“Lo sfruttamento degli animali non è come l’Olocausto”

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Il divieto tedesco della campagna della Peta che paragonava l'allevamento di maiali ai bovini alle vittime naziste è approvato dalla Corte di Strasburgo

Le condizioni di sfruttamento negli allevamenti degli animali non può essere paragonato all’Olocausto. La Peta, l’associazione che si batte per i diritti degli animali, è stata sconfitta alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, che ha confermato il divieto della campagna pubblicitaria con immagini di maiali o vitelli paragonati ai prigionieri o ai cadaveri dei campi di sterminio nazisti.

 

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OLOCAUSTO SUL PIATTO - Nel 2004 la Peta, l’associazione che si batte per i diritti degli animali, aveva pianificato una campagna shock intitolata “L’Olocausto sul tuo piatto”. I manifesti pubblicitari ritraevano animali imprigionati negli allevamenti in condizione di totale sfruttamento. Queste foto erano associate alle immagini scattate durante la liberazione dei campi di sterminio nazisti.  Nella campagna si potevano vedere maialini dietro le gabbie associati ai bambini nelle tute di prigionia, oppure un vitello scheletrico come una persona sopravvissuta allo sterminio nazista. Questa campagna è stata organizzata negli Stati Uniti, ma avrebbe dovuto essere lanciata anche in Germania.

 

DIVIETO TEDESCO - La Peta aveva pensato di lanciare immagini ancora più provocatorie, da affiggere sui cartelloni pubblicitarie del paese che ha organizzato l’Olocausto. Tra queste foto c’erano un mucchio di maiali morti, associati ad una fossa comune di Auschwitz, con sopra la scritta “Umiliazione finale”, esplicito riferimento alla “Soluzione Finale “del problema ebraico decisa alla Conferenza sul lago Wannsee dai vertici del regime nazista. La campagna della Peta aveva indignato la Germania, ed il Consiglio degli Ebrei tedeschi ne aveva chiesto il divieto. La magistratura aveva accolto questa richiesta, ed il divieto era stato confermato anche dalla Corte Costituzionale di Karlsruhe, diventata famosa in questi mesi per le sue sentenze sui salvataggi dell’euro. La Corte aveva confermato il divieto imposto alla Peta rimarcando come la campagna aveva “reso triviale e banalizzato il destino delle vittime dell’Olocausto”. Un paragone troppo offensivo per essere permesso, era stata la conclusione dei giudici di Karlsruhe.

PARAGONE IMPOSSIBILE -La Peta ha fatto ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo denunciando la lesione alla libertà d’espressione subita. La Corte di Strasburgo però ha confermato il divieto sancito dagli organismi giudiziari tedeschi. Alla luce dello specifico contesto della storia tedesca impedire una campagna pubblicitaria basata su immagini scioccanti sull’Olocausto è giustificato per i giudici di Strasburgo. La Corte europea per i diritti dell’uomo ha inoltre rimarcato come i magistrati tedeschi abbiano agito con un particolare rispetto per i loro concittadini di religione ebraica.