Cesare, ma chi te lo fa fare?

25/03/2010 - I CONCORRENTI – Le uniche occasioni di crescita per Generali sono state arrivate dalla debolezza dei concorrenti sul mercato domestico e dalla conseguente scarsa attrattività del settore per investitori esterni. Il pesce più grosso dell’acquario ha acquistato indisturbata Toro e

     
 

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I CONCORRENTI – Le uniche occasioni di crescita per Generali sono state arrivate dalla debolezza dei concorrenti sul mercato domestico e dalla conseguente scarsa attrattività del settore per investitori esterni. Il pesce più grosso dell’acquario ha acquistato indisturbata Toro e ha consolidato Alleanza. In un contesto diverso, l’Antitrust avrebbe vietato entrambe le operazioni. La lista dei venditori rimane lunga in cima c’è Fondiaria Sai: la famiglia Ligresti ha bisogno di soldi e solo l’indisponibilità di Mediobanca a vedere un concorrente estero (Axa, Groupama) contrapporsi al suo “tesoro” ha evitato l’operazione. Le valutazioni degli operatori italiani sono ai minimi: tutti pagano l’eccessiva esposizione al comparto danni, vale a dire le Rc Auto. Il crollo del mercato delle quattro ruote e un primo accenno di concorrenza ha fatto saltare tutti i conti. Margini ridotti all’osso, difficoltà ad aumentare i premi velocemente. Il 2009 ha segnato comunque un aumento medio del +5% dei premi, ma una certa differenziazione tariffaria è un’inedita elasticità della domanda (specie su seconda e terza autovettura) rende impossibile tornare al passato, quando ogni difficoltà nel conto economico si poteva risolvere con un aumento immediato dei premi.

LITIGI - Per rimediare allo squilibrio Vita/Danni, le assicurazioni hanno provato a  diventare delle banche (Ugf, Banca Generali), ma senza “sfondare” in termini di quote di mercato. Meglio è andata con gli accordi di bancassurance, far vendere i loro prodotti agli sportelli di banche e poste. I litigi emersi (Intesa – Generali, Popolare di Milano – Fondiaria Sai) e quelli sommersi (Unipol – Bnp) dimostrano che qualcosa sta scricchiolando: le assicurazioni sono convinte di pagare troppo, di contro le banche possono ribattere che il 60-70% delle nuove polizze vita stipulate nel 2009 arrivano da quel canale. Anche su questo fronte lo scenario racconta di margini in diminuzione per chi “produce” le polizze a vantaggio di chi le vende. L’unica consolazione per le compagnie è che le banche finora si sono mostrate altrettanto incapaci di rubar loro il mestiere: le difficoltà del polo assicurativo di Intesa (in via di sbolognamento attraverso Fideuram) e la vendita del network delle popolari Arca Vita raccontano di un’unione bancassicurativa che continuerà tra lo scontento di entrambi i contraenti. Per fortuna, come dice Penati, al futuro presidente e ai soci che lo eleggeranno non interessa il valore del titolo in Borsa, altrimenti Geronzi sta per lasciare la comoda poltrona di Mediobanca (dove deve solo contare i soldi e incontrare qualche imprenditore questuante) per un posto in cui potrebbe lavorare davvero.

     
 

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