Inchiesta

L’Emergency sotto casa: viaggio nella sanità dei clandestini

16 aprile 2010

Dentro la città nascosta, quella dove vivono medici che curano senza chiedere se sei regolare e dove avere un cancro, senza un permesso di soggiorno, rende disperati.

Emergency, in questi giorni è diventata una parola comune a tutti, non c’è italiano che non sappia che altri italiani affrontano rischi e disagi per portare un minimo di sollievo e di cure al popolo martoriato e poverissimo dell’Afghanistan. Povera gente massacrata da una guerra fatta dagli esportatori di democrazia a suon di bombe (non sempre intelligenti). Esiste, però anche un’altra realtà più vicina e comune al nostro vissuto quotidiano ed e’ l’assistenza che un’ altra Eemergency, senza logo e senza fama, offre a quegli immigrati che non hanno la fortuna di avere un permesso di soggiorno valido.

UN ALTRO POSTO - Entro in uno studio medico , lindo e ordinatissimo, nel quartiere Pigneto di Roma e, varcata la porta d’ingresso, mi ritrovo in un’altra dimensione lontana migliaia di chilometri dalla citta’ caput mundi. Senegalesi, bengalesi, cinesi, russi, indiani sono assisi nella sala d’aspetto in un turbinìo di parole sconosciute e di colori sgargianti che fanno tanto sembrare quel posto un mondo a parte. All’ interno dello studio lavorano un medico italiano e un dentista iraniano ed e’ proprio con quest’ultimo che inizio a parlare incrociandolo sulla porta mentre si mette la giacca per uscire. Khalil e’ scappato dall’Iran della rivoluzione islamica quando era ancora un ragazzo, e’ venuto in Italia assieme a due sorelle che non avevano nessuna intenzione di sottomettersi al regime oscurantista di Khomeini.

ALTRE PERSONE, ALTRE STORIE - Ha studiato in Italia, si e’ laureato a Roma e mi mostra con orgoglio il diploma di laurea appeso al muro. Mi dice che una delle sorelle e’ anestesista nella rianimazione di un ospedale del nord Italia e sorride dicendo : “Guai a farlo sapere a quelli della Lega!” Intanto la sala d’aspetto va riempiendosi , arrivano due giovani donne con i tradizionali vestiti dell’India, sgargianti e decorati, accompagnate da due bimbi vivacissimi e chiassosi. Le due donne parlano un cattivo italiano e un pessimo inglese , pero’, riesco a comunicare con loro ugualmente. ”Perche’ siete qui? “- domando -”Per il dottore, e’ il medico di noi stranieri qui“.  - risponde - Chiedo se hanno il permesso di soggiorno e le due donne si voltano verso il dentista che era rimasto sulla porta e si sciolgono solo dopo che lui le rassicura con un cenno. ”Io sono Minu ed ho un cancro al seno“- dice una delle donne -” il dottore mi segue da tanto tempo. Sono stata operata due volte al policlinico di Roma ma prima ero regolare, avevo il permesso di soggiorno. Quando mi sono ammalata ho perso il lavoro e anche il permesso e sono diventata clandestina. Il dottore mi cura sempre e non gli interessa se ho il permesso o no, non me lo ha mai chiesto. Anzi non lo chiede proprio a nessuno e dice sempre che e’ carta straccia anche se per molti Italiani non e’ cosi’“. “Quindi qui dentro siete tutti clandestini? “- insisto -Le due donne fanno un si impercettibile con il capo come se fossero terrorizzate all’idea di essere scoperte da qualcuno. E’ il loro turno di visita e mi accosto alla porta quando il medico mi invita ad entrare assieme alle donne. ”Sono abituato a visitare in compagnia, non si preoccupi, spesso lo faccio con l’interprete.

NON E’ ROMA, E’ LA GIUNGLA - Il dottore mi spiega che con l’inglese, il francese e lo spagnolo riesce a districarsi ma quando si tratta di russi, indiani o cinesi che non parlano l’italiano si raccomanda ai pazienti di venire accompagnati da qualcuno che possa fare da interprete al fine di evitare incomprensioni che potrebbero avere effetti disastrosi sulle diagnosi. Aggiunge che “qui si fa medicina a mani nude, siamo a Roma eppure è come se fossimo in mezzo alla giungla piu’ sperduta. Questa gente, da quando ci sono le nuove regole per la sicurezza, e’ terrorizzata, di ospedali, analisi, lastre non vuol neanche sentir parlare. Per molti di loro conservare un lavoro, anche in nero, significa la vita per se stessi e per le famiglie che hanno lasciato nei loro paesi e quindi il pericolo di essere espulsi  è prevalente su quello di essere malati.” Chiedo al medico come mai abbia scelto di curare questa gente e lui mi risponde allargando le braccia : “Io non ho scelto un bel niente, sono loro che hanno scelto me, per puro caso, direi ,o forse per una mia inclinazione naturale. Il tutto e’ successo qualche anno fa quando mi sono trovato dinanzi una bimba con una cistite violentissima, urinava sangue ma il padre, poiche’ aveva il decreto di espulsione in tasca, rifiutò la soluzione del ricovero in ospedale per la figlia. Tutto andò bene, fortunatamente, e da allora si sono passati la voce. Questa gente è molto solidale, vivono in comunità coese e si aiutano per come possono e quando uno di loro trova una “soluzione” la condivide con gli altri. Io sono un internista ma per questi disperati sono semplicemente il medico, un punto di aiuto concreto ed immediato, una soluzione sicura e spesso a costo zero. Qualche volta mi sento piu’ vicino alla figura dello sciamano del villaggio”.

6 commenti a L’Emergency sotto casa: viaggio nella sanità dei clandestini

  1. Tess

    Bravo Giovanni :)

  2. Nomenklatura

    Ho il testo della lettera del Premier a Karzai:

    Signorina… signorina, veniamo noi con questa mia adddirvi che… ch’è? Scusate se sono poke ma 4000 unità militari noi ci fanno specie che questannno, una parola, c’è stato una grande moria dei terroristi come voi ben sapete.:
    Questo contingente militare servono che voi vi consoliate per il dispiacere che avreta perche, aggettivo qualificativo, perche dovete rilasciare i nostri concittadini che il governo che siamo noi medesimo di persona vi mandano questo perche i nostri concittadini sono volontari che si devono curare i feriti e devono mantenere la testa al solito posto e cioè sul collo.;.;
    Salutandovi indistintamente il governo Italiano aperta parente che siamo noi chiusa la parente.

  3. AngelDevil

    Grazie Giovanni per la tua testimonianza piena d’umanità di un mondo così vicino, ma a volte sconosciuto a molti di noi.

  4. Z

    Eggià.

    Scommetto che i più si meraviglierebbero se si raccontasse loro che l’economia italiana vive in buona parte di schiavitù.
    Già, quella stessa schiavitù che si ritiene debellata da secoli.
    Quando andavo a scuola la schiavitù mi sembrava un abominio.
    Oggi la comprendo molto meglio. Fa parte di determinati assetti sociali e culturali.

    Molta gente nemmeno s’accorge di questo abominio. Nemmeno si rende conto che sia schiavitù.

    Nel terzo millennio, in Italia, la schiavitù è una prassi.
    Avvallata dal popolo, promossa dalle classi dirigenti e dal Vaticano.

    Cinque milioni d’immigrati. Spartaco si rifarà presto vivo.

  5. Complimenti per questo articolo, molto interessante e incoraggiante.
    Lo condividerò.

    Permettimi di dire però che l’incipit l’ho trovato fuori luogo se pensi che Emergency gestisce un poliambulatorio per migranti a Palermo, totalmente gratuito e dove non si chiede il permesso di soggiorno.
    http://www.emergency.it/menu.php?A=002&SA=010&P=012&ln=It

    Ciao e buon lavoro
    G.

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