Cresce la produzione industriale ma l’ottimismo è fuori luogo
12/04/2010 - Rialzo atteso e quasi dovuto a febbraio rispetto allo stesso mese dell’anno passato. Tuttavia, la crescita è nulla rispetto a gennaio, nonostante il “doping” degli incentivi al mercato dell’auto (peraltro non rinnovati). Intanto, per la Cgil la disoccupazione “reale” supera
Rialzo atteso e quasi dovuto a febbraio rispetto allo stesso mese dell’anno passato. Tuttavia, la crescita è nulla rispetto a gennaio, nonostante il “doping” degli incentivi al mercato dell’auto (peraltro non rinnovati). Intanto, per la Cgil la disoccupazione “reale” supera l’11,5%
Oggi l’Istat ha fornito la consueta rilevazione mensile sulla produzione industriale. A febbraio, secondo quanto riportato nella nota dall’istituto di statistica, si è registrato una
crescita del 2,7% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Una notizia in apparenza positiva, tanto che per il ministro delle Attività produttive Claudio Scajola sarebbe la “prova provata” che “l’Italia non è più in declino e sta rapidamente uscendo dalla crisi – manco a dirlo – meglio degli altri“. L’Istat, inoltre, ha confermato che quello registrato a febbraio è stato il primo rialzo tendenziale dall’inizio del 2008.
LA CRISI È FINITA? - L’ottimismo, secondo chi ci governa, è una leva indispensabile per uscire dalla crisi. Una leva così importante che, spesso e volentieri, è stata azionata senza badare troppo alla realtà delle cose. Infatti, guardando con più attenzione alla rilevazione dell’Istat si nota come l’aumento della produzione industriale è relativo solo allo stesso mese dell’anno passato, febbraio 2009, mentre è nullo (pari a zero) rispetto alla rilevazione su base mensile dello scorso gennaio 2010. In poche parole, rispetto a gennaio di quest’anno non c’è stata alcuna crescita della produzione industriale. L’aumento del 2,7%, perciò, assomiglia troppo ad un ribalzo, quasi dovuto, rispetto ad uno dei mesi “peggiori” dal punto di vista della produzione manifatturiera dell’anno passato. Certo, c’è l’interruzione del “trend” negativo ma, visto il periodo dell’anno, ci pare davvero troppo poco per non restare con i piedi ben piantati per terra. Non fosse altro che, come recita l’antico adagio popolare, “una rondine non fa primavera”.
NOI PREFERIAMO IL REALISMO - Nel 2009 il calo della produzione industriale è stato il più pesante dal 1990. E inevitabile, quindi, che difficilmente si possa fare peggio quest’anno. Le previsioni dei più accreditati organismi internazionali come l’Ocse e l’Fmi prevedono per il 2010 una crescita del nostro Pil più di poco sotto l’1% (lo 0,8%). Una crescita del 1% rispetto al tonfo del 2009 del -5%. Un saldo negativo nel biennio, come si vede, di circa il -4%. Nel 2009, infatti, la riduzione annua della produzione industriale rispetto al 2008, è stata del -17,5%, pur avendo il 2009 254 giorni lavorativi contro i 253 del 2008. Non solo, nel 2008 già c’era stata una diminuzione della produzione industriale pari al -3,1%, che, tuttavia, non faceva presagire al crollo che poi si è verificato, anche a seguito dell’aggravarsi della crisi economica mondiale, nel 2009. Nel biennio, quindi, la produzione industriale è scesa di oltre il -20%.
IL DOPING DEGLI INCENTIVI SULLE AUTO - A rivelare quanto sia artefatta questa “ripresina” e, soprattutto, quanto fuori luogo sia il facile entusiasmo degli esponenti di governo è il dato, fornito sempre oggi dall’Istat, sulle vendite del mercato delle automobili. Infatti, la produzione industriale di autoveicoli a febbraio 2010 è cresciuta del 16,1% rispetto allo stesso mese del 2009. Lo ha reso noto l’Istat, aggiungendo che nei primi due mesi dell’anno l’indice della produzione industriale del settore ha segnato un +31,3% rispetto allo stesso periodo del 2009. Il dato è in realtà drogato dal fatto che a gennaio e a febbraio erano ancora in vigore gli “eco-incentivi” governativi. La performance positiva, infatti, è coperta da sinistri presagi per il resto dell’anno. Ancora oggi ci sono gli incentivi, scaduti dal primo gennaio per i nuovi ordini ma efficaci sulle immatricolazioni fino a fine marzo. Non a caso, la quota di penetrazione delle vetture con alimentazione alternativa (quelle sostenute dagli eco-bonus) continua a mantenersi su livelli decisamente alti, attestandosi al 29,5% nel mese di gennaio contro il 9,9% dello stesso mese del 2009. Ma la festa è destinata a finire in fretta. A gennaio gli incentivi non c’erano più, e l’Anfia ha registrato appena 125mila contratti firmati, un dato che equivale a -10% rispetto a gennaio 2009 (un mese molto difficile) e al dimezzamento rispetto alla media dell’ultimo trimestre: “Quando il portafoglio degli ordini verrà smaltito, ci si può attendere un crollo del mercato“, prevede Eugenio Razelli, presidente della stessa Anfia. Una preoccupazione condivisa dalle case estere rappresentate dall’Unrae. “A preoccupare l’intero settore dell’automotive italiano è la bassissima quota di ordini raccolti, che indicano le prevedibili attese del cliente di fronte ad una decisione sul futuro del sostegno al rinnovo del parco circolante che tarda ad arrivare, in un senso o nell’altro” dice il direttore generale, Gianni Filipponi. Per quanto riguarda le singole case, dove i dati sono tradizionalmente soggetti alle disponibilità dei concessionari, Fiat Group Automobiles ha immatricolato a gennaio “in uno scenario solo apparentemente positivo” 66mila vetture con un aumento del 30,4% rispetto alle quasi 51mila di un anno fa. Stabile la quota al 32%, ma se si guarda agli ordini raccolti emerge una performance inferiore del 50% rispetto agli ultimi mesi dell’anno scorso e perfino più bassi del gennaio 2009.
PER LA CGIL LA DISOCCUPAZIONE “REALE” ALL’11,5% - La disoccupazione “reale”, ossia quella che tiene conto dei cassaintegrati e di quanti hanno rinunciato a cercare un lavoro per sfiducia sarebbe ancora in crescita. Se a Gennaio la Banca d’Italia lo valutava intorno al 10% (quasi 2 punti in più rispetto al dato ufficiale fornito dall’Istat e propagandato dal governo), il sindacato oggi segnala un tasso di disoccupazione “reale” sopra l’11,5%. Oltre un milione e cinquecentomila lavoratori in cassa integrazione nel 2010. Le stime considerano un livello medio di ricorso alla cig, ovvero il 50% del tempo lavorabile globale. Secondo i dati calcolati dall’Osservatorio cig della Cgil nazionale, da gennaio a marzo di quest’anno, la cassa integrazione ha raggiunto 302.217.009 ore con un aumento sul 2009 del 133,88%.













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