie al poker online, situazione che non credo si dia in nessuna manifestazione di gioco d’azzardo in senso proprio.
aggiungo che il poker sul web spopola molto prima che in italia negli usa e poi nell’europa del nord, si parla di ormai dieci anni fa, dunque in tempi non sospetti, e smentendo la tesi per il quale possa essere (solo) una speranza di guadagno nata in tempo di crisi.
prima che qualcuno sollevi l’obiezione, sì: al poker è possibile, per non dire probabile, perdere soldi, da pochi spiccioli a somme enormi, fino a rovinare famiglie. e una parte della responsabilità va a chi continua a chiamarlo “azzardo”.