di Alessandro D'Amato (Gregorj)
postato alle 09:22 del 25 settembre 2008 in Rassegna stampaTorna alla home

Era una burla, ed è un vero peccato. L’altroieri aveva messo in subbuglio le redazioni dei giornali la notizia che la compagnia aerea venezuelana Aserca Airlines aveva preannunciato un’offerta per acquistare “in tutto o in parte” gli asset di Alitalia. “Con l’aiuto del governo socialista della Repubblica Bolivariana de Venezuela e il supporto morale dei tanti italiani che sono emigrati e abitano da queste parti  siamo certi che potremo risolvere buona parte dei problemi che colpiscono in questo momento Alitalia e tutti i suoi lavoratori”, aveva detto Hugo Santoro, che si firmava come direttore generale del vettore. Peccato che in Venezuela Santoro non l’abbiano mai sentito nominare: “Il comunicato non è partito da qui e non abbiamo alcuna idea di come sia stato distribuito”, ha detto un portavoce di Aserca Airlines all’Afp. Insomma, è stato tutto uno scherzo  di qualche buontempone, probabilmente italiano. Il quale avrà giustamente preso spunto dalla soluzione “statalista” all’italiana immaginata dal governo Berlusconi per azzardare un paragone nemmeno tanto campato per aria con le politiche economiche e sociali del paese sudamericano. Però, per un attimo, è stato bello immaginare non una vendita, ma una joint venture tra Italia e Venezuela per risollevare le sorti della nostra compagnia di bandiera. Non tanto perché il know-how dei sudamericani potesse apportare significativi miglioramenti al piano industriale, ma perché vedere durante l’assemblea degli azionisti discutere il compagno Hugo Chavez insieme al ministro dell’Economia Giulio Tremonti della situazione economica mondiale e del business dei cieli sarebbe stato davvero fantastico. Dio li fa, lo statalismo li accoppierebbe.   

Oppure si potrebbero tentare opzioni naif e alternative. Leggo ad esempio qui che Alitalia è stata messa all’asta su Ebay, il sito delle aste on line. Per adesso, siamo arrivati a 11mila e 50 euro, e informiamo chi fosse interessato (francesi, tedeschi, inglesi o - perché no? - venezuelani) che l’oggetto e acquistabile solo con ritiro. Niente pacchi celeri, niente assicurate: sad but true. Domande e risposte sull’oggetto in asta sono davvero da applausi: “Gentile venditore, con la mia patente B posso acquistare e, ovviamente, utilizzare comunque gli aerei della compagnia? Grazie“. “Gentile potenziale acquirente, data la condizione degli aereomobili compresi nell’offerta penso che addirittura sia sufficiente la patente A“. “Cribbio, mi consenta, ma questo e’ davvero svendere! Lei non sara’ mica un comunista, eh? Adesso non trovo la password per fare una offerta, ma…“. “Salve, ogni acquirente è ben accetto…gruppi industriali, cordate, cordatine, scolaresche, compagni di merende ecc…“. “salve, vorrei sapere se fantozzi è compreso nel prezzo di acquisto“. “No, purtroppo la sua funzione è transitoria, ma se per lei costituisce un vincolo per l’acquisto penso che ci sia la possibilità che possiate trovare un accordo. Grazie per l’interessamento“. Peccato che lo spettacolo sia finito, visto che molto probabilmente oggi si chiude: “alle 11, i segretari confederali di Cgil, Cisl, Uil, Ugl e i rappresentanti delle categorie di Alitalia sono convocati a Palazzo Chigi”. Claudio Sabelli, contro tutti i pronostici rimasto alla guida di Cai, ieri è stato a colloquio con Gianni Letta e Guglielmo Epifani. In cambio, la Cai ha modificato l’offerta: riaperta la partita dei precari, l’invarianza di salario per il personale di terra e un maggior numero di giorni di riposo, ed è stata prevista l’abolizione della norma sui tre giorni di malattia. I piloti sembrano molto possibilisti, e comunque sono stati convocati. Di solito, quando lo si fa è per chiudere. Ieri Veltroni al Tg1 si è difeso con difficoltà, nonostante le domande non fossero proprio difficili, e ha accennato a un retroscena nelle trattative, che dovrebbe essere la spinta effettuata dal PD su Epifani per conto di Gianni Letta. I posteri giudicheranno se questa è una mossa partorita da una geniale mente politica, o una balla. Oppure, un gesto inutile. 

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