E c’è chi dice che in Italia i lavoratori non sono tutelati. Mica vero. Dopo un eroica lotta durata circa due anni Felice Crosta, avvocato alto dirigente della Regione Siciliana, si è visto riconosciuto dalla Corte dei Conti il diritto a ricevere una pensione di 496 mila euro all’anno, 41.600 euro al mese, 1.369 euro al giorno – naturalmente lordi – per i servigi resi, invece della più modesta cifra di 219 mila euro annui che l’Ufficio del personale gli aveva assegnato. Una cifra che l’eroico lavoratore si era guadagnata per i servigi resi reggendo per quasi un decennio gestendo l’emergenza rifiuti in Sicilia. Un grande successo: gli Ato, organismi che dovevano assicurare il servizio di raccolta e smaltimento, che hanno accumulato oltre un miliardo di debiti. La gara per i termovalorizzatori annullata dall’Unione europea. La Sicilia sepolta dalla spazzatura.
Ma la legge è legge. Come quella che, nel 2005, quando venne istituita l’Agenzia per i rifiuti e le Acque nel 2005, mentre Salvatore Cuffaro governava a Palermo, stabilì per il direttore generale dell’Agenzia il diritto a calcolare la sua pensione in base all’indennità. E guarda caso, a direttore fu nominato l’allora vicecommissario ai rifiuti Felice Crosta, che – sempre guarda caso – 4 mesi dopo de ne andò in pensione. Maturando il “diritto” a godere della pensione milionaria di oggi. La legge è legge. Il fatto che i Siciliani hanno la monnezza sotto le finestre non conta, purtroppo. E neppure il fatto che nessuno, né gli ex governatori di Banca d’Italia, né gli ex Presidenti di Corte Costituzionale abbiano simili indennità di pensione. E neppure il fatto che il tetto ai trattamenti previdenziali “obbligatori” posto nell’ormai lontano ottobre del 2003 dal consiglio dei ministri è di 516 euro al giorno, il vecchio milione di lire.
Insomma, in Italia i lavoratori sono tutelati, eccome. Certo, non tutti. Non i cassintegrati o quelli in mobilità. E neppure i precari che qualcuno ha pure il coraggio di chiamare bamboccioni. Ma gli altri sì. Ad esempio, Felice Crosta servitore fedele di Totò vasa-vasa Cuffaro, che sta nel partito di quel Casini che sdegnosamente ricorda a tutti che lui è l’unico che si preoccupa dei problemi della gente. O quel Riparbelli addetto al palco di Berlusconi – il capo del governo che si preoccupa soprattutto di Annozero e delle intercettazioni – che viene candidato in Lombardia facendo rischiare a tutti di essere esclusi dal voto. E tanti altri, chi più chi meno, purtroppo in tutti i partiti presenti in parlamento. Quelli che hanno le amicizie giuste, i protetti dei politici, i servitori fedeli dei potenti. Per quelli, nel paese delle leggi ad personam che si approvano in quattro e quattr’otto, della meritocrazia all’incontrario, c’è sempre un diritto da tutelare. La legge è legge, e dicono che è uguale per tutti. Ma in questa Repubblica delle banane per alcuni, la cronaca ce lo ricorda ogni giorno, è più uguale che per gli altri.


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“Il fatto che i Siciliani hanno la monnezza sotto le finestre non conta, purtroppo.”
No, ma conta il fatto che Cuffaro l’abbiano votato loro.
Caro Carlo Cipiciani,con questo editoriale sicuramente hai fatto incazzare tutti quelli che l’hanno letto come me.D’altronde nella repubblica del c….
succede anche questo.Ripristinare la ghigliottina no ?.- Saluti e continuate così,però almeno non di domenica.-
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