Morte del pusher di Marrazzo, c’è un indagato per omicidio

25/03/2010 - Il maresciallo dei carabinieri Nicola Testini, della compagnia Trionfale di Roma, accusato di aver dato il mix di cocaina ed eroina che uccise Gianguerino Cafasso nel settembre 2009. Lo spacciatore era diventato un testimone scomodo. La dose letale che uccise

     
 

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Il maresciallo dei carabinieri Nicola Testini, della compagnia Trionfale di Roma, accusato di aver dato il mix di cocaina ed eroina che uccise Gianguerino Cafasso nel settembre 2009. Lo spacciatore era diventato un testimone scomodo.

La dose letale che uccise Gianguerino Cafasso nel settembre 2009 sarebbe stata fornita dal carabiniere Nicola Testini, il maresciallo che insieme ad altri due colleghi aveva organizzato il ricatto al presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, perché lo spacciatore stava diventando un testimone troppo scomodo. La Procura di Roma, secondo il Corriere della Sera, starebbe indagando per omicidio.

LA RICOSTRUZIONE – Questa sarebbe, secondo gli inquirenti, la ricostruzione della vicenda che ha portato alla morte di Cafasso: decisive sono state le parole di Jennifer, al secolo Adriano De Motta, la trans fidanzata del pusher che ha dichiarato chi, secondo lei, fornì sei mesi fa la dose di speedball letale a Gianguerino. In più, gli inquirenti hanno accolto la confessione di un altro dei tre carabinieri ricattatori: è stato Luciano Simeone ad ammettere di aver girato il famoso video usato per ricattare Marrazzo, e non Cafasso come avevano detto all’inizio i tre indagati.

QUELLA NOTTE - Testini era infatti il fornitore abituale di Cafasso, e a dirlo è proprio Jennifer: “Quella sera andammo da lui a prendere la droga, come sempre“, ha testimoniato la trans, e la conferma è arrivata dai tabulati telefonici che hanno ripreso una serie di contatti tra i due. Il pusher era l’incaricato di piazzare il video di Marrazzo, e per questo aveva anche contattato le due giornaliste di Libero a cui aveva offerto di comprarlo per 500mila euro. Poi, grazie al collega Antonio Tamburrino, i tre carabinieri si erano orientati verso Max Scarfone ed erano arrivati al direttore di Chi Alfonso Signorini, per poi arrivare con la Photomasi a un’offerta di 60mila euro per il video.

GLI ALTRI RICATTATI – E ci sarebbe anche la pista degli altri ricattati: è ormai accertato che l’attività dei carabinieri fosse proprio quella, ovvero ricattare i clienti dei trans. In Procura sono circolati diversi nomi di personaggi famosi considerati clienti di via Gradoli e poi ricattati dagli agenti, ma finora pochi o nulli sono stati i riscontri. Così come sarebbe a un punto morto l’inchiesta per la morte di Brenda. Si indaga anche qui per omicidio, ma finora di prove che sia stata una “mano” ad uccidere la trans a via Gradoli non ce ne sono. Simeone oggi verrà interrogato in Procura, e tra le domande che gli verranno fatte c’è anche il perché la banda abbia voluto a tutti i costi trasformare il ricatto a Marrazzo in questione politica: ad avvisare l’ex governatore dell’esistenza del video, scrive ancora il Corriere, fu infatti il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

     
 

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