A Castrogno anche la giustizia non può uscire dalla cella
01/04/2010 - Il pubblico ministero e il procuratore chiamati a scoprire la verità sulle ultime irregolarità nel carcere di Castrogno gettano la spugna: tre mesi di indagini per non avere praticamente nulla in mano per arrivare in tribunale. Le indagini saranno archiviate?
Il pubblico ministero e il procuratore chiamati a scoprire la verità sulle ultime irregolarità nel carcere di Castrogno gettano la spugna: tre mesi di indagini per non avere praticamente nulla in mano per arrivare in tribunale. Le indagini saranno archiviate?
A settembre del 2009 un giovane detenuto viene massacrato dalle guardie carcerarie. Il fatto, di per sé, non varrebbe le cronache di giornale (nonostante la ferocia del gesto e la sua
incompatibilità con uno Stato civile e democratico) se non fosse che dal carcere parte un plico per il direttore del Giornale di Teramo. Una lettera sgrammaticata (“volutamente sgrammaticata” diranno poi gli inquirenti, per far sembrare che il mittente sia un carcerato; in realtà le possibilità che un carcerato possa spedire qualcosa al direttore di un giornale senza che il pacco sia aperto e ispezionato è pari a zero) accompagnata da un CD nel quale si sente distintamente un colloquio tra il Comandante di reparto degli agenti di Polizia Penitenziaria di Castrogno, Giovanni Luzi, e uno dei sovrintendenti che il giorno del presunto pestaggio del detenuto, sarebbe stato di turno.
L’INTERCETTAZIONE – I contenuti di quella registrazione arrivarono perfino in Parlamento, con una interrogazione parlamentare della “solita” Bernardini, radicale in prima linea per la difesa delle libertà civili, anche quelle dei carcerati. La morte di Cucchi e le polemiche non si sono del tutto spente e questa notizia irrompe nella cronaca nazionale. “In sezione un detenuto non si massacra, si massacra sotto” ricorda al suo sottoposto Luzi, e poi aggiunge il perché: “Abbiamo rischiato una rivolta eccezionale, una rivolta…”. Il problema, di non aver fatto le cose per bene è che questa volta qualcuno ha visto.
IL NEGRO HA VISTO TUTTO – “Abbiamo rischiato una rivolta perché il negro ha visto tutto…” Continua la registrazione, in modo palese. Il “negro” in questione è stato poi identificato come un nigeriano di 32 anni: si è saputa la sua identità perché – il 19 dicembre – muore di infarto, in cella e lo stesso comandante Luzi deve ammettere che si trattava proprio del teste. Morte sospetta? Il procuratore continua le sue indagini e acquisisce anche tutte le informazioni sulla vicenda, che vanno a ingrossare il suo faldone.
IL PM GETTA LA SPUGNA – Sei mesi di indagini, partite da una pistola fumante come la registrazione. Sei mesi in cui sono stati ascoltati secondini, infermieri, detenuti. Sono state cercate altre prove, per rinviare a giudizio Luzi (che nel frattempo aveva riconosciuto la sua voce e dato la sua versione dei fatti) e i responsabili della vicenda. Sei mesi di nulla. Tanto che
procuratore e pubblico ministero sono stati costretti a chiedere l’archiviazione. “C’è a Castrogno un silenzioso codice di comportamento carcerario in vigore tra i detenuti che impone di non riferire alle autorità quello che succede in cella”. La conclusione è sconfortante: “Nessuno ha detto nulla di utile sui fatti avvenuti, né in un senso né nell’altro”, in un carcere dove persiste “un clima di ansie e paure che hanno creato sofferenza non solo tra i detenuti ma anche tra gli agenti di polizia penitenziaria costretti a fronteggiare turni estenuanti”.
RECORD DI EVENTI CRITICI – Secondo l’ultimo rapporto delle amministrazioni carcerarie il 2009 è stato un anno record: 20 “eventi critici” (in cui rientrano i casi di autolesionismo e altre violenze non accertate) e ben 69 suicidi, in un sistema carcere sovraffollato, incapace di assolvere allo scopo del reinserimento in società. La pena ormai è solo un periodo punitivo, e se le storie del carcere arrivano sulle pagine dei giornali solo raramente, e per i casi più eclatanti, la società civile sta (ri)scoprendo il mondo dei penitenziari grazie all’impegno dei cineasti: solo lo scorso anno sono usciti due film denuncia, uno spagnolo e l’altro italiano: “Cella 211” e “La Bocca del Lupo”.













Esimi scribacchini…..Poliziotti Penitenziari e non “secondini”.Ignoranti scribacchini da terzo mondo!