Un mistero che rimane tale anche dopo il ritrovamento del cadavere, e anzi s’infittisce
Il numero, 0336-854770, lo ha concesso la Sip in via eccezionale al liceo classico “Orazio Flacco”. Se Elisa avesse chissà come problemi a chiamare i genitori, potrebbe usare questo numero per mettersi in contatto con qualcuno. Qualcuno che la sta cercando disperatamente e che spera soltanto che sia viva e stia bene. Del resto qui non si parla di un rapimento o di
qualcosa di ancor più agghiacciante, si parla di “allontanamento volontario”. Il questore di Potenza, Antonio Mastrocinque, lo ha detto chiaramente e anche il sostituto procuratore a cui è stato affidato il caso, Felicia Genovese, pensa si tratti di una “decisione personale”. In fin dei conti Elisa ha sedici anni, l’idea che sia scappata da qualche parte appare come la più verosimile. Le altre, i riscatti, le vendette, gli screzi con qualcuno, tutte più assurde, più difficili da tenere in piedi.
SCOMPARSA - L’ultima volta che è stata vista Elisa stava andando in chiesa. Alle 11,30 era con una sua amica, Eliana. Le dice che si rivedranno più tardi, verso l’ora di pranzo, perché ora deve andare a messa per “vedere un ragazzo”. Dopo la messa, di lei non si hanno più notizie. IL ragazzo con cui si doveva vedere, Danilo, sostiene di averla soltanto salutata, nulla di più. Le ricerche iniziano, ma Elisa non si trova da nessuna parte. Basta poco e la città si riempie di manifesti: c’è la sua foto sopra e la sua descrizione. Sono appese in tutte le chiese. O meglio, quasi tutte, visto che quella della “Santissima Trinità” ha declinato la proposta. Comunque, a parte questo, tutti la cercano. Basta un mese e l’ipotesi dell’allontanamento volontario inizia a perdere consistenza. Sta ancora in piedi, ma ora si indaga per “omicidio volontario”. Certo, nulla più di un fatto tecnico: l’unico modo per far proseguire le indagini per il ritrovamento di Elisa. A distanza di mesi gli inquirenti hanno interrogato circa seicento persone. I racconti a volte sono coincisi fra loro, altre sono stati totalmente discordanti. C’è chi ha dichiarato di aver visto Elisa e la sua amica anche dopo la messa, verso le 12,50. Chi di averla vista una mezz’ora dopo su una Fiat bianca insieme a un ragazzo. Poi c’è quel ragazzo, strano, che la mattina della scomparsa si era presentato al pronto soccorso con un taglio alla mano. Qualcuno dice di averli visti insieme, lui ed Elisa, quel giorno. Lui non lo nega, ma ciò non prova nulla. E di Elisa non si sa niente di più.
CHIESA – Il suo volto continua ad apparire a Chi l’ha visto, arrivano le segnalazioni, ma senza portare a nulla. Una delle ipotesi accreditate è che sia andata in Albania. A Sostenerlo con forza è un vigile urbano, un certo Nicola Sozio. Non si sa né per come né per chi, ma sta svolgendo una sua indagine per ritrovare Elisa. “In due viaggi compiuti in Albania ben 19 persone interpellate tra Durazzo e Tirana hanno riconosciuto Elisa Claps testimoniando di averla vista più volte”, racconta il vigile. “Credo che la ragazza sia volontariamente in Albania dal momento che 3 testimoni l’ avrebbero vista a Tirana nei pressi di un posto di polizia”. Quando Sozio racconta queste cose in carcere sono già finiti in due: un uomo che aveva tentato di estorcere del denaro ai genitori fingendosi un rapitore, e quel ragazzo, Danilo Restivo. Se il primo è solo uno sciacallo, il secondo potrebbe essere la chiave del mistero. Ma in carcere, senza prove, non ci si può rimanere tanto. Da quel lontano 1993 passano anni, oltre un decennio. Poi il corpo di Elisa viene ritrovato, la scorsa settimana: era dentro le mura della chiesa della Santissima Trinità, quella che non aveva voluto appendere la sua foto. A distanza di anni emergono nuovi elementi, si apprende di amiche che non hanno raccontato quanto sapevano, di contraddizioni e false testimonianze. Di misteri nei misteri. Come l’ultimo, sul ritrovamento del corpo. Prima il viceparroco, Don Vagno, che racconta come a ritrovare il corpo siano state le donne delle pulizie a gennaio. Poi ieri la sorpresa: “Il viceparroco della Santissima Trinità, don Vagno ha mentito. Né io né mia madre abbiamo mai trovato quel cadavere”, ha raccontato Annalisa Lo Vito, una delle due donne. “Il sacerdote ha detto agli investigatori che il cadavere di Elisa Claps è stato trovato a gennaio e che quella scoperta l’avremmo fatta mia madre ed io. Su questo siamo state interrogate per ore sabato dai magistrati di Salerno: a loro abbiamo detto di non aver mai ritrovato i resti di Elisa. La prima volta che siamo salite su quel terrazzo è stata il 10 marzo“. Insomma, a distanza di anni, il caso di Elisa Claps appare sempre più confuso. Come confuso è il ruolo della chiesa in tutta questa vicenda.


