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Tullio Simoncini e il cancro da curare con il bicarbonato

Approda su Repubblica la storia di Luca e di Tullio Simoncini, il medico che dice di curare il cancro con il bicarbonato, di cui abbiamo parlato qui e qui. L’articolo di Alessandra Ziniti racconta nel dettaglio cosa è successo a Luca:

 

Ai genitori di Luca ha dato la scelta sulla clinica in cui curarsi: Vienna, Sudafrica, Belgrado, Tirana. È stato così che il 14 ottobre, Luca è arrivato all’Universal Hospital Group di Tirana: una sorta di albergo a cinque stelle ma non ancora ufficialmente aperto, con una lista di medici supertitolati, dove però – stando al racconto dei genitori di Luca – c’era solo un manipolo di volenterosi giovanissimi infermieri e un paio di medici che lavoravano senza cartelle cliniche.

Al momento del ricovero, Simoncini ha preteso due terzi della somma pattuita in contanti: 14.500 euro:

Ma il papà di Luca, che non pensava di dover pagare anticipatamente, non li aveva con sé. «Mi dispiace, allora non se ne fa niente», ha tagliato corto il medico. Solo quando gli Olivotto, tra bancomat, carte di credito e un bonifico sul conto di un prestanome, hanno versato in giornata la somma richiesta, Simoncini ha cominciato la “cura”. Luca si è sentito male già dopo la prima somministrazione di 140 mg di bicarbonato. Racconta il padre: «Alle 4 non muoveva più una mano, alle 6 non parlava più, alle 9 era immobilizzato ». E poi vomito continuo, dolori feroci e Simoncini che tranquillizzava: «Benissimo, è proprio la reazione che volevo, abbiamo fatto una dose d’attacco, ora ci fermiamo».

Due giorni di pausa in cui Luca sembra riprendersi:

Simoncini parte, poi giovedì per telefono ordina a un medico albanese di iniettare un’altra fiala di bicarbonato. Luca entra in crisi immediatamente: è in preda a dolori atroci e convulsioni, non respira. Nella clinica non c’è niente di quello che Simoncini aveva garantito, non una rianimazione, non un’ambulanza, non ci sono medici che sanno come affrontare l’emergenza. Un’ora dopo, a bordo di un furgoncino senza ossigeno e luce, Luca viene portato all’ospedale di Tirana dove muore in pochi minuti tra le braccia del padre