di Alessandro D'Amato (Gregorj)
postato alle 11:41 del 29 Settembre 2008 in EconomiaTorna alla home

L’accordo è fatto, ma il piano industriale di Cai è poco credibile. Il professor Ugo Arrigo ci spiega perché

Guardi, mettiamola così: se gli riesce tutto quello che hanno promesso di fare, allora Spinetta e Mayrhuber dovranno cedere le rispettive poltrone in Air France e Lufthansa a Colaninno e Sabelli, visto che riuscirebbero a fare meglio di qualunque vettore internazionale”. Non nasconde la propria ironia Ugo Arrigo, professore di Politica Economica all’università Milano Bicocca e membro dell’Istituto Bruno Leoni, think tank liberale, dopo aver analizzato i numeri del piano industriale presentato dalla Compagnia Aerea Italiana per il rilancio di Alitalia: “Il piano Fenice si regge su un’unica idea fondamentale, che purtroppo è sbagliata: la possibilità di aumentare in maniera consistente la produttività degli aerei della nuova Alitalia operanti sul breve e medio raggio, che, associata ad un incremento quasi equivalente della produttività dei dipendenti, permetterebbe un notevole miglioramento del rapporto ricavi operativi/costi operativi e il riequilibrio economico finanziario dell’azienda nell’arco di un triennio”.

E perché è sbagliata, professore?
“Perché è vero che non si aumentano in maniera consistente le tariffe per Alitalia, e questa è una buona notizia per i consumatori (o meglio: una notizia meno peggiore di quello che si immaginava). Ma l’idea generale che lo muove – quella di far volare di più gli aerei e gli equipaggi – è irrealizzabile”.

In quanto consisterebbe l’incremento? E perché è impossibile?
“Come ho spiegato qui, nel 2007 gli aerei Alitalia impiegati hanno volato in media per 2.500 ore. Il piano Fenice, stando ai dati forniti dalla Cai, prevede che questo valore aumenti dapprima a 3.000 ore anno e successivamente a 3.300, una crescita complessiva del 32%. Un risultato che si dovrebbe raggiungere spremendo al massimo le macchine impiegate sul breve e medio raggio a discapito di quelle sul lungo raggio. Ma la flotta, come tutti sanno, è destinata ad essere ridimensionata da 238 devono arrivare a 151, secondo i dati del luglio scorso, oppure 138 a leggere quanto scritto dai giornali in questi giorni”.

In questo modo crescerebbe la produttività degli aerei e i ricavi da passeggeri.
“Già. I passeggeri sono destinati a salire da 132mila a 186mila per aereo, con una crescita del 40%, e la stessa percentuale di incremento è prevista per i ricavi annui da passeggeri, che dovrebbero andare da 18 a 25 milioni di euro. Ma un aumento di queste dimensioni, per una compagnia, semplicemente non è realizzabile”.

Come mai?
“Mi segua: senza aumentare i collegamenti, si può volare di più solo se si fanno più voli, visto che la distanza tra un punto e l’altro è più o meno costante. E ovviamente, non si può incrementare il ricavo complessivo mettendo voli in fasce orarie economicamente inutili, come in piena notte o così via. Grosso modo, possiamo dire che la maggior parte dei voli deve stare tra le 7 del mattino e le 23”.

E quanti voli si possono effettuare in quella fascia oraria?
Lo standard per il breve raggio è di tre coppie di voli, ciò di sei voli quotidiani. Se si vuole volare di più si deve passare a quattro coppie di voli, cioè a otto voli quotidiani e in questo caso l’incremento è proprio del 33%.

E non è possibile realizzare quattro coppie di voli in una fascia complessiva di 16 ore?
“Certo che sì, ma solo a condizione che la durata di ogni volo sommata al tempo a terra per sbarco, verifiche della macchina, rifornimento e imbarco non ecceda in alcun modo le due ore. Questo vuol dire che sui collegamenti dall’Italia verso il resto d’Europa è sostanzialmente impossibile e che su collegamenti interni è forse possibile ma solo su tratte brevissime che utilizzano aeroporti non congestionati e in grado di non trattenere troppo a terra gli aerei. In sostanza è forse possibile ma solo su una percentuale limitatissima dei collegamenti e non sulla generalità, come invece incorporato nel piano Fenice”.

Quindi, secondo lei, Alitalia non riuscirà ad arrivare ai livelli delle altre compagnie?
“No, peggio: nemmeno le low cost riescono a fare quello che vorrebbero Colaninno, Sabelli e Passera. Applicando l’incremento di produttività tecnica previsto dal piano Fenice, i voli medi giornalieri per velivolopasserebbero dai 5,8 di Alitalia ai 7,5 della Cai. Purtroppo per Cai, persino Ryanair riesce a fare in media solo 6 voli al giorno. E se non ce la fa nemmeno il tirchissimo O’Leary, uno che per risparmiare sui costi nella sua compagnia si è inventato di tutto, credo che sia alquanto improbabile che ci riescano degli imprenditori che sono alla prima esperienza nel settore aereo”.

Il Fondo monetario internazionale ha detto che non intende entrare nel merito del salvataggio di Alitalia ma auspica che il piano non comporti ulteriori aggravi per i contribuenti italiani.
“Per come è stato disegnato, credo che sia un pio desiderio”.

In più, con l’accordo di ieri i piloti hanno strappato un maggior numero di riposi e maggiori retribuzioni.
E quindi la Cai risparmierà meno di quanto programmato sul costo del lavoro, rendendo imperativa la necessità di rivedere il piano industriale ancora una volta. A meno che non si consideri carta straccia quanto detto finora e si percorra un’altra strada. O, peggio che dietro i numeri dati in pasto alla stampa si nascondano strategie di altro tipo”.

Cioè? Quali?
“Questa vicenda mi fa venire in mente un parallelismo con quanto accaduto alle Poste Italiane durante l’era di Corrado Passera, oggi amministratore delegato di Banca Intesa, che poi è molto simile a quello che sta facendo Moretti alle Ferrovie. Ovvero far pagare di più quello che rimane, più o meno lo stesso servizio, non dando nel contempo possibilità all’offerta di incrementare e al consumatore di scegliere. L’incremento delle tariffe, una volta colpita con la mannaia la concorrenza, è in fondo la via più breve per riequilibrare i conti di un’azienda pubblica dissestata…”

Pensa quindi che a breve avremo sorprese da quel punto di vista?
“Ad oggi è l’unica strada praticabile”.

(Ugo Arrigo sarà intervistato sullo stesso tema Martedì a Ballarò su raitre. Come non detto, anche quella intervista, così come questa, che era stata scritta per un quotidiano a tiratura nazionale, è saltata. Casualità su casualità su casualità…) 
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