Che fine ha fatto il ddl anticorruzione?

14/04/2010 - A un mese e mezzo dall’approvazione, il provvedimento voluto da Berlusconi nel bel mezzo degli scandali sulla protezione civile giace ancora a Palazzo Chigi. Dimenticato dopo la sbornia delle Regionali. C’era una volta un ddl anticorruzione. Approvato con il sostegno

     
 

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A un mese e mezzo dall’approvazione, il provvedimento voluto da Berlusconi nel bel mezzo degli scandali sulla protezione civile giace ancora a Palazzo Chigi. Dimenticato dopo la sbornia delle Regionali.

C’era una volta un ddl anticorruzione. Approvato con il sostegno pieno del PdL e della Lega, come si faceva sapere al termine del Consiglio dei Ministri che lo aveva varato, proprio mentre i “mormorii” intorno ai “casi isolati” (Pennisi, l’inchiesta sul G8, Prosperini), continuavano a farsi sempre più pesanti. Tanto da raggiungere, sondaggi di Silvio Berlusconi alla mano, persino e nientepopodimenoché, l’opinione pubblica, che cominciava a porsi sempre più domande intorno a una classe dirigente che sembrava farsi sempre più classe digerente.

CHE COSA PREVEDEVA? – Un grande capitolo del provvedimento approvato, informava all’epoca il ministro della Giustizia Angelino Alfano, “è quello delle sanzioni. Abbiamo stabilito dei regimi nuovi in materia di incandidabilità secondo i quali in talune circostanze, in caso di condanne, non ci si possa candidare negli enti locali. Abbiamo esteso queste regole anche a livello parlamentare e abbiamo previsto un inasprimento di pene nei confronti della pubblica amministrazione“. Il provvedimento prevedeva un regime di ineleggibilità alla Camera e al Senato per i condannati con sentenza passata in giudicato in relazione a reati come peculato, malversazione, corruzione, concussione.

LEGHISTI FELICI – Anche il ministro della Semplificazione legislativa, Roberto Calderoli, esprimeva “viva soddisfazione“. Il ddl “recepisce anche la mia proposta emendativa, presentata in Consiglio dei ministri, che introduce l’ineleggibilità alle cariche di deputato e senatore per coloro che sono stati condannati, con sentenza passata in giudicato, per i reati di cui alla lettera B dell’articolo 58 del Testo Unico Enti Locali, per un periodo di 5 anni“, diceva il leghista. L’aspetto più innovativo del ddl anticorruzione, per quanto riguarda il capitolo messo a punto dal ministro per la Funzione pubblica, Renato Brunetta, consisteva nel Piano nazionale anticorruzione, cui si accompagnava l’Osservatorio sulla corruzione e gli altri reati contro la Pubblica Amministrazione. A spiegarlo fu lo stesso Brunetta, orgogliosissimo, in conferenza stampa.

MA DA QUANDO CI SEI TU, TUTTO QUESTO NON C’E’ PIU’ - E ora, dov’è finito tutto ciò? Ce lo fa sapere MF: il pacchetto di misure di prevenzione e repressione giace oggi presso l’ufficio Affari Giuridici di Palazzo Chigi, senza nemmeno essere arrivato in Parlamento. Era arrivato lì con la formula dell’approvazione “salvo intese”, e lì è rimasto: l’intesa non è stata trovata, politicamente PdL e Lega non hanno ancora trovato l’accordo pieno. Nel frattempo altre priorità si sono presentate. Morale: l’anticorruzione può attendere. Tanto le elezioni sono passate. E le prossime arriveranno tra tre anni. C’è tempo. Anche per i “casi isolati”. No?

     
 

5 Commenti

  1. lelithl scrive:

    ad occhio e croce la stessa fine che ha fatto l’ormai celeberrima legge antiprostituzione che prevedeva sanzioni penali per l’ “utilizzatore finale” (cit).

    solita ridicola boutade propagandistica cui solo un popolo ormai praticamente privo di senso critico poteva dar retta

  2. sosio pagliaroli scrive:

    Questo è uno dei tanti episodi che dimostra che questo è il governo del dire
    e non il governo del fare.Non è però che dall’altra parte stiano messi meglio.Poveri noi.-

  3. rebyjaco scrive:

    Questa è LA REALTA’ ITALIA. Quando la maggioranza della popolazione, o almeno, una parte consistente di essa, avrà capito che QUESTA CLASSE POLITICA, NELL’INSIEME, è degna di San Vittore, e che non produrrà MAI niente di positivo per il Paese, (sarà troppo tardi), allora e solamente allora, si potrà sperare in cambiamenti veramente A FAVORE DEL PAESE. Nessuno di questi mascalzoni, avrà MAI il coraggio di prendere le misure necessarie per modernizzare e raddrizzare le storture che si sono formate attraverso decenni di Amministrazione clientelare. CHIUNQUE, mettesse mano a queste riforme, verrebbe probabilmente bocciato alle Elezioni seguenti. Detto questo, mi sembra altamente improbabile che i POLITICI SQUALLIDI che popolano ROMA, siano in grado di produrre alcun che di positivo. Questa è la “”Spaventosa”" realtà. Paragonarla alla REALTA Afgana, non è sicuramente esagerato.

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