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Economiadi Carlo Cipiciani (Comicomix)
pubblicato il 9 maggio 2008 alle 10:04 dallo stesso autore - torna alla home

Il taglio all’ICI annunciato dal nuovo governo è una misura che farà crescere la spesa pubblica e aumenterà le tasse dei cittadini. Meglio sarebbe ridurre gli enti locali.1179414470584 IciS Meno ICI, più paghi. Lillusione fiscale del Signor B.Silvio Berlusconi in campagna elettorale lo ha detto: ci saranno misure impopolari. E infatti inizierà la sua nuova stagione di governo con un provvedimento “lacrime e sangue”. Nel primo Consiglio dei ministri verrà abolita l’ICI sulla prima casa. Subito. Una promessa è una promessa. E Berlusconi è un uomo d’onore. Il vice-coordinatore di Forza Italia Renato Brunetta non esclude di varare addirittura un decreto legge per rendere effettivo il taglio già a partire dall’acconto che si versa a giugno. Applausi! Forse però si farà un semplice disegno di legge, e il provvedimento decorrerà con la Finanziaria 2009. Peccato! D’altronde, con le lacrime e sangue non si può esagerare. Comunque, subito o fra un anno, via l’ICI dalla prima casa! Se queste sono le misure impopolari, chissà come saranno, verso la fine della legislatura, quelle popolari. Vedremo!

UNA BUONA IDEA? – Perché l’abolizione dell’ICI sulla prima casa è certamente un provvedimento popolare: sono moltissimi gli italiani proprietari della propria abitazione, oltre l’80 per cento. E infatti anche il Governo Prodi, alla disperata ricerca di un recupero di consensi, aveva iniziato a fare qualcosa, solo per le famiglie più indigenti, con la sua ultima finanziaria. Ma abolire l’ICI è anche una buona idea? Purtroppo no. Anzi, è un esempio di una cattiva manovra tributaria e soprattutto della vittoria dell’apparenza sulla sostanza. E’ un provvedimento che contrasta fortemente con le proposte di “Federalismo fiscale”, tanto di moda di questi tempi. E rischia di essere un tipico esempio di illusione fiscale: ti do con la destra quanto ti tolgo con la sinistra.

CHE NE DICI DELL’ICI – L’ICI sarà certo una tassa impopolare, ma non c’è paese al mondo in cui la finanza locale non sia alimentata in buona parte dalle imposte sugli immobili, comprese le prime case. A differenza delle imposte sui redditi e sui consumi, l’ICI non fa litigare i comuni: la casa sta con certezza in un luogo fisico. Inoltre, buona parte delle spese locali sono a vantaggio delle case, della residenza: spese per viabilità, trasporti, illuminazione, arredo urbano, e così via. E’ un principio tributario, quello del beneficio. Soprattutto, l’ICI permette ai cittadini di valutare l’operato del governo locale: pago una tassa, ottengo (o non ottengo) servizi. E giudico, con il voto. E l’ICI rappresenta l’importo principale di entrata per i Comuni italiani. Nel 2007 ha garantito un incasso di 12,2 miliardi di euro e ha coperto circa un terzo delle uscite comunali, (35,4 per cento per il Comune di Ravenna, oltre il 30 per Brescia, Lecco e Piacenza, tra il 25 ed il 30 per Cuneo, Padova, Treviso, Bologna, Modena, Firenze secondo le elaborazioni della CGIA di Mestre. Il 26 per cento dell’imposta riguarda appunto la prima casa, per un ammontare di circa 3 miliardi di euro, secondo le stime dell’Anci. Il taglio deciso da Prodi con l’ultima finanziaria per le fasce di reddito più basse ha riguardato il 40 per cento dei proprietari, per una cifra di circa 823 milioni di euro, secondo le stime della relazione tecnica alla legge di bilancio. Come mai i Comuni non hanno protestato? In fondo, gli toglievano delle risorse! No. Perché il governo ha rimborsato la perdita di gettito con proprie risorse trasferite ai comuni. Trovando i soldi nel campo dei miracoli, come Pinocchio? No: con tagli di spesa o con nuove o maggiori tasse “centrali”. Quindi, quello che veniva dato con la mano destra veniva tolto con la sinistra.

ici Meno ICI, più paghi. Lillusione fiscale del Signor B.I FEDERALISTI – Ma ovviamente Tremonti e soci, non faranno la stessa cosa. Loro sono per le misure impopolari. E invece, Carramba che sorpresa: l’eliminazione dell’ICI residua sulla prima casa (facendo due conti, il provvedimento costerà alle casse dello Stato altri 2,2 miliardi di euro) ci sarà e sarà a costo zero per i Comuni, ha assicurato Giulio Tremonti. Lo ha riferito il vicepresidente dell’Anci (ed esponente di Forza Italia) Osvaldo Napoli. In cambio dei mancati incassi, arriveranno altri trasferimenti dallo Stato. Bravo, Giulio: nell’ottica di una maggiore responsabilizzazione degli enti locali, questo è un ottimo inizio! Infatti i sindaci di tutta Italia, di qualsiasi colore politico si fregano le mani: avranno lo stesso ammontare di risorse da spendere, ma senza l’onere di chiedere soldi alle tasche dei loro cittadini. I soldi arriveranno da Roma, Indebolendo l’autonomia locale e accentuando il flusso di risorse che dal Nord va al Sud. Che bello questo Federalismo Fiscale!

L’ILLUSIONE FISCALE – Ma c’è anche un’altra cosa. Si è detto che l’Ici sulla prima casa riguarda l’80 per cento degli italiani. Che saranno tutti felici. Ma i 2,2 miliardi di risorse da dove arriveranno? Si è già detto: con i trasferimenti da Roma, senza sacrificare i servizi pubblici locali. Già, ma il governo dove troverà questi soldi? Si spera non con un aumento di debito pubblico, interrompendo il cammino – impopolare – di risanamento avviato negli ultimi due anni. Difficile pensare a drastici e soprattutto immediati tagli di spesa pubblica, che compensino l’abolizione immediata promessa da Berlusconi, Tremonti e Brunetta. Quindi, a meno di non pensare alla moltiplicazione dei pani e dei pesci, resta solo una manovra di qualche tipo su imposte nazionali. che andranno a sostituire il gettito di un’imposta locale. Il risultato sarebbe quindi neutro? No: perché almeno l’ICI si autocontrolla: il sindaco deve scegliere tra l’offerta di maggiori o migliori servizi, che i suoi elettori apprezzeranno, con l’impopolarità creata dalla più pesante imposta. Invece, con un trasferimento, con un sussidio l’esperienza insegna che si genera una domanda unanime di incremento, alimentando tensioni tra centro e periferia. Che bel risultato!

casa big Meno ICI, più paghi. Lillusione fiscale del Signor B.CHE SI PUO’ FARE? – Forse si potrebbe fare qualcos’altro. Meno spettacolare, meno veloce, ma di maggiore impatto. Un certosino lavoro (di lungo periodo, ma indispensabile) su sprechi ed inefficienze nella spesa locale. Impopolare, molto impopolare. Si potrebbe poi mettere mano alla giungla di enti locali che ci sono in Italia. Che nel tempo aumentano, con sovrapposizione di compiti che creano confusione e fanno lievitare anche i costi per imprese e cittadini. Ad esempio le province, accusate da sempre di essere enti inutili, sono aumentate da 92 a 103. I comuni nel 1951 erano 7.810 e nel 2001 sono 8.101. Sprechi del meridione? No: la Lombardia ha 1.546 comuni, di cui 146 sotto i 500 abitanti. Il Piemonte ne ha 1.206. Il piccolo Molise conta un numero di comuni quasi pari a quello del Lazio, vasto oltre quattro volte di più. E si potrebbe seguitare. Una riorganizzazione di questa giungla delle competenze sarebbe possibile, ad esempio incentivando l’esercizio di funzioni associate delle varie municipalità. Magari utilizzando le Comunità Montane, che potrebbero assumere le funzioni principali di amministrazione per i micro-comuni, tra l’altro più diffusi nelle zone di montagna e di alta collina, lasciando loro i gonfaloni e gli stemmi, e diventando l’organismo amministrativo in grado di programmare interventi strutturali. Gli accorpamenti giudiziosi di micro-comuni renderebbero poi definitivamente del tutto inutili le stesse province. Non si sta parlando di fantascienza. In Europa lo fanno un po’dappertutto: in Danimarca hanno ridotto i comuni da 1.388 a 275 (e le province da 22 a 14), in Belgio da oltre 2.500 a meno di 600, nel Regno Unito da 1.830 autorità locali si è scesi a 486. Nella Germania Federale, dove c’erano addirittura 24.476 Comuni, ogni Land ha utilizzato le ricette ritenute più convenienti per gli accorpamenti, arrivando al primo marzo 2006 a 12.320. Insomma, si può fare. Ma ci sarà il coraggio di affrontare il radicatissimo municipalismo italiano?

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