Tecnologia

Inghilterra, la nuova legge anti-pirati: provider responsabili

8 aprile 2010

Digital Economy Bill è il nome della nuova e draconiana legge su Internet che il governo di Gordon Brown si appresta ad approvare, proprio alla vigilia delle prossime elezioni politiche. Un provvedimento che non convince le opposizioni e le organizzazioni dei diritti civili.

In Inghilterra, mentre già siamo nel pieno della campagna elettorale per le prossime elezioni politiche, il Parlamento si appresta ad esaminare un importante provvedimento di legge, il cosiddetto DEB, acronimo di “Digital Economy Bill” che dovrebbe, nelle intenzioni del governo laburista, reprimere definitivamente la pirateria digitale. Proprio per questo il gabinetto di Gordon Brown sta limitando al massimo la discussione parlamentare, pur di portare in porto l’importante provvedimento prima delle elezioni che tuttavia, a detta di molti sondaggi, potrebbe portare al cambio dello stesso inquilino del celebre “Numero 10 di Downing street“.

UN DISASTRO CATASTROFICO, OH MY GOD – Il disegno di legge del governo, ha trovato la ferma opposizione di molti parlamentari, i quali vedono nel provvedimento e, soprattutto, nel suo iter frettoloso, un ulteriore restrizione del file sharing fra gli utenti della rete, che si cela dietro la pur giusta tutela del copyright degli artisti. L’ex ministro Tom Watson ha detto che sarebbe “un disastro catastrofico” se il ddl fosse poi effettivamente convertito in legge. Tuttavia, la legge è stata approvata già dai deputati della Camera con una maggioranza di 142 voti ed ora passerà a quella dei Lord per l’approvazione finale. Oltre al succitato ddl, in questi ultimi giorni di legislatura (che gli inglesi chiamano di wash-up), ci sono almeno un’altra decina di provvedimenti in attesa di conversione. Tutti o quasi, a detta dell’opposizione “tory” e “lib dem“, non sarebbero stati discussi ed approfonditi a sufficienza dal Parlamento di Sua Maestà.

UNA LEGGE DRACONIANA - Secondo quando stabilisce il ddl antipirateria d’oltremanica, i fornitori di servizi Internet, i provider (ISP) saranno obbligati a comunicare alle autorità gli estremi dei loro abbonati che avranno violato le prescrizioni antipirateria previste dalla legge. Inoltre, gli stessi detentori dei diritti d’autore potranno chiedere ed ottenere, attraverso un’ordinanza del tribunale, l’accesso ai nomi e gli indirizzi di quanti avranno commesso le violazioni e prendere, di conseguenza, provvedimenti contro di loro (in sostanza denunciarli per violazione del copyright ed altri reati annessi e connessi). Allo stesso tempo gli ISP dovranno sospendere i loro servizi agli stessi abbonati colpiti dal provvedimento restrittivo. Secondo gli estensori del ddl, la pirateria informatica e il file sharing illegale creano, ogni anno, un danno di diverse centinaia di milioni di sterline alle industrie che si fondano sui cosiddetti “lavori creativi” (musica, cinema, letteratura ecc.) Dall’altro canto, però, l’onorevole Watson ha espresso preoccupazione per la stessa formulazione della legge che presenta, a suoi dire, aspetti talvolta paradossali. Watson addirittura sostiene che “molti innocenti potrebbero finire nei guai e magari essere arrestati, semplicemente perché vivevano nello stesso palazzo dei trasgressori che, effettivamente, hanno commesso il crimine“. In questi giorni sono state inviate e-mail ai parlamentari di Westmister da almeno 20.000 persone che hanno chiesto un approfondimento del Ddl in esame e, in particolare, dei suoi aspetti più controversi. Sempre l’ex ministro Watson si dice “estremamente sconvolto dal fatto che questa legge non avrà il controllo che merita e richiede“. La deputata laburista Kate Hoey ha detto che il disegno di legge potrebbe essere rapidamente convertito in legge “se si riuscisse a trovare un accordo soddisfacente tra i leader dei tre principali partiti” (laburista,conservatore e liberal democratico) ed ha aggiunto: “il provvedimento è importante, il Parlamento non può deludere le attese della gente“.

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