Shutter Island

19/03/2010 - Martin Scorsese, una delle autoritas più potenti della storia cinematografica statunitense, dà vita al thriller perfetto. Tra gli storici registi americani ancora in attività, Martin Scorsese è uno di quelli che, in vecchiaia, sta dimostrando di essere riuscito a conservare

     
 

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Martin Scorsese, una delle autoritas più potenti della storia cinematografica statunitense, dà vita al thriller perfetto.

Tra gli storici registi americani ancora in attività, Martin Scorsese è uno di quelli che, in vecchiaia, sta dimostrando di essere riuscito a conservare meglio il suo tocco magico. Il paragone che viene più naturale è quello con il suo quasi coetaneo Francis Ford Coppola. Senza nulla togliere alla produzione più recente di quest’ultimo (Youth without youth è innegabilmente un film riuscito) non si può dire che lo stile passato di questo maestro (basti considerare anche solo The conversation) non schiacci le sue ultime opere senza difficoltà. Scorsese ha invece dedicato questi suoi ultimi anni a una produzione più spiccatamente di genere, staccandosi da quell’Autorialismo a cui Coppola non sembra voler rinunciare. E se The departed è forse tra i migliori polizieschi occidentali degli ultimi anni (pur soffrendo nel paragone con l’originale Infernal Affairs), con questo Shutter Island Scorsese riesce ad andare oltre, toccando in tranquillità la sua grandezza passata. Dove manca la freschezza dell’originalità, entra un immenso mestiere acquisito con l’esperienza. Vediamone dunque gli elementi salienti, con l’avvertenza che questa recensione dovrebbe essere letta forse dopo la visione, specie l’ultimo paragrafo, in quanto la lettura del film non può prescindere da alcuni snodi della trama, ben mascherati da un trailer che appare dire tutto e invece nasconde troppo, altro piccolo tocco di classe da parte del buon Martin.

SHUTTER ISLAND – Protagonista assoluto è Teddy Daniels, detective FBI interpretato dal bravo Di Caprio, incaricato di indagare col suo compagno (un altrettanto bravo Mark Ruffalo) sulla sparizione misteriosa di una paziente dal penitenziario per criminali malati di mente noto come Shutter Island, al largo di Boston. Le indagini cominciano in maniera classica, con interrogatori a membri dello staff e pazienti, cullando lo spettatore nell’attesa che tutto cominci a non tornare, a divenire sempre più inquietante. Una sensazione che comincia ad attanagliarlo, inconsciamente, molto presto. Si vengono a scoprire frammenti del passato di Teddy Daniels: la liberazione di un campo di concentramento durante la seconda guerra mondiale, la morte della moglie in un incendio ad opera di un piromane e i continui attacchi di emicrania che rendono la sua indagine ancora più difficile. Il quadro conclusivo viene terminato dall’interruzione di tutti i contatti con la terraferma, che come nel più classico dei cliché isola detective, matti e sospettati in un luogo circoscritto e maledettamente inquietante e pericoloso. In attesa che la situazione degeneri…

MONTAGGIO – Il senso crescente di inquietudine attanaglia lo spettatore ben prima che la vicenda assuma i classici tratti emozionanti di un thriller. E probabilmente la maggior parte del pubblico non è nemmeno in grado di capirne consciamente il perché. Questo è uno dei trucchi magistrali con cui la grande esperienza da regista di Scorsese riesce a rendere originale ed efficace il linguaggio cinema senza troppe innovazioni e presunte rivoluzioni tecnologiche. Si tratta di trucchi rapidi, quasi subliminali, di volta in volta diversi. Una piccola carrellata di questi tocchi di estro. Ci sono montaggi sbagliati nel vero senso della parola: personaggi che da un’inquadratura all’altra perdono o fanno comparire oggetti nelle proprie mani, sono rivolti dalla parte sbagliata e cose del genere. Per averne una buona lista si può controllare la pagina IMDb del film che ingenuamente li classifica come “goofs”. Oppure ci sono scene rimontate al contrario (il fumo della sigaretta di Di Caprio). Si aggiungano anche effetti visivi che rendono pienamente consapevole lo spettatore di non assistere a qualcosa di vero (il più riuscito di questi si può considerare una riuscitissima citazione al King Kong di Peter Jackson).

LA VITTORIA DEL COME – Come detto in apertura, questa magistrale abilità tecnica va a coprire alcuni piccoli limiti della pellicola, che non ne intaccano, nonostante tutto, la grandezza. Tali limiti si possono ravvisare nella decisa non originalità di vicenda ed escamotage sceneggiativi per farla proseguire. Il luogo isolato, il progressivo senso di paranoia e di pericolo che prova il protagonista in quella che sembra delinearsi come una congiura, i suoi traumi dal passato sono tutti elementi già visti e rivisti. E che si riescono a prevedere ad orologeria fin dal trailer. Eppure riescono ad apparire agli occhi di chi guarda come nuovi e mai provati prima, almeno dall’inquadratura proposta. E’ un magistrale esempio di vittoria del “come” (la tecnica, il dialogo, la visione cinematografica) sul “cosa” (originalità del messaggio, della vicenda, contenuti interpretativi). Vittoria che, a tutti gli effetti, ad esempio nel Tetro di Coppola non riesce, in quanto il sostanziosissimo “cosa” fa più volte traballare il “come” (gli sbarluccichii sull’autostrada…). Tuttavia questa apparente vittoria regge solo fino a quando si arriva allo showdown finale, capace di rivoluzionare le carte in tavola. Finale che vi consiglio di preservarvi, se siete arrivati fin qua vergini dalla visione, evitando il piccolo spoiler che sta per arrivare.

SPOILER – Scorsese con un magistrale colpo di coda, è in grado di negare l’idea che lo spettatore si è fatto dal trailer e dalla visione del film fino ai minuti finali. Proprio la visione smaliziata che pensava di aver già visto tutto si trova spiazzata di fronte al cunicolo trovato dal regista che gli permette di imporre uno scioglimento finale meritevole di essere lodato come originale. Finale che, a tutti gli effetti, riesce anche a rimpinguare quel “cosa” che pareva, a torto, trascurato fino a quel momento. Riesce ad affermare il potere della parola e dell’arte nel trattare con le pieghe più misteriose della mente umana, rifiutando di netto quel positivismo medico fatto di pillole e naziste lobotomie che vuole declinare tutto a favore di una stereotipata idea di normalità. E, guardando più all’interno del proprio protagonista, attraverso i cui occhi e problemi vediamo la vicenda, si riesce a comprenderne a fondo inquietudini e malattie. E se ne esce con un finale nettamente migliore dell’opera originale da cui trae ispirazione, che lascia a una elaborazione del tutto interna il peso degli enormi crimini del passato, e con una serena coscienza l’accettazione matura delle sue conseguenze. Una lezione fantastica di maturità e onestà intellettuale verso ciò che costruisce il nostro passato che lascia pienamente soddisfatta anche la testa, dopo che la pancia è stata ampiamente sollazzata dalle perfette tinte thriller (e sanguinolente quanto basta) di questo Shutter Island.

     
 

6 Commenti

  1. Calvin scrive:

    Visto il mese scorso piaciuto tanto e recitazione di LDC outstanding. Pero’ non puoi dirmi che il colpo di coda finale è inaspettato, ci sono indizi sparsi per mezza pellicola (praticamente tutte le apparizioni della moglie di Teddy). Anzi, a me è piaciuta proprio la non ricerca del colpo di scena a tutti i costi ma il modo in cui semina dubbi allo spettatore minuto dopo minuto.

  2. Michele Coscia scrive:

    Attenzione: io non parlo di colpo di scena, difatti ci sono miriadi di indizi come giustamente noti. Il punto è che è uno scioglimento originale: non so se hai avuto la mia stessa impressione, ma il trailer suggerisce qualcosa di molto più classico che non è affatto rispettato nello scioglimento finale, concordi?

  3. Maghetta scrive:

    mmhhhhhh………!!!!!!!
    mannaggia al garibaldi che proietta solo il finesettimana!
    lo volevo vedere :( e mi rifiuto di leggere l’ultimo paragrafo finchè non vado a vederlo!

  4. calvin scrive:

    Ah beh si’, tra il capire che c’e’ qlcs che non torna ed arrivare ad indovinare il finale ci passa un bel po’ di mezzo!

  5. ale scrive:

    bella recensione. io ci ho visto anche un omaggio a kubrick, sia per certe scene in stile shining, sia per la scelta delle musiche (ligeti e penderecki su tutti: due compositori amati da kubrick).

  6. Pingback: FO5 Blog » Blog Archive » Shutter Island

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