Anche sull’immigrazione la Chiesa dice la sua. Chiedendo quasi l’appalto a potersi occupare di quello che il governo non sa fare
“Provvisoriamente”, la rubrica che spulcia nei sacri altarini e dimostra che spesso di aulico e disinteressato c’è molto molto poco. Ad opera di Luigi Castaldi alias Malvino
Un intervento di monsignor Vittorio Nozza, direttore di Caritas Italia, su L’Osservatore Romano del 27 settembre, ha dato qualche mal di pancia al governo. L’accusa – perché di un’accusa vera e propria si tratta come dall’opposizione non s’è potuto fare a meno di constatare con soddisfazione – l’accusa, dicevo, è
quella di aver preso misure sull’immigrazione in forza ad “opinioni tenute al guinzaglio dell’opinione corrente”, notoriamente preda delle ”frustrazioni di chi vede riflesse nell’altro e nel diverso le proprie insicurezze”, con ciò alimentando un ”clima di paura e di intolleranza”, invece di “operare affinché si determinino cambiamenti nell’opinione pubblica imperante”. L’accusa è di populismo – cavalcare l’opinione corrente invece di formarne una – ma è chiaro il monito severissimo riguardo al pericolo di una deriva razzista della società italiana e – questo è da considerare emblematico – per cedimento alla demagogia e rinuncia ad una “sana” pedagogia sociale. Via, concentratevi un attimo: chi sa fare la più “sana” pedagogia sociale? E perché il governo allora non l’appalta a chi la sa fare? Stronzo d’un governo.
Ingerenza? Siamo diffidati dal chiamarla ingerenza: la Santa Sede non fa politica, la Cei non fa politica, neanche la Caritas Italia fa politica. Le gerarchie ecclesiastiche esprimono pareri, questo è tutto. Nel 2003, per esempio, in un Rapporto delle Commissioni Episcopali Nazionali per l’Emigrazione, dopo aver preso atto della “scarsità o mancanza di adeguate strutture di accoglienza, soprattutto per i rifugiati, [del]la lentezza delle procedure legali, particolarmente in vista del permesso di soggiorno, [del]le leggi a volte troppo repressive, […] [de]l debole o mancato processo di integrazione e di inserimento nella società di arrivo” – dopo aver denunciato “la violenza e gli atti di razzismo, la xenofobia alimentata da partiti e movimenti estremisti e l’ostilità particolare verso l’immigrazione musulmana tout court” – si concedeva: “È però doveroso segnalare, in questi ultimi tempi, la diminuzione di manifestazioni xenofobe o chiaramente razziste. Questo lento mutare del clima potrebbe favorire l’intervento pedagogico, oltre che pastorale, della Chiesa e facilitare la sua mediazione moderatrice nei confronti sia della società civile che della comunità cristiana”.
Ecco, ritorna la questione del “clima”: nel 2003 era favorevole, oggi no. Chiaramente, si tratta di pareri: vogliamo negare la libertà di esprimere pareri alle gerarchie ecclesiastiche? Sarebbe laicismo. Peggio: sarebbe persecuzione anticristiana. Roba hindu o giù di lì.Era di qualche mese fa la manifesta soddisfazione diBenedetto XVI per il risultato elettorale di aprile: “Avvertiamo con particolare gioia i segnali di un clima nuovo”. Anche quella – gratuita secondo alcuni, interessata secondo altri – era una consulenza
climatologica, mica un ingerenza? Ora il clima sembra già cambiato – è un “clima di paura e di intolleranza” – ma sarà il caso anche stavolta di diffidare chi volesse chiamarla ingerenza. La Chiesa voleva che il governo le riconoscesse “la sua mediazione moderatrice nei confronti sia della società civile che della comunità cristiana” e le appaltasse in toto il compito di una “sana” pedagogia sociale, qui sull’accoglienza verso gli immigrati, ma poi – perché no? – su scuola, sanità, sicurezza, ecc.
Siamo diffidati dal chiamarla ingerenza. Se la chiamiamo ingerenza, vuol dire che intenderemmo negare ai cattolici la possibilità di partecipare al dibattito politico, vorremmo tenerli chiusi nelle chiese, e questo sarebbe ingiusto, chi può volerlo? Sia data la possibilità ai cattolici di esprimersi su tutto ciò che vogliono, piuttosto. Ma in quanto cattolici, ovviamente. E giacché sono tanti, lasciamo che si esprimano attraverso le gerarchie ecclesiastiche. Sono o non sono “tenuti ad osservare con cristiana obbedienza ciò che i sacri Pastori, in quanto rappresentano Cristo, dichiarano come maestri della fede o dispongono come capi della Chiesa“(Codice di Diritto Canonico, Can. 212)? È vero o non è vero che “il Romano Pontefice, in virtù del suo ufficio di Vicario di Cristo e di Pastore di tutta la Chiesa, ha sulla Chiesa la potestà piena, suprema e universale, che può sempre esercitare liberamente”(Catechismo, 882)? E il collegio dei suoi vescovi è o non è “pure soggetto di suprema e piena potestà su tutta la Chiesa: potestà che non può essere esercitata se non con il consenso del Romano Pontefice” (Catechismo, 883)? Bene, il Papa e la Cei non fanno ingerenza, ma esercitano una prerogativa che potremmo dire di rappresentanza (necessariamente attiva) sulla base di un consenso (necessariamente passivo). Se sta bene ai cattolici, non abbiamo alcuna ragione per contestare la cosa. Se non sta bene ai cattolici, non sono più cattolici, o sono cattolici che parlano a titolo personale. Mi pare che la diffida sia ricevibile: il Papa e la Cei non fanno ingerenza nella politica italiana, vi partecipano di diritto, ma con regole un pochino diverse da quelle cui sono tenute gli altri partiti e godendo di finanziamenti pubblici assai più consistenti, per quanto – lo sappiamo bene – il denaro non basta mai. Ma è che si tratta di un partito fondato da Dio, si vede da quanto è resistente, e quindi l’eccezione ci sta tutta. Ci sta pure un’altra eccezione: il partito non aspira al governo diretto, ma solo all’appoggio esterno, in cambio di qualcosa. Sennò, eventualmente, all’opposizione, ma sempre costruttiva. Quella che, per superficialità o per ignoranza, uno sarebbe portato a definire ingerenza è invece politica sui generis.


























Attendo quando anche Sarkozy, capo do stato estero al pari di ratzinger, rivendicherà di poter fare analogamente politica nel nostro paese. Magari anche prendendosi un 8 per mille: in fondo la cultura italiana deve tanto a quella francese, no?
La vocazione della Chiesa nel commercio negriero data da oltre 1000 anni, non vorrete mica togliergli gli introiti della tratta ? Intanto a loro non gliene frega niente, mica ci devono convivere con gli afro-islamici, è un problema dei poveri italiani. Alla Chiesa bastano gli incassi, per mantenerli ed incrementarli ci fanno la morale, e ci raccontano qualunque frescaccia. Per i soldi questo ed altro !!!
leggo il dott. Malvino da alcune settimane e sono davvero estasiata dalla delicatezza e e dalla evidente cristianità del detto mirabile commentatore
è splendente in Lui una vena di infinita dolcezza che esprime anche sul suo blog con musiche divine (senza presumibili false ironie)
non capisco quei commentatori insensibili che non capiscono ciò e lo attaccano in continuazione
@ maria pia
Oh, sorella, lei sì che dà soddisfazione alla punta della mia penna: mi contatti privatamente.
Per quanto ideologicamente ammirabile il pezzo di Malvino, non dimentichiamo che la Caritas non ha uguali al mondo nel servizio ai poveri e agli ultimi. Nelle città spesso il rapporto sulla povertà che non si vede lo rende la Caritas perché si basa sui dati capillari che provengono dalle parrocchie. A Cagliari il Rapporto Caritas sulla povertà è l’unico che mostra il volto di un’umanità invisibile che lotta ogni giorno per i bisogni primari.