Esteri

La setta sessuale del karateka

22 marzo 2010

Fernando Torres Baena abusava degli studenti della sua scuola di karate, a Gran Canaria, ma non di tutti. Preferiva i bambini (dai 9 ai 13 anni) fisicamente graziosi. Supportato dalle sue donne, aveva formato una “famiglia” che si reggeva sul motto “qui tutti con tutti e io con tutti”.

Alla scuola di karate di Fernando Torres Baena, non si insidiavano tutti gli studenti. Solo gli eletti. Il direttore li selezionava in base alla loro bellezza e forma fisica . I favoriti diventavano parte della sua “famiglia”, che controllava in maniera autoritaria dirigendo ciascuno degli atti dei suoi membri. Quando gli studenti crescevano, potevano passare a far parte della catena di comando, e in ogni caso venivano sostituiti da ragazzi più giovani. La macchina manipolatrice si rimetteva in moto. I testimoni e le vittime hanno fornito dichiarazioni concordi nel processo penale del caso di karate. Tutti d’accordo e tutti hanno fornito la stessa versione su quanto stava accadendo all’interno di questa setta sessuale e sportiva in Gran Canaria. Molti non si conoscono fra di loro perché appartenevano a gruppi diversi. Li separano anche 25 anni di distanza. Solo una persona è sempre stata presente in tutte le loro testimonianze:  Baena Torres, 53 anni, oltre 30 di esperienza professionale, autoproclamatosi pater familias e leader assoluto.

GLI ELETTI - Coloro che non erano membri della famiglia, vedevano una scuola di karate normale. L’unica cosa visibile a tutti gli allievi e agli istruttori era che il gruppo era molto affiatato e si salutava sempre con un bacio sulla bocca. “Gli interessavano solo coloro che avevano un fisico e un viso aggraziato, specialmente tra i 9 e i 13 anni, che è l’età in cui si inizia a gareggiare“, ha affermato uno dei denuncianti. Il karateka invitava i ragazzini nella sua casa sulla spiaggia di Vargas in Agüimes. Andavano lì in vacanza nei fine settimana con la scusa di fare formazione intensiva. Ma non c’era solo l’allenamento. I ragazzi pulivano la casa, facevano giardinaggio, andavano al mare insieme come se fossero in realtà una grande famiglia che lavorava unita per tutte le faccende domestiche. Faceva parte della formazione, così come il sesso, invitando gli studenti, perché la famiglia “si conoscesse in tutti i suoi aspetti“, e perché in questo modo si potenziava “la vita sportiva e il karate“. Il contesto, come spiegava, era “amore“. E disciplina. Controllava tutto e ordinava chi sarebbe andato a letto con chi ogni notte. La regola generale secondo una delle vittime era: “Qui, tutti con tutti e io con tutti” e chi si rifiutava veniva rimproverato.

IL FUTURO NEL KARATE - Nessuna violenza fisica è stata esercitata sui bambini, secondo quanto rivelato dal rapporto in cui appaiono le dichiarazioni di 55 presunte vittime. I bambini gradualmente assimilavano lo stile di vita di Baena Torres, e si convincevano che il sesso fosse “normale“. I rapporti con i ragazzi non erano mai “forzati in modo esplicito“, ha spiegato il giudice di Las Palmas: è il caso di una donna trentenne che era entrata nella scuola a 13 anni ed era stata una delle prescelte per “far parte della piccola famiglia“. La donna non ha saputo spiegare bene il meccanismo di controllo, ma ha confermato “una manipolazione da parte di Fernando“, in cui caddero tutti. Un’altra testimone, invece, ha spiegato al giudice come Baena Torres introducesse i ragazzi alla sua filosofia di vita, cercando di sostituirsi al rapporto che avevano con i loro genitori ormai “superato” e che “non poteva essere chiuso perché avrebbero perso molte possibilità“. Allo stesso tempo, elogiava le loro doti atletiche e gli faceva promesse circa il loro futuro nel karate. Era abituato a manipolare bambini in età impressionabile e desiderosi di successo.Se si rifiutavano partiva il ricatto emotivo: convincerli che erano ingrati e che con il loro atteggiamento ribelle stavano distruggendo il loro futuro.”Fernando aveva il potere di persuasione e la capacità di controllare tutti psicologicamente, e quando notava dubbi e incertezze cominciava a convincerci a tornare all’ovile“.”Io non sapevo come uscire da tutto questo“.Fin qui, il trattamento più gentile.Ma ce n’era un altro più aggressivo. Baena Torres era potente.In tempi recenti è stato il presidente della Federazione di Karate Gran Canaria e direttore di R & S della federazione spagnola. Gli studenti sapevano che se si fossero messi contro di lui non gli sarebbe stato consentito di continuare da nessuna parte. “Se si vuole partire, andare via, lo si può fare ma è meglio dimenticarsi del karate“.I combattimenti, a quanto pare, erano necessari per spezzare la volontà dei minori. Potevano durare fino a tre o quattro ore. “Lui sapeva come fare danni quando non gli obbedivamo“, ha affermato una giovane donna. “Non aveva scrupoli, era interessato alla vita personale dei bambini come se cercasse di scoprire la debolezza di ciascuno”.

3 commenti a La setta sessuale del karateka

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  2. … è possibile che i genitori dei bimbi abusati sessualmente, innocenti che involontariamente sono entrati a far parte di una setta, non siano riusciti a capire attraverso l’atteggiamento dei figli, che c’era qualcosa che non andava per il verso giusto?
    …suppongo che i bimbi, a quell’età, qualche segnale lo lanciano!

    • Alessandro Abis

      Da quel che emerge da molti casi, i pedofili sono bravissimi nel convincere in un modo o nell’altro le vittime a non parlarne con chi non è implicato, sfruttando la propria “posizione di autorità” nella vita delle vittime (per questo, poi, quando uno denuncia gli altri seguono a ruota). Inoltre, credo che in generale un genitore abbia difficoltà anche solo ad ammettere con se stesso un’eventualità tanto atroce, attribuendo quindi possibili “stranezze” alle classiche turbolenze dell’adolescenza; senza contare che magari qualcuno ha “chiuso gli occhi” per non interferire col futuro atletico del figlio. L’eventualità che sia tutto solo una montatura di dimensioni enormi mi pare alquanto improbabile…

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