Berlusconi: Caro amico ti scrivo…

22/03/2010 - Il Premier anche questa volta è stato di parola. 7 milioni di lettere ed opuscoli in arrivo nelle nostre case. Ci racconteranno delle cose fatte e ancora da fare del “Governo del fare”, appunto. In fondo, Basta crederci… Ormai ci

     
 

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Il Premier anche questa volta è stato di parola. 7 milioni di lettere ed opuscoli in arrivo nelle nostre case. Ci racconteranno delle cose fatte e ancora da fare del “Governo del fare”, appunto. In fondo, Basta crederci…

Ormai ci siamo abituati. Puntuali come un orologio svizzero o l’annuale “mattone” natalizio di Bruno Vespa, anche quest’anno in vista delle elezioni in programma domenica prossima, nelle case degli italiani giungerà l’ormai solita lettera di Silvio Berlusconi. Il format è il solito. Lettera più brochure in carta patinata con tanto di foto, belle facce e grandi sorrisi, al quale il Cav. affianca, tornando un po’ alle sue origini, le sue provate capacità di “venditore porta a porta” con tanto di “vision” messianiche condite dal richiamo quasi ossessivo alla speranza e all’ottimismo.

LA VOCE DEL PADRONE - E’ stato anche questa volta di parola. Lo aveva annunciato sabato “urbi et orbi” dal podio del suo comizio a Piazza San Giovanni. Le prime copie sono arrivate già oggi agli elettori del Lazio, le rimanenti verranno spedite entro venerdì a quelli di tutta Italia. Ben 7 milioni di lettere ai cittadini delle regioni che domenica 28 e lunedì 29 marzo andranno al voto con allegati altrettanti opuscoli pieghevoli a colori e in 12 pagine, dal titolo “Il Governo del fare”. La missiva è in forma personalizzata. Caro Mario, cara Teresa, cari tutti, insomma. La lettera, assicurano gli ideatori, tra cui l’onorevole del Pdl Antonio Palmieri, che ha commissionato il progetto – vuole accantonare le polemiche quotidiane del teatrino della politica per riportare invece l’attenzione dei cittadini sulla realtà, vale a dire sulle concrete realizzazioni del “governo del fare” – sottolineando l’importanza di trasferire questo metodo al governo delle regioni. Insomma il principale attore di questo teatrino, si tira fuori per spiegarci – dice – le tante cose fatte in questi due anni di governo.

DALLA LETTERA AI LAZIALI - Ad un primo sguardo non abbiamo notato alcun riferimento alle tante leggi “ad personam” varate, ne al continuo ricorso del “voto di fiducia” ne, soprattutto, alcun riferimento allo stato della nostra economia Pil, debito, deficit, inflazione ecc. Niente di niente, ma magari si è trattato solo di una svista. Per ogni regione è stata prevista una lettera personalizzata, che si conclude, però, sempre allo stesso modo. L’invito del premier a votare il candidato governatore di centrodestra nella sfida delle urne. Gli ideatori dell’originale iniziativa, tengono a far sapere che la lettera – e non poteva essere altrimenti – è uscita dalla stessa penna del Cavaliere, che ne ha curato comunicazione e dettagli. La missiva inviata agli elettori laziali, in particolare riporta: “Le elezioni regionali nel Lazio – scrive il presidente del Consiglio – ci vedono contrapposti a una sinistra che, invece di misurarsi democraticamente col voto, semina menzogne, invidia e odio“. Il solito fortunato cliché, come si vede, che ripete dal 1994 con maniacale ossessione. Berlusconi poi torna sulla vicenda delle liste e spiega la sua versione, smentita peraltro non solo da nove giudici diversi e di diversi tribunali, ma persino da molti esponenti del centro-destra: “Ai nostri delegati è stato impedito di presentare la lista del Popolo della Libertà di Roma e della sua Provincia, con atti e comportamenti a ciò diretti. In quello che è accaduto non vi è stata responsabilità riconducibile ai nostri dirigenti e ai nostri funzionari, come invece si è cercato di far credere”. “Tuttavia, ne sono certo – aggiunge il premier – noi riusciremo a prevalere sui nostri avversari, che avrebbero preferito correre da soli, proprio come si usava nelle democrazie popolari sovietiche. Nel Lazio – insiste Berlusconi – abbiamo raddoppiato i nostri sforzi per far prevalere il nostro programma di governo e far vincere la nostra candidata Renata Polverini. Ora più che mai la sfida è tra un’opposizione che sa dire solo dei no, che sa solo diffondere veleni, pessimismo e catastrofismo e che a Roma vuole vincere impedendo a noi di partecipare al voto“. Un disco rotto che si ripete sempre uguale dal gennaio del 1994 che, tanto per cambiare, ripropone la storiella che fa il verso al senatore Mc Carthy, della “Scelta di campo”. Infatti, scrive il premier: “La scelta di campo è oggi più che mai tra il Governo del fare e l’opposizione delle critiche a vuoto delle chiacchiere e degli insulti. Una sterile propaganda che non può nulla contro i nostri risultati concreti“, scandisce il Cavaliere che ‘chiama’ i cittadini contro l’astensionismo. Risultati concreti che però, molti, non hanno nemmeno intravisto e non certo perché l’informazione è “dall’altra parte”.

L’OPUSCOLO O LA SMORFIA? - Nell’opuscolo patinato di colore azzurro titolato “Il Governo del fare” vengono poi presentati fantasiosi grafici, foto e tabelle tesi a rassicurare che tutto va bene e che dalla crisi siamo usciti prima e meglio degli altri. L’elenco delle realizzazioni è il solito “Più sicurezza nelle nostre città“, con l’operazione strade sicure, più poteri ai sindaci e più sicurezza per le donne. Manca ogni riferimento alle ronde, ma anche questo deve essere stata un’altra svista, evidentemente. A seguire, “Le grandi emergenze risolte“: si va da “Alitalia che torna a volare, al terremoto in Abruzzo, con “una casa per tutti a tempo di record“, senza dimenticare i “Rifiuti in Campania: problema risolto“. Nessun riferimento a quanto sia costato agli italiani regalare Alitalia a Colaninno, ne al fatto che la ricostruzione in Abruzzo non è ancora cominciata, ne tanto meno agli stessi rifiuti che sono tornati a fare capolino a Napoli e provincia proprio negli ultimi giorni. La terza parte dell’opuscolo poi, è intitolata “Superare la crisi: a fianco delle famiglie“, dove vengono presentati gli interventi per le famiglie: dall’abolizione Ici prima casa ai bonus vacanza 2010, all’impegno di costruire 10.000 nuove case popolari in cinque anni, all’aumento di 20 milioni di euro del fondo nazionale di sostegno all’affitto per le famiglie a basso reddito. E ancora, per “Superare la crisi: più forza alle imprese“, che tra i punti programmatici elenca il rilancio delle Grandi Opere, l’Expo 2015, favorire l’accesso al credito, meno burocrazia e fisco amico e rilanciare il Sud. Oggettivamente la parte più debole di contenuti. Un po’ di promesse, un po’ di mance assistenziali e tanto, tanto vuoto di idee e di programmi come si vede.

DREAM, DREAM, DREAM - Segue poi la parte titolata “Difendere chi lavora” si ricordano – ma sarebbe meglio dire si inventa di sana pianta – lo stanziamento di 9 miliardi per i lavoratori dipendenti finora senza tutele, la detassazione dei premi di produzione e le buone pratiche per favorire il reimpiego dei lavoratori in cassa integrazione o mobilità. Soldi in realtà sottratti ai fondi FAS (le aree sottosviluppate) e alle Regioni. Poi, dulcis in fundo, si presentano i soliti progetti faraonici che da quasi 20 anni fanno da corollario al “sogno berlusconiano”. Ponte sullo Stretto, Autostrade, Expo 2015 e metropolitane, sistema idrico del Mezzogiorno, alla riforma del processo civile e al Libro bianco per il nuovo welfare ecc. “Con questo positivo bilancio di risultati - che a noi sfugge ma a lui deve essere chiaro come l’acqua del Lambro – e con la pubblicazione allegata – scrive Berlusconi – intendo rinnovare l’impegno assunto con Lei e con tutti gli italiani in occasione delle elezioni politiche 2008: lavorare per cambiare in meglio l’Italia, perché so bene che abbiamo ancora tanto da fare”. Quindi, il cavaliere chiosa, almeno nella sua lettera ai cittadini laziali, con l’invito al sostegno “senza se e senza ma” a Renata Polverini: ”Per farlo dobbiamo voltare pagina nel Lazio. Domenica 28 e lunedì 29 marzo, votando per la candidata presidente Renata Polverini, Lei può dare il suo indispensabile contributo portando in Regione quella moralità del fare che tanti buoni frutti ha dato in questi primi venti mesi di governo. Dopo cinque anni di malgoverno regionale è un’occasione da non sprecare: mi raccomando! Con gli auguri più cordiali. Silvio Berlusconi”. Stesse parole, anche nelle altre regioni dove cambia solo il nome del candidato. Un deja vu.

     
 

15 Commenti

  1. Dimitri scrive:

    Siamo sempre li,

    fra il dire e il fare . . .

    Ci sono cose che si fanno senza dirlo a nessuno,
    cose che si dicono a tutti senza farle per niente…

    Il rischio per chi finge è di poter esistere solo per finta,
    come al cinema: se accendi bene la luce, lo schermo resta bianco.

    http://incosacredere.blog.espresso.repubblica.it/come-esser-felice/

  2. Quanti alberi sono stati abbattuti per stampare sta puttanata?
    Visto che l´opposizione fa orecchie da mercante, intervenga il WWF!

  3. Marcello scrive:

    “Il solito fortunato cliché, come si vede, che ripete dal 1994 con maniacale ossessione.”

    Sì però sono 15 anni che funziona. Se fossi al suo posto ci riproverei. Purtroppo per lui, il tempo passa per tutti, e anche Berlusconi finirà fuori moda. Ciò non toglie che possa vincere le regionali, tuttavia il declino è iniziato. Con questo elettorato, tremo al pensiero di quello che succederà dopo… Saremo governati da Wanna Marchi? AIUTO!

  4. Grif scrive:

    I discorsi di Berlusconi saranno iper-ripetitivi, ma non sono d’accordo che alla fine stanchino i suoi elettori (a me invece hanno distrutto le palle da parecchio).

    Queste semplici formule (“magistrati comunisti”, “sinistra invidiosa”, “comunisti incapaci di proporre”, “la sinistra aumenta le tasse, noi le abbassiamo”) secondo me sono quelle che fanno presa su un popolo composto perlopiù da gente disinformata che pertanto, non prendendosi la briga di andare a vedere quanto di vero e quanto di falso ci sia nei discorsi del nano e di analizzare a fondo le sue fantasiose teorie, si accontenta e si fida di banali espressioni che però, in quanto tali, sono facili da memorizzare e da ripetere parlando con amici e parenti.

    Non ho mai studiato marketing in vita mia, ma, pur nella mia incompetenza in materia, mi pare di poter paragonare gli slogan berlusconiani a quelli pubblicitari: frasi semplici e brevi che rimangono impresse seppure poi non si sappia bene quale siano le qualità dell’oggetto in questione. Giusto per fare un esempio, praticamente chiunque vi potrebbe dire che da “Trony, non ci sono paragoni”, ma quanti poi realmente sanno se questo slogan corrisponde a verità o meno? Nessuno, però il concetto rimane. Fosse stato: “Trony, da noi le TV costano il 25,7% di meno perché usufruiamo degli incentivi X e Y, le nostre lavatrici sono meglio perché fanno uso del sistema Staminchia Wash (TM) che velocizza i tempi di lavaggio etc…” non credo sarebbe rimasto molto impresso.

    Chiedo perdono se c’è qualche esperto di marketing qua dentro che sarà rimasto inorridito da questa esposizione :D

  5. G&G scrive:

    Preparo la biro:”RESPINTO AL MITTENTE”!

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