L’accordo è fatto, ma il piano industriale di Cai è poco credibile. Il professor Ugo Arrigo ci spiega perché
“Guardi, mettiamola così: se gli riesce tutto quello che hanno promesso di fare, allora Spinetta e Mayrhuber dovranno cedere le rispettive poltrone in Air France e Lufthansa a Colaninno e Sabelli, visto che riuscirebbero a fare meglio di qualunque vettore internazionale”. Non nasconde la propria ironia Ugo Arrigo, professore di Politica Economica all’università Milano Bicocca e membro dell’Istituto
Bruno Leoni, think tank liberale, dopo aver analizzato i numeri del piano industriale presentato dalla Compagnia Aerea Italiana per il rilancio di Alitalia: “Il piano Fenice si regge su un’unica idea fondamentale, che purtroppo è sbagliata: la possibilità di aumentare in maniera consistente la produttività degli aerei della nuova Alitalia operanti sul breve e medio raggio, che, associata ad un incremento quasi equivalente della produttività dei dipendenti, permetterebbe un notevole miglioramento del rapporto ricavi operativi/costi operativi e il riequilibrio economico finanziario dell’azienda nell’arco di un triennio”.
E perché è sbagliata, professore?
“Perché è vero che non si aumentano in maniera consistente le tariffe per Alitalia, e questa è una buona notizia per i consumatori (o meglio: una notizia meno peggiore di quello che si immaginava). Ma l’idea generale che lo muove – quella di far volare di più gli aerei e gli equipaggi – è irrealizzabile”.
In quanto consisterebbe l’incremento? E perché è impossibile?
“Come ho spiegato qui, nel 2007 gli aerei Alitalia impiegati hanno volato in media per 2.500 ore. Il piano Fenice, stando ai dati forniti dalla Cai, prevede che questo valore aumenti dapprima a 3.000 ore anno e successivamente a 3.300, una crescita complessiva del 32%. Un risultato che si dovrebbe raggiungere spremendo al massimo le macchine impiegate sul breve e medio raggio a discapito di quelle sul lungo raggio. Ma la flotta, come tutti sanno, è destinata ad essere ridimensionata da 238 devono arrivare a 151, secondo i dati del luglio scorso, oppure 138 a leggere quanto scritto dai giornali in questi giorni”.
In questo modo crescerebbe la produttività degli aerei e i ricavi da passeggeri.
“Già. I passeggeri sono destinati a salire da 132mila a 186mila per aereo, con una crescita del 40%, e la stessa percentuale di incremento è prevista per i ricavi annui da passeggeri, che dovrebbero andare da 18 a 25 milioni di euro. Ma un aumento di queste dimensioni, per una compagnia, semplicemente non è realizzabile”.
Come mai?
“Mi segua: senza aumentare i collegamenti, si può volare di più solo se si fanno più voli, visto che la distanza
tra un punto e l’altro è più o meno costante. E ovviamente, non si può incrementare il ricavo complessivo mettendo voli in fasce orarie economicamente inutili, come in piena notte o così via. Grosso modo, possiamo dire che la maggior parte dei voli deve stare tra le 7 del mattino e le 23”.
E quanti voli si possono effettuare in quella fascia oraria?
Lo standard per il breve raggio è di tre coppie di voli, ciò di sei voli quotidiani. Se si vuole volare di più si deve passare a quattro coppie di voli, cioè a otto voli quotidiani e in questo caso l’incremento è proprio del 33%.
E non è possibile realizzare quattro coppie di voli in una fascia complessiva di 16 ore?
“Certo che sì, ma solo a condizione che la durata di ogni volo sommata al tempo a terra per sbarco, verifiche della macchina, rifornimento e imbarco non ecceda in alcun modo le due ore. Questo vuol dire che sui collegamenti dall’Italia verso il resto d’Europa è sostanzialmente impossibile e che su collegamenti interni è forse possibile ma solo su tratte brevissime che utilizzano aeroporti non congestionati e in grado di non trattenere troppo a terra gli aerei. In sostanza è forse possibile ma solo su una percentuale limitatissima dei collegamenti e non sulla generalità, come invece incorporato nel piano Fenice”.
Quindi, secondo lei, Alitalia non riuscirà ad arrivare ai livelli delle altre compagnie?
“No, peggio: nemmeno le low cost riescono a fare quello che vorrebbero Colaninno, Sabelli e Passera. Applicando l’incremento di produttività tecnica previsto dal piano Fenice, i voli medi giornalieri per velivolopasserebbero dai 5,8 di Alitalia ai 7,5 della Cai. Purtroppo per Cai, persino Ryanair riesce a fare in media solo 6 voli al giorno. E se non ce la fa nemmeno il tirchissimo O’Leary, uno che per risparmiare sui costi nella sua compagnia si è inventato di tutto, credo che sia alquanto improbabile che ci riescano degli imprenditori che sono alla prima esperienza nel settore aereo”.
Il Fondo monetario internazionale ha detto che non intende entrare nel merito del salvataggio di Alitalia ma auspica che il piano non comporti ulteriori aggravi per i contribuenti italiani.
“Per come è stato disegnato, credo che sia un pio desiderio”.

In più, con l’accordo di ieri i piloti hanno strappato un maggior numero di riposi e maggiori retribuzioni.
E quindi la Cai risparmierà meno di quanto programmato sul costo del lavoro, rendendo imperativa la necessità di rivedere il piano industriale ancora una volta. A meno che non si consideri carta straccia quanto detto finora e si percorra un’altra strada. O, peggio che dietro i numeri dati in pasto alla stampa si nascondano strategie di altro tipo”.
Cioè? Quali?
“Questa vicenda mi fa venire in mente un parallelismo con quanto accaduto alle Poste Italiane durante l’era di Corrado Passera, oggi amministratore delegato di Banca Intesa, che poi è molto simile a quello che sta facendo Moretti alle Ferrovie. Ovvero far pagare di più quello che rimane, più o meno lo stesso servizio, non dando nel contempo possibilità all’offerta di incrementare e al consumatore di scegliere. L’incremento delle tariffe, una volta colpita con la mannaia la concorrenza, è in fondo la via più breve per riequilibrare i conti di un’azienda pubblica dissestata…”
Pensa quindi che a breve avremo sorprese da quel punto di vista?
“Ad oggi è l’unica strada praticabile”.



























Non mi tornano i conti. Tre coppie giornaliere di voli di due ore fanno 12 ore al giorno. Per fare 3300 ore ci vogliono 277 giorni, e ne restano più di 80 per le fermate manutentive (decisamente tanti). Sbaglio qualcosa?
Da quando esiste l’Alitalia e le Imprese guadagnare significa avere entrate superiori alle uscite, In termini economici le spese debbono essere inferiori ai profitti. Le spese in particolar quelle legate al costo del carburante e del Personale erano eccessive. Le entrate, alla luce della perdita di appetibilità dei voli Alitalia, anche per causa dell’ impoverimento del Servizio a bordo e della scarsa affidabilità del Sistema Italia, sono indiminuzione. Quanto detto dall’ Economista arricchise il discorso, dimenticando però che esistono compagnie che hanno profitti e che hanno oggi come ieri le stesse situazioni di fatto enunciate nel brillante articolo.
Vorrei solo accennare che le ore volate dipendono non solo dal numero degli aerei ma dalla disponibilità dell’ impiego del personale, lo sa l’illustre Ecnomista, che le ore effettivamente volate come impiego a bordo sono le più basse in Europa per il personale Alitalia?
Sono d’accordo con Ugo Arrigo. Non si poteva fare di peggio ( nel momento peggiore) di quanto si è fatto: Governo e Sindacati due pugili ” suonati”, senza idee.
Il peggio deve ancora venire, poveri noi utenti del trasporto aereo Alitalia ( non voleremo più),costosissimo e non concorrenziale, gettato alle ortiche da managers senza guizzi, in una congiuntura mondiale fallimentare che fa debiti da tutte le parti, petrolio, sistema bancario. Attenzione CAI : pericolo ai naviganti, causa governi invecchiati e litigiosi con bufere in avvicinamento dei verdi ” Padani” su Malpensa.Continua l’infezione dei ” subprime” USA su tutto il continente Europa. Wall Street in pre agonia, con Bush che lascia la Casa Bianca a secco, come il peggior Presidente USA della storia. Anni di chiacchere al vento, con risultati catastrofici per i poveri contribuenti italiani vieppiù oberati da debiti Alitalia di oltre 5 miliardi di euro. Il Comune di Roma ne ha circa 9 di miliardi di debito ( non parliamo della Sicilia) . Auguri di buon anno 2009 ai contribuenti anche a quelli che non pagano un solo euro e anche a quelli che possono fare i condoni fiscali.
Finalmente una voce competente e chiara.
Sono quartant’anni che mi occupo di trasporto aereo e non posso che condividere totalmente l’analisi esposta.
E non solo, perché il piano contiene anche altre assurdità tecniche che avranno un impatto violentemente negativo sulle operazioni ed altre assurdità sul criterio di network immaginato che porranno in immediato la CAI fuori mercato.
L’analisi è interessante, e evidenzia le tipiche storpiature di manager che non conoscono il prodotto con cui stanno lavorando, e fanno deduzioni seguendo la catena inversa di causa-effetto. Manca però un dato che è sotto gli occhi di tutti, ma sembra nessuno abbia notato il collegamento. Un piano di risanamento di questo tipo fatto con la crisi alle porte non può che andare in una sola direzione. Non è quindi possibile che chi ha imbastito il piano non punti ad un risanamento autonomo ma ad un eventuale “aiutino” governativo per via della situazione congiunturale dovuta alla crisi?
Winston Churchill una volta disse “A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.”
Sono utilazzatore di voli transoeceanici ,almeno una volta l’ anno e posso dire di non avere mai utilizzato la compagnia nazionale perchè non operante con gli scali di mio interesse dovendo giocoforza utilizzare altre compagnie.Credo comunque che CAI in quanto modesta in dimensione al suo apparire sul mercato e con il ridensinamento del parco macchine non potrà soddisfare al momento la richiesta di voli quali quella di tanti turisti o di operatori economici per il Sud America o per l’ oriente in genere , oltre ai voli per la costa pacifica degli USA , quindi non sarà redditizia per moltissimo tempo con i soli voli a corto e medio raggio previsti dal piano Fenice , per gli attuali investitori/azionisti.
Nascerebbe pertanto la non remota prospettiva di diventare alla prima occasione un appetibile nuovo acquisto da parte di una delle grosse compagnie europee ,perdendo di colpo quell’ italianità tanto declamata e caparbiamente voluta dal Premier..(.. supposta una possibile ricapitalizzazione con la non sottoscrizione da parte di uno o più deli attuali azionisti con decadenza perciò del vincolo a non cedere azioni per 5 anni…) Vedasi in proposito quanto prevede il codice civile in materia!!!
Sono perciò pienamente d’ accordo con il pro. Ugo Arrigo……..ma ad Arcore sono sordi !!!
Sono convinto che CAI non funzionerà a meno che Air France o Lufthansa non entrino per la gestione.
Infatti non si è mai visto un PIANO INDUSTRIALE predisposto da una Banca (ricordiamoci che Passera, dopo aver fatto un’ escursione in Olivetti - con i risultati poi visibili a tutti - è andato alle Poste Intaliane crecando di trasformarla in azienda finanziaria con il risultato che tale azienda è ulteriormente scaduta a livello di servizio = vedi classifica a livello Europeo).
Per questo motivo, credo, il Governo (perchè poi lui se la decisione spetta a CAI ?) auspica nell’ aiuto di almeno una delle due Compagnie citate: per non farsi carico del FALLIMENTO dopo aver deciso e perorato la “cordata” CAI che non esisteva sino a qualche settimana fa, malgrado le assicurazioni dell’ incompetente (ma super interessato) Berlusconi.
Tutto ciò fregandosi delle leggi italiane (bando di gara per la vendita di aziende pubbliche) e europee (libertà di mercato).
anche se fosse possibile fare tante ore di volo poi bisogna vedere se la gente salirà su quei aerei
se sulla tratta Roma Milano ci si mette anche l’alta velocità magari molti che prendevano l’aereo domani prenderanno il treno
è come se uno dicesse da domani venderò il doppio di automobili fiat ma se nessuno me le vuole comperare che faccio lo minaccio con la pistola?
poi CAI aveva detto di voler trasportare ventotto milioni di passeggeri ma con 138 aerei per 186000 persone viene fuori meno di ventisei milioni
quindi o si mettono più aerei o i conti non tornano
Complimenti a tutti vedo ,senza nascondere da parte mia tutta la polemica possibile,che siamo pieni di imprenditori tutti allenatori della stessa nazionale magari con una propria impresa che va a rotoli o che vi ha spinto ad aprire laboratori-chiamiamoli così-all’estero sfruttando magari anche il lavoro minorile….BRAVI.Per quelli come voi pagheranno sempre i lavoratori e lo dici senza alcuna retorica di parte..un saluto senza troppo affetto ANTONIO
con lo sfascio alitalia che ancipa telecom, ff.ss.ecc.un altro pezzo del nostro paese viene distrutto. viene distrutta dai partiti di cui alitalia rappresentava uun serbatoio di voto.oggi da bancaq intesa che rietra del debito con tato e questo era il suo fine. in italia sono saltati ruoli e garanzia della costituzione. in italia ci aspettano tempi durissimi. bisogna assicurarsi per poter sopravvivere garantirsi la possibilità di rendere non operativi i piani di berlusconi,e mandare a casa napolitano e lo stragista papa s.s. benedetto xvi. intanto gli italiani rischiano di perdere la libertà senza accorgenersi.
“intanto gli italiani rischiano di perdere la libertà senza accorgenersi.”
Soprattutto mettendo in pratica i tuoi propositi.
Purtroppo sono stato informato poco fa che l’intervista a Ballarò è saltata. Un vero peccato
Peccato per l’intervista al professor Arrigo. Hanno cambiato il tema della trasmissione all’ultimo momento? Vedo che ci sono ospiti che avrebbero avuto senso solo parlando del caso Alitalia (Marrazzo e Alemanno su tutti). Causa forza maggiore parleranno della crisi finanziaria.
Probabilmente l’intervista a Ballarò verrà trasmessa in un’altra occasione. Casualmente, credo che invece noi possiamo dare la certezza che ritorneremo sui temi trattati in un’altra occasione. Sperando che serva a qualcosa.