“Lo sfruttamento degli animali non è come l’Olocausto”
09/11/2012 - Il divieto tedesco della campagna della Peta che paragonava l'allevamento di maiali ai bovini alle vittime naziste è approvato dalla Corte di Strasburgo
Le condizioni di sfruttamento negli allevamenti degli animali non può essere paragonato all’Olocausto. La Peta, l’associazione che si batte per i diritti degli animali, è stata sconfitta alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo, che ha confermato il divieto della campagna pubblicitaria con immagini di maiali o vitelli paragonati ai prigionieri o ai cadaveri dei campi di sterminio nazisti.
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OLOCAUSTO SUL PIATTO - Nel 2004 la Peta, l’associazione che si batte per i diritti degli animali, aveva pianificato una campagna shock intitolata “L’Olocausto sul tuo piatto”. I manifesti pubblicitari ritraevano animali imprigionati negli allevamenti in condizione di totale sfruttamento. Queste foto erano associate alle immagini scattate durante la liberazione dei campi di sterminio nazisti. Nella campagna si potevano vedere maialini dietro le gabbie associati ai bambini nelle tute di prigionia, oppure un vitello scheletrico come una persona sopravvissuta allo sterminio nazista. Questa campagna è stata organizzata negli Stati Uniti, ma avrebbe dovuto essere lanciata anche in Germania.
DIVIETO TEDESCO - La Peta aveva pensato di lanciare immagini ancora più provocatorie, da affiggere sui cartelloni pubblicitarie del paese che ha organizzato l’Olocausto. Tra queste foto c’erano un mucchio di maiali morti, associati ad una fossa comune di Auschwitz, con sopra la scritta “Umiliazione finale”, esplicito riferimento alla “Soluzione Finale “del problema ebraico decisa alla Conferenza sul lago Wannsee dai vertici del regime nazista. La campagna della Peta aveva indignato la Germania, ed il Consiglio degli Ebrei tedeschi ne aveva chiesto il divieto. La magistratura aveva accolto questa richiesta, ed il divieto era stato confermato anche dalla Corte Costituzionale di Karlsruhe, diventata famosa in questi mesi per le sue sentenze sui salvataggi dell’euro. La Corte aveva confermato il divieto imposto alla Peta rimarcando come la campagna aveva “reso triviale e banalizzato il destino delle vittime dell’Olocausto”. Un paragone troppo offensivo per essere permesso, era stata la conclusione dei giudici di Karlsruhe.
PARAGONE IMPOSSIBILE -La Peta ha fatto ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo denunciando la lesione alla libertà d’espressione subita. La Corte di Strasburgo però ha confermato il divieto sancito dagli organismi giudiziari tedeschi. Alla luce dello specifico contesto della storia tedesca impedire una campagna pubblicitaria basata su immagini scioccanti sull’Olocausto è giustificato per i giudici di Strasburgo. La Corte europea per i diritti dell’uomo ha inoltre rimarcato come i magistrati tedeschi abbiano agito con un particolare rispetto per i loro concittadini di religione ebraica.













no, no è paragonabile. INFATTI E’MOLTO MOLTO PEGGIO.
già… perché gli ebrei sono meno dei maiali (è questo che stai dicendo, renditi conto)
Forse c’è un mistero in queste cose, chi lo sa?
Gli animalisti per alcuni aspetti sono esagerati, su questo non si discute, ma il mistero resta e forse un giorno lo scopriremo!
Invece di spendere i soldi in campagne inutili, gli animalisti dovrebbero creare degli allevamenti dove gli animali possano vivere felici fino alla morte naturale e potrebbero finanziarli anche vendendo latte,latticini, uova e miele etici, che molte persone comprerebbero.
Questo sarebbe molto più realistico che pretendere che tutti diventino vegani, anche perchè un bambino non crescerebbe bene senza proteine animali ( proteine che sarebbero garantite dal latte e dalle uova).
Un’altra cosa che sarebbe realistico fare è “associarsi” con fattorie, mattatoi e macellerie più o meno etici, perchè è irrazionale che la gente diventi vegetariana.
Queste cose aiuterebbero gli animali più di tante scemenze…
Le persone sono diverse dagli altri animali, hanno una dignità diversa…
Questa campagna merdapublicitaria ha quel retrogusto islamico radicale secondo cui gli ebrei sono maiali.
Animals Brothers è stato scritto da Edgar Kupler, ebreo deportato nel campo di Dachau: questi signorotti mangiabistecche di strasburgo l’avranno mai letto????
Peccato che quello sia un millantatore che dachau l’ha visto col binocolo.
Intendi Edgar Kupfer Koberwitz? non credo che fosse un millanatore, era un ebreo che si era rifugiato in Italia e che poi fu deportato a Dachau.
Io non ho mai sentito che fosse un millantatore, ma forse mi sbaglio.
In base a quali fonti lo dici, scusa?
http://it.wikipedia.org/wiki/Edgar_Kupfer-Koberwitz
Massimo rispetto per le vittime ed i parenti delle vittime dell’Olocausto.
Sincero schifo per chi paragona degli esseri umani a degli animali. Ma dopotutto, quando si sta troppo bene capire cosa vuol dire soffrire è troppo difficile.
Chi soffre ed ha sofferto, forse anche per il bene altrui, non si offende per il paragone con altre creature che soffrono, anche se di forma diversa.
O forse credi che gli animali non soffrano, solo perchè ha una forma diversa dalla nostra? Ne hai mai visto uno da vicino?
tra umani e animali si vuole mantenere quella barriera fatta di tutto e di niente su cui e’ costruita tutta l’identita’ umana: impariamo ad essere umani, quindi “diversi” dagli animali, perche’ ce li troviamo nel piatto. Siccome la nonna nel piatto non c’e’ – n’e’ ci sara’ mai alcuno dei nostri morti- noi siamo non solo diversi ma migliori. Agli animali noi facciamo ogni giorno quello che i Nazi avevano appreso dai moderni sistemi di lavorazione della carne dell’epoca – nelle industrie di Chicago. Duole, e molto, che dire questo sia un’infamia quando l’infamia vera e’ considerare il dolore, la tortura, la mancanza di rispetto e la morte come cose per esseri superiori, noi, le divinita’ che hanno saputo compiere diverse irreparabili atrocita’. E che continuano a farlo, nel nome della pace, o della liberta’ o della giustizia – oltre che del profitto e dell’affermazione di se’.
Quindi tu vedi una differenza fra umani ed ebrei (perché non riesci nemmeno a pensare che sia una cosa successa a tutti, è successa solo agli ebrei, non sei in grado di immedesimarti), ma non fra te e una scolopendra… molto bene… quindi se muore tua madre o un pidocchio sulla mia testa è la stessa cosa?
sarà contento tuo figlio quando gli dirai che per te la sua vita conta come quella dei moscerini che hanno invaso la cucina.
sei ebreo? io sì. ciò non mi impedisce di scrivere quello che ho scritto e a te di non voler capire.
Chapeau, Michela, sorella mia ! :-) Grzie per le tue parole, le sento mie!
*:*
j
Credo ci sia un’enorme differenza tra allevare degli animali anche in gabbie per trarne beneficio come cibo, farmaci etc. piuttosto che rinchiudere per morte certa esseri umani solo per esperimenti sadici e assoggettamento di popolo… credo anche che molti animalari e non animalisti sia chiaro si siano scordati i video testimonianza tedeschi che riprendevano per filo e per segno questo esperimenti assurdi. credo anche che il rispetto per i gli avi e le generazioni a venire sia piú nel non storpiare le loro memoria e le loro sofferenze piuttosto che nel non mangiarseli nei piatti. e m’importa relativamente poco se siate ebrei o qualunque cosa giacché i miei nonni italianissimi son stati deportati e solo per enorme fortuna sono morti anni dopo e ho visto foto delle mie nonne magre come chiodi, con le anche cosí sporgenti che sembravano manubri di biciclette in divisa partigiana a tentare di far da mangiare con dio solo sa chissá cosa.
Siete degli ingrati e dei folli se paragonate una guerra atroce a un allevamento di polli che ci danno le uova e la carne per mangiare. Siete degli ipocriti a nome dei vostri cari defunti, delle vostre madri con la cicatrice dell’anti polio e tutte le volte che vi curate anche solo per un mal di denti.
Il punto è uno solo: gli animali soffrono come noi o soffrono in modo diverso? questa è l’unica domanda che ha un senso.
altrimenti bisogna accettare l’egoismo della risposta ” la mia sofferenza è diversa da quella degli altri che possono soffrire come me, per il semplice fatto che io quella sofferenza non la sento sulla mia pelle”.