Berlusconi le riforme le farà con Bossi. E basta.
05/04/2010 - Per Bersani e Di Pietro il segnale è chiaro: la maggioranza vuole fare da sé. Ma questo vale anche per Fini e Bocchino: il PdL sta con Silvio e preferisce dialogare con la Lega in primis. E nel partito c’è
Per Bersani e Di Pietro il segnale è chiaro: la maggioranza vuole fare da sé. Ma questo vale anche per Fini e Bocchino: il PdL sta con Silvio e preferisce dialogare con la Lega in primis. E nel partito c’è persino chi vuole fare il falco (Stracquadanio) e combattere le colombe (Bonaiuti)
La notizia era nell’aria, ed è stata ufficializzata poco fa. Silvio Berlusconi vedrà domani ad Arcore Umberto Bossi. Il consueto ‘caminetto’ di Villa San Martino è stato infatti spostato a martedì per la concomitanza con la festività pasquale. Un bilaterale importante, quello di domani perchè apre la fase di confronto interno al centrodestra in vista dell’avvio della stagione delle riforme (successivamente il Cavaliere, al suo rientro a Roma, vedrà anche Gianfranco Fini). Come ha infatti sottolineato oggi il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto, “prioritario è individuare una linea comune nella coalizione (tra Pdl e Lega) prima di estendere il confronto all’Udc e al Pd“.
UN ESCLUSO, QUALCUNO DI TROPPO – Non è nemmeno una notizia: Cicchitto ha escluso l’Italia dei Valori dal novero del “confronto”. Una scelta significativa, dal punto di vista politico: significa che non vuole al tavolo nemmeno il Partito Democratico. Collaborare alla definizione di un piano insieme a Berlusconi significherebbe infatti per Bersani e i suoi lasciare di nuovo un fronte scopertissimo a sinistra. Con il risultato di avere un ulteriore travaso di voti verso il partito di Di Pietro, come è successo ultimamente. L’invito all’UdC è invece più credibile, anche perché si immagina che nel frattempo i maggiorenti del partito stiano dicendone quattro al suo leader, che ha deciso l’addio al PdL senza trarne risultati e giovamento, da nessun punto di vista – nemmeno quello elettorale. Casini magari potrebbe anche pensare di potersi dare una calmata. O almeno, questo è quello che qualcuno spera nel PdL.
PREDELLINO RULEZ – E c’è persino chi, come il senatore Giorgio Stracquadanio, trova il tempo di richiamare Italo Bocchino e persino Paolo Bonaiuti sul non dare troppa importanza al dialogo con il PD. Il leader del Predellino, che riscuote sempre più simpatie dalle parti di Silvio, ha richiamato “I violantiani del Pdl come Bonaiuti e i neo dalemiani come Bocchino. Grazie a Pierluigi Bersani per aver ribadito che il Pd è per il sistema parlamentare e non per quello presidenziale e che la loro proposta è quella di Violante che esclude qualunque forma di elezione diretta sia del capo dello stato che del premier“, ha detto, ricordando che quelli sono gli obiettivi del premier. Quindi, tanto vale non fare troppo le colombe ed escluderli subito invece di perdere tempo. Il tempo delle trattative è finito.
C’E’ CHI DICE NI - Per il Pdl è necessario anche sciogliere alcuni nodi per poter poi procedere oltre senza intoppi. E tra le questioni in sospeso c’è, tra l’altro, il destino del ministero dell’Agricoltura. Umberto Bossi rivendica alla Lega quel dicastero lasciato libero da Luca Zaia eletto governatore del Veneto (si fa il nome del capogruppo al Senato Federico Bricolo) e non ne vuole sapere della staffetta con il Pdl (Galan). Ma Ignazio La Russa in una intervista di ieri ha sferzato la Lega: ‘deve rispettare i patti ed essere meno avida. E i patti sono che il sindaco di Milano e il ministero dell’agricoltura spettano al Pdl‘. È probabile che nell’incontro si discuterà anche del doppio binario federalismo-presidenzialismo. Ma il senatur ha già fatto sapere che le due riforme posso camminare di pari passo senza alcun problema. E così pure la riforma della giustizia che molto sta a cuore al Cavaliere. Non è escluso che il discorso cada anche sui contenuti dell’intervista rilasciata ieri da Roberto Calderoli al Sole 24 ore, nel corso della quale ha tra l’altro detto che per il 2013 vede Berlusconi al Quirinale e un leghista o un amico della Lega a palazzo Chigi. I nomi? Tremonti, Maroni, Letta. Tremonti sarebbe il preferito. Ma si sapeva.













Loro fanno le riforme da soli, ma allora ci vorrà il referendum. Senza firme e senza quorum.
Fino a prima di queste regionali avrei detto che il referundum avrebbe massacrato i presidenzialisti. Oggi sono molto più prudente. Di fronte a un elettorato ormai completamente (e volontariamente) piegato ai desideri di Silvio, tremo al pensiero di ciò che questo signore potrà desiderare nei prossimi tre anni.
La fuga rimane un’opzione da prendere in considerazione seriamente.
@Marcello
“Loro fanno le riforme da soli, ma allora ci vorrà il referendum. Senza firme e senza quorum.”
Ma nooo sei troppo ottimista… vedrai che con un decreto interpretativo anzichè porre una croce su un [SI] o un [NO] il quesito referendario avrà due alternative: [SI] [LVIO]