Silenzi, bugie e rifiuti tossici. Ecco cosa c’è dietro il disastro del Lambro

22/03/2010 - I NUMERI PERO’ NON TORNANO – Ricapitoliamo: ARPA e Regione Lombardia dichiarano 2.600 tonnellate, Brianza Acque 2.800, la stampa e le tv forniscono dati ancora diversi, chi dice 5.000, chi 8.000. Prendiamo per buoni i dati ufficiali: 2.600 ton. (ARPA)

     
 

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I NUMERI PERO’ NON TORNANO – Ricapitoliamo: ARPA e Regione Lombardia dichiarano 2.600 tonnellate, Brianza Acque 2.800, la stampa e le tv forniscono dati ancora diversi, chi dice 5.000, chi 8.000. Prendiamo per buoni i dati ufficiali: 2.600 ton. (ARPA) e 2.800 ton. (Brianza Acque) e quello che la Protezione civile dichiara di aver recuperato a Piacenza, allo sbarramento di Isola Serafini, pari a circa 1.800 tonnellate, lasciando 600 tonnellate ancora in acqua. Il 6 marzo Brianza Acque, dichiara che grazie al sacrificio del depuratore da loro gestito, sono riusciti a trattenere il 70% degli idrocarburi, e fornisce la cifra di 2.615 tonnellate. Duemilaseicentoquindici tonnellate! Ma il 70% di 2.800 fa 1.960 e non 2.615! Un errore di calcolo? Improbabile. Molto più verosimilmente, quel 70% recuperato si riferisce ad un quantitativo effettivamente sversato ben più ampio. Quindi nelle tre cisterne c’erano molte più tonnellate delle 2.500 dichiarate! E allora, perché Arpa e Regione Lombardia hanno fornito una cifra sostanzialmente compatibile con le 2.500 tonnellate consentite dalla legge? Qualcuno sospetta una forma d’illegittima copertura… Infatti, se Brianza Acque ha recuperato 2.615 tonnellate e la Protezione civile dichiara a sua volta di averne recuperato 1.800, mentre altre 600 erano ancora da recuperare, per parafrasare Totò “E’ la somma che fa il totale”: il quantitativo realmente sversato nel fiume risulta di ben 5.000 tonnellate (tonnellata più, tonnellata meno).

POLITICA, SPERPERI E TRIELINE! – 5.000 tonnellate d’idrocarburi (e forse anche altro) sversate nel Lambro, eppure per la Regione Lombardia il Lambro tornerà balneabile nel 2015, guarda caso l’anno dell’Expo. In virtù di questo giuramento, il governo di Roma ha subito inviato 20 milioni di euro per la bonifica. Peccato che per la stessa Regione Lombardia, il Lambro fosse gravemente inquinato (il più inquinato della regione) già prima di questo criminale sversamento, tanto che aveva chiesto una proroga alla “Direttiva Acque”, per raggiungere parametri accettabili. Inoltre, la Regione Lombardia non ha presentato – sostiene Soldarini – manco un progetto di bonifica. Insomma, il governo ha inviato soldi “pubblici” in Lombardia senza che questa abbia un progetto per come spenderli? Ma non è tutto. Passa qualche giorno e dalla vicina regione Veneto, il  governatore Galan lancia un altro allarme. E’ stato trovato del “dicloroetano” a Porto Tolle e Adria (sul delta del Po) ed ha vietato perciò l’uso dell’acqua anche per usi alimentari. Il dicloroetano è una trielina, un solvente chimico usato per la pulizia di materiali ferrosi prima della verniciatura. Passano ancora un paio di giorni e l’ARPA del Veneto smentisce i suoi precedenti rilievi: il dicloroetano è nuovamente sparito, parlano di un errore nelle analisi. Anche in Lombardia, nel frattempo, vengono lanciati vari allarmi per la presenza di dicloroetano e di altre misteriose sostanze blu in superficie sul Lambro, poi anche questi avvistamenti sono stati repentinamente smentiti. Soldarini sarcastico, sbotta “Faccio un’ipotesi azzardata ed in controtendenza: è annegato un puffo!” Oppure, come sostiene qualcun altro, nello sversamento del 27 febbraio non sono stati rilasciati “solo” idrocarburi ma anche “dell’altro”. Altre sostanze, evidentemente, che smaltire per le vie “normali”, nel rispetto della legge, costa molto caro. Adesso il sospetto che “qualcuno” abbia deciso di liberarsene in modo fraudolento, alla luce di questi nuovi inquietanti “avvistamenti” di misteriose chiazze bluastre, prima confermati dalle stesse autorità pubbliche e poi smentiti, sta prendendo piede.

L’AUTOPSIA RIVELATRICE – In tal senso, la stessa Lipu fornisce una clamorosa conferma, sia pure indiretta, all’inquietante ipotesi “dell’altro” riversato nel Lambro. Vengono eseguite diverse autopsie degli uccelli trovati morti lungo il corso del fiume. Il veterinario che le ha operate dichiara di trovare strani segnali, di solito nello stomaco di animali morti per idrocarburi si trovano queste sostanze, in questo caso nulla. Gli animali morti, invece, presentano emorragie a vari organi, fegato spappolato, problemi neurologici. Questa “stranezza”, l’associazione ambientalista, decide di presentarla direttamente all’opinione pubblica. Vengono raccolte immagini di forte impatto e vengono filmati molti animali ormai morenti. La Lipu contatta la Rai, Soldarini stesso va “alla mitica sede della Rai a Milano in Corso Sempione”, viene intervistato, spiega come stanno le cose, racconta come i protocolli sanitari non hanno funzionato. A detta dello stesso ambientalista, la Tv di Stato sembra interessata. Qualche ora dopo, gli viene annunciato che il servizio sarebbe passato nel Tg2. Ed invece niente. Nessun servizio, nessuna intervista, nessuna dichiarazione. Passa solo Bertolaso e le sue rassicurazioni. La denuncia della Lipu lombarda viene invece trasmessa dal solo Tg3 regionale, senza immagini degli uccelli che stanno morendo e con immagini di “repertorio” degli anni ’50 con il fiume Lambro, pulito. Insomma, è il sospetto di Soldarini, pure la Tv pubblica si sarebbe “adeguata a minimizzare” l’accaduto. Nelle stesse ore, infatti, Bertolaso è tornato, nelle vesti di ospite del Tg1, a dichiarare che non c’erano rischi, neanche per gli uccelli. Una storia inquietante, come si vede. Dove abbondano minimizzazioni, coperture e persino depistaggi nel più classico e maleodorante calderone “all’italiana”.

     
 

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