Inchiesta

Quando il Nord non guarda a nord

9 aprile 2010

La vittoria della Lega nella parte più dinamica d’Italia dovrebbe imporre un cambio di passo verso l’economia di mercato, la capacità competitiva, l’innovazione. Ma le parole d’ordine del carroccio sembrano molto diverse

Dici il nord, e pensi all’Italia che lavora e che produce, ad una terra tra le più ricche del mondo, con un Pil per abitante elevatissimo, un numero impressionante di imprese, saperi, inventiva, laboriosità. Una terra abituata a confrontarsi con le parti più dinamiche d’Europa e del mondo. In questa terra prospera la Lega nord, che trionfa alle elezioni, cominciando anche ad “invadere” le ex regioni “rosse”. Una terra, il nord, che rappresenta la salvezza o la dannazione dell’intero Paese.

LA VITTORIA DELLA LEGA – La Lega ha davvero “vinto” le elezioni? Di sicuro è cresciuta in percentuale, ma in voti assoluti no: 3 milioni di voti alle politiche 2008, 2 milioni 900 mila voti delle europee di un anno fa, 2 milioni 750 mila quest’anno: la Lega ha vinto perché ha perso meno voti degli altri. E’ cresciuta in Veneto, ma ha perso in Lombardia, Piemonte e Liguria. Ha guadagnato in terre “straniere”: Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria. E’ forte nei centri piccoli e medi, ma non sfonda nelle grandi città. Un risultato più volte analizzato, frutto della buona amministrazione locale e alla forte presenza nel territorio. Ma anche di una politica economica del governo molto attenta alle piccole imprese che sono la spina dorsale del nord e che guardano alla Lega come referente politico. L’estensione della Cassa integrazione alle micro imprese ha dato una mano al popolo delle partite Iva di Lombardia orientale, Veneto, Emilia Romagna, Marche e Umbria del nord. E anche ai loro dipendenti. La pressione fiscale non si è ridotta, ma la distribuzione del peso fiscale è cambiata: i provvedimenti che hanno smantellato la lotta alla microevasione, le misure in favore dei “distretti industriali”, i vari incentivi a pioggia alle PMI. E il regalo dello “scudo fiscale”. Tra l’altro, misure finanziate quasi tutte  “scippando” i fondi Fas, destinati al mezzogiorno, a favore del nord.

LE PAROLE CHE NON TI ASPETTI – Una politica pagante per la Lega. Ma è giusta per l’Italia o almeno per il Nord? E’ una questione importante, perché il nord è l’unica zona d’Italia che sembra in grado di reggere il confronto con un mondo che viaggia a velocità siderali, l’unica che può salvare il Paese dal declino inarrestabile. Un Paese a cui servirebbe più mercato, uno Stato più efficiente e leggero, più innovazione tecnologica, politiche industriali per conquistare nuovi mercati, per inventare nuovi prodotti, una nuova finanza d’impresa, meno corporativismo. Ma quando senti parlare il nuovo che avanza nella parte più avanzata dell’Italia, senti parole che non ti aspetti: i referenti politici di queste terre parlano d’altro. Parole “conservatrici” e talvolta addirittura “reazionarie”. Non solo in tema di diritti civili, come su omosessualità e pillola Ru486. Ma anche e soprattutto in economia. Il ruolo delle banche, la sfida aperta da Cina ed India, il ruolo dello Stato. Il partito “vincente”, la Lega Nord, non sembra guardare a Nord. Le sue parole d’ordine: localismo, protezionismo, banche a servizio dei territori e non ancorate al mercato. Ma è questo ciò che serve a questo pezzo d’Italia?

LA QUESTIONE SETTENTRIONALE – Un interessante studio, “La crisi italiana nel mondo globale. Economia e società del Nord” dice di no. Mostra che il nord Italia è un sistema integrato con forti interdipendenze dal punto di vista economico. Ricorda Carlo Trigilia, esperto di economia dei distretti, che ci vorrebbero “scelte coordinate e lungimiranti su grandi questioni d’infrastrutture, di servizi, di politiche per l’innovazione. Si registra invece uno scarto tra organizzazione economica, sempre più interdipendente, e governo del territorio, incapace di uscire da una frammentazione localistica.” La Lega finora è riuscita ad essere molto ancorata al territorio. Scontando però la contraddizione di essere pro Malpensa e pro Linate, pro Bergamo e pro Treviso. Veneta in Veneto, lombarda in Lombardia, cuneese a Cuneo. Ma è un gioco a somma zero, dove le contraddizioni vengono scaricate sul nemico, sia “l’immigrazione clandestina” o il “sud palla al piede” o “Roma ladrona”. Piero Bassetti e Arnaldo Bagnasco pongono “il problema del Nord come grande regione europea”, rigettando la “formula ambigua della questione settentrionale”. Che infatti rimanda al dualismo nord-sud. Il localismo, forza motrice della Lega, funziona – lo si è visto – come strumento di aggregazione e “conservazione”, ma la sfida è il governo di complessità più grandi. Soprattutto con lo sfondamento al centro (come luogo politico e come ripartizione geografica) che la Lega Nord vuole compiere.

17 commenti a Quando il Nord non guarda a nord

  1. Oddio, citato in un articolo di economia! E’ ben vero che la realtà supera la fantasia: un dato empiririco che dovrebbe far riflettere quelli che non credono nella provvidenza! E nel diritto naturale!

    E’ la prima parola buona che sento oggi, dopo essere stato martirizzato come S. Sebastiano – come ci si sente bene! E dalla parte giusta!(1) – dalle frecce dei mangiapreti per il mio articolo trionfalmente ultracattolico apparso nella tana del lupo giornalettistica.

    (1) S. Sebastiano è un’icona gay: che sia un caso di sessualità repressa? (2)

    (2) Scherzo, scherzo, per l’amor di Dio! L’altro giorno in un bar di Montebelluna la signora al banco mi voleva vendere un biglietto di non so che lotteria paesana: a metà prezzo, giusto per fare un favore ad un “giovanotto” come me. Nei suoi confronti sicuramente ero un “giovanotto”. Ma io ho resistetti alle lusinghe della maliarda e pensai di cavarmela congendandomi con un tocco galante. Dissi, sorridendo: “Non mi faccio corrompere, neanche da una donna!” Effetto disastroso. Restò come fulminata da un lampo di verità: una verità purtroppo sua, molto molto sua….

    • “E’ la prima parola buona che sento oggi, dopo essere stato martirizzato come S. Sebastiano – come ci si sente bene! E dalla parte giusta!(1) – dalle frecce dei mangiapreti per il mio articolo trionfalmente ultracattolico apparso nella tana del lupo giornalettistica”

      ma non è mica per il fatto di essere ultracattolico che ti abbiamo menato, è perché dici una cosa non vera: Lombardi stesso ti ha smentito oggi

      secondo capoverso
      http://www.repubblica.it/esteri/2010/04/09/news/pedofilia_giudicare_colpevoli-3223855/

    • Zamax citato (e dandogli ragione) da Comicomix conferma la teoria morotea della convergenze parallele. :-)

      O, se preferisci, richiama la famosa eterogenesi dei fini ;-)

      Ssherzi a parte, oltre al fatto che appartengo alla schiera di coloro che pensano in generale “Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la mia vita perchè tu possa continuare a farlo”, e quindi non mi piace per principio chi “mena” (anche se non sono d’accordo con la maggior parte delle cose che dici), quando sono d’accordo con te, come nel caso della tua analisi fatta sulla Lega nord in quel pezzo, non ho nessun problema – come, immagino, nessun altro – a dirlo.
      Ah, sono un convinto sostenitore del bene che un federalismo ben fatto potrebbe fare all’Italia. Purtroppo, non vedo ancora nessuno che abbia voglia di farlo davvero.

      Un sorriso “sinistro”

      C.

  2. Cosa vuoi dire? Che quella di Lombardi è un’excusatio non petita che dà ragione a quanto autorevolmente scritto dal giornalista Alessandro D’Amato?

    Ti faccio notare che il mio articolo andava ben al di là della questione “pedofilia”. Che comunque esiste. Nei fatti non entravo. E’ ovvio che nella Chiesa vi siano preoccupazioni anche di “quel” genere. Fermarsi a quello però è essere ciechi. Se ho detto cose non vere, queste sono opinioni generali sulla Chiesa Cattolica e sul suo ruolo nella storia.

    Ma mica mi arrabbio se dicono che scrivo cazzate.

  3. ipazia

    -La Lega finora è riuscita ad essere molto ancorata al territorio.

    Mi spieghi per favore se questo tuo è un giudizio positivo o meno rispetto alla “politica” leghista?Ricordo per inciso che i capataz del PD nordico accusano i dirigenti nazionali proprio di non avere fatto la stessa cosa;mi chiedo poi se l’essere capaci di ancorarsi a questo benedetto territorio sia un valore assoluto,stante il fatto che,per esempio ridicolo,tutto si può dire dei nazisti,meno che non lo fossero.

    • Ciao Ipazia.

      Il mio non è un giudizio positivo. E’ una constatazione.
      Come mi sembra dia vere spiegato nell’articolo, il mio giudizio sulla Lega, partito di lotta e di governo, è negativo perchè affoga (e fa affogare il Nord) nella contraddizione di essere al tempo stesso veneta e lombarda, cuneese e Mantovana, pro aeroporto di malpensa ma pronta a lottare per il potenziamento di linate. Un localismo sterile e senza prospettive, perchè parla alla “pancia” della gente ma non permette di governare le complessità che non solo l’Italia, ma lo stesso nord da solo esprime. Infatti, mentre la lega trionfa non guardando a nord, il Nord affonda.

      Quanto al Pd: parlare al territorio (appunto) non è sufficiente. Ma sarebbe già qualcosa, per un partito che è incapace, semplicemnte, di esprimere una posizione su qualsiasi argomento. E lo dico, come sai, con enorme rammarico.

      Un caro saluto

      Carlo

  4. ipazia

    Precisazione reticente sulla questione centrale:la politica della Lega non andrebbe fotografata né imitata,quanto piuttosto combattuta con tutte le forze,specialmente dal PD,che invece vi si accoderebbe,se prevalessero al suo interno le idee di Chiamparino e C.

    • Nessuna reticenza. Forse sono io che non riesco a spiegarmi.

      La politica della Lega è sbagliata (devo ripeterlo ancora?). Quindi non va imitata.
      Ma che il Pd ( e anche la sinistra cosiddetta “radicale”, anch’essa piuttosto afona secondo me) debba parlare agli elettori (e visto che non ha 6 reti televisive, può farlo solo nel “territorio”) è una certezza.

      C.

      • Z

        Credo di non dire un’eresia se affermo che il pensiero socialista autentico o è “federale” o non è del tutto.

        Lascia perdere la Lega…i trogloditi delle caverne, una volta impossessatisi delle pianure, dovran divenire stanziali e fare i conti con la civiltà.

        La domanda è: con quale civiltà?
        Il medioevo cattolico dei servi della gleba?
        Lo stalinismo imperialista?
        La globalizzazione cannibale capitalista?

  5. ipazia

    Più che certa l’ultima cosa che hai detto,ma visto che gli argomenti usati dalla Lega risultano molto accattivanti per i cittadini,cosa devono fare gli altri?…. concorrenza sugli stessi squallidi slogan tanto fruttuosi,o cosa altro?E’ qui che mi pare di rilevare la tua reticenza.La questione quindi non è di metodi,ma di contenuti.

    • “cosa devono fare gli altri?…. concorrenza sugli stessi squallidi slogan tanto fruttuosi,o cosa altro?”

      Devono parlare alle persone, come accadeva una volta. Ovviamente se hanno delle idee.

      Essempio?: L’immigrazione è una questione che è stata lasciata in mano alla Lega, e nessuno si è preoccupato di scendere sul terreno e di parlare alla gente del come gestire (in modo di “sinistra”) questo argomento, limitandoci semplicemente a dare del “razzista” a Maroni.
      Giusto, ma troppo poco: quale risposta diamo alle persone per una politica di inclusione sociale e culturale? Perchè richiamarsi all’amore universale, purtroppo, non è sufficiente.

      Guarda che queste cose qua e là il Pd (e il resto della sinistra) le ha fatte. E non a caso, vince (e non parlo di chi ha scimmiottato la Lega, penso ad esperienze che conosco qui in Umbria, o in Emilia)

      Che risposta dare alla gente che vede le fabbriche chiuderse? Che è il “prezzo” inevitabile della globalizzazione, che nel lungo periodo staremo tutti meglio? La Lega parla di “chiudere le frontiere” ed è una cazzata. Ma noi che abbiamo proposto?

      E così via…

      C.

  6. Z

    Il federalismo ed il principio di sussidiarietà sono sicuramente una “best practice” amministrativa, ma di certo non risolveranno d’incanto i problemi socio-culturali prima ancora che politici, che stanno alla base del decadimento italiano.

    Che poi federalismo significhi minori risorse al sud e maggiori risorse al nord, mi pare ovvio, altrimenti non si capisce a cosa dovrebbe servire. Partendo dal presupposto che il carico fiscale complessivo rimane invariato, come possono guadagnarci tutti?
    Nell’immediato, se qualcuno ci guadagna, altri ci perdono. E anzi, direi che il supposto circolo virtuoso che innescherebbe il federalismo, proprio in questo consiste, ovvero nella responsabilizzazione dei centri di spesa locali, soprattutto nel meridione.

    A questo proposito, Carlo, quando parli di fondi FAS scippati dal nord, dovresti essere consapevole che la ricchezza dalla quale attingono quei fondi è prodotta al nord.
    Fermo restando che condivido il tuo punto di vista, parlare di scippo mi sembra eccessivo, parlerei piuttosto di dirottamento.
    Lo scippo prefigura un intento criminoso microsociale che io, cittadino del nord con contratto a progetto a 1000 euro al mese, rifiuto persino di prendere in considerazione. Casomai mi sento scippato.
    Il termine dirottamento invece, mi sembra che meglio rispecchi le dinamiche che portano i FAS ad essere utilizzati per altri scopi.
    E’ una questione che, secondo me, va oltre la pedanteria.

    • “Che poi federalismo significhi minori risorse al sud e maggiori risorse al nord, mi pare ovvio, altrimenti non si capisce a cosa dovrebbe servire.”
      A responsabilizzare le classi dirigenti locali (come giustamente ti rispondi da solo). Ma attenzione: da Luino a Canicattì. L’accountability è il vero obiettivo del Federalismo. Da noi questo è stato distorto, e si pensa che serva appunto solo a spostare risorse dal sud al nord. Una grande sciocchezza.

      Sui Fas: è uno scippo perché la scelta di destinare fondi per lo sviluppo economico, concentrandoli soprattutto nel sud è stata una scelta di programmazione condivisa con la Ue e fata propria dal governo nazionale.
      In tutti gli altri paesi la gestione della crisi è stata fatta con altre risorse, non prelevando quelle destinate alle politico di coesione e dirottandole a pene di segugio. Lo abbiamo fatto solo noi.

      Caro Z, (strano che non ci abbia pensato, visto che sei persona molto acuta) le tasse che spostano risorse da un territorio ad un altro è un grande equivoco: le tasse sono sulle persone, non sui territori.

      Se a MIlano ci sono più ricchi che a Bari, è ovvio che il prelievo fiscale è maggiore a Milano (se vogliamo la progressività) e che parte di tale prelievo con la redistribuzione si sposti a sud. Ma è un illusione ottica. perchè dipende dalla maggiore ricchezza, non dalla virtuosità di un territorio (che invece si vede casomai dall’efficenza della spesa)

      Ad esempio, un Dirigente d’azienda di Salerno paga molte più tasse di un operaio di Sesto San Giovanni (giustamente) e quindi in un certo senso parte del suo reddito viene “dirottato” da Salerno a Sesto san giovanni.

      per questo, come ho scritto in molte occasioni, occorrerbbe ragionare SOLO in termini di efficenza della spesa che non nell’ottica di spostare risorse da sud a nord. Il federalismo impostato in questi termini (purtroppo, quelli che sono vincenti nel nostro Paese) ci fa deragliare: perchè non è sostenibile politicamente e non è conveniente economicamente.

      Purtroppo, ripeto, ci vorrebbe uno spazio di discussione un po’ meno “veloce” di un articolo.

      Grazie, ciao

      C

  7. Marcello

    A me pare che il modello proposto dalla Lega guardi molto più alla Svizzera che alla Gran Bretagna. Loro hanno in mente un Nord fuori dall’Unione Europea: protezionista, razzista, federale e paradiso fiscale (ecco perché le banche del nord).

    Vista in quest’ottica, la domanda di Cipiciani (come mai il nord più ricco ed evoluto non propugna più progresso e libertà economica) trova una spiegazione semplice ed efficace.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>