Riccardo Illy, l’uomo del Nord
24/09/2008 - Lui l’aveva scritto, che il centrosinistra rischiava di perdere il settentrione. Voleva essere il Tremonti del PD, ora è rientrato in azienda. Ritornerà? Venti dal Nord è una rubrica che ogni settimana raccoglierà rumors e indiscrezioni su come si sta
Lui l’aveva scritto, che il centrosinistra rischiava di perdere il settentrione. Voleva essere il Tremonti del PD, ora è rientrato in azienda. Ritornerà?
Venti dal Nord è una rubrica che ogni settimana raccoglierà rumors e indiscrezioni su come si sta muovendo la politica del Nord. Protagonisti, progetti, novità. Gli estensori fanno parte, a vario titolo, del Popolo delle Libertà
Riccardo Illy lo aveva scritto in tempi non sospetti: “Così perdiamo il Nord”. E’ stato il titolo del suo ultimo libro, edito da Mondadori e finito negli scaffali delle librerie poco prima che il presidentissimo del Friuli Venezia Giulia venisse travolto dall’onda azzurra berlusconiana. “Stiamo perdendo il Nord.-
scriveva profeticamente Illy – Lo stiamo perdendo perché questa parte d’Italia è già in Europa. A differenza del resto del Paese, che vive questa condizione come una mera collocazione geografica. Ed essere in Europa significa confrontarsi con un mercato dove i confini sono ormai linee tracciate su una cartina e nulla più. Stiamo perdendo il Nord, perché in molti paesi confinanti le imposte sul reddito d’impresa sono più basse, gli stipendi sono più alti e le grandi opere vengono realizzate, non solo progettate.”
UN VOLONTARIO, PRESTO! - A molti era sembrato un attacco un po’ scomposto agli ultimi mesi del Governo Prodi e in pochi avevano colto il vero segnale: Illy è uno abituato ad autocandidarsi. Quando dice che c’è un problema, politico o istituzionale, lo fa sempre per dimostrare che è lui la soluzione a quel problema. Riccardo Illy voleva essere, per il centrosinistra, quello che Giulio Tremonti è stato ed è per il centrodestra: l’Uomo del Nord. Voleva dimostrare, e parzialmente ci stava riuscendo, di essere l’unico in grado di parlare- da sinstra- ad una certa parte del paese: al popolo delle partite Iva, agli artigiani tartassati dalla burocrazia, ai commercianti esasperati dalla crisi dei consumi, alla casalinga angosciata dalla crescita dei prezzi al consumo. Riteneva, a ragione, che il futuro Partito Democratico non potesse basarsi soltanto sull’antiquato concetto di “blocco sociale” e che dovesse aprirsi alla società civile, agli imprenditori a quelli che, in un modo o nell’altro, finivano inevitabilmente per guardare con diffidenza ad un governo di stampo socialdemocratico.
UN CAMPIONE – Era riuscito, nella sua Trieste prima e in Friuli Venezia Giulia poi, a mettere insieme una coalizione che andava da Rifondazione Comunista ai civici vicini in altre occasioni al centrodestra e lo aveva fatto credibilmente: nessuno, nemmeno i critici più cattivi, era riuscito nell’opera di disegnarlo come un novello Romano Prodi, incapace di governare perché schiacciato dai due estremi, quello moderato e quello della sinistra arcobaleno. I suoi sono sempre stati esecutivi caratterizzati da un fortissimo tasso di innovazione e da un’ottima capacità di comunicare. Dietro l’angolo, inaspettato, il tracollo. Preso da un’eccessiva dose di sicurezza ha sfidato l’onda lunga nazionale e ha scelto di celebrare le amministrative contestualmente alle elezioni politiche. Il risultato è stato che, nonostante la sua indubbia capacità di intercettare il voto moderato, sia finito nel tritacarne della politica nazional-popolare, spazzato via dal tandem Renzo Tondo-Silvio Berlusconi che gli hanno tolto ogni velleità di un qualche ruolo nazionale. Il problema, però, resta sul tavolo: la sinistra, Illy o non Illy, non riesce a parlare al Nord del Paese. Ci ha provato Pierluigi Bersani, bravo ma troppo vicino al modello economico emiliano-toscano e lontano anni luce dal pragmatismo degli imprenditori veneti e lombardi. Ci hanno provato alcuni industriali “prestati” alla politica, uno per tutti Calearo, ma i risultati sono stati decisamente modesti e nessuno
di loro è riuscito a ritagliarsi un ruolo di riferimento.
NON PERVENUTO – Illy, nel frattempo, è sparito nel nulla. Tormentato dalla sconfitta di Aprile ed esasperato dal vedere una regione che credeva di governare e che gli ha voltato, all’improvviso, le spalle. E’ rientrato in azienda, dove guida di nuovo la Spa di famiglia, ma è certo che il ruolo politico gli manca. La combinazione degli eventi potrebbe giocare a suo favore. Più il tempo passa, più questo centrosinistra si dimostra inadeguato, mentre Berlusconi nei sondaggi vola. Il buon Riccardo sognava un impiego in campo europeo, ma l’abolizione delle preferenze e la riduzione della grandezza dei collegi elettorali sembrano, per ora, sbarrargli la strada. A meno che, e non è ipotesi remota, il Pd non decida di fare il passo decisivo, con il rischio che sia più lungo della gamba: candidare Illy in un collegio sicuro per le Europee (il Friuli non lo sarebbe) e rilanciarlo con forza sul piano nazionale. Sfumato Bersani, visto come troppo cooperativo per l’imprenditoria d’assalto del nordest e scartato subito Enrico Letta, troppo romano per i gusti di quassù, Veltroni potrebbe anche scegliere Riccardo Illy per riprendersi il nord. Nessuno come lui convinceva gli imprenditori a Cernobbio e faceva star buoni i comunisti al governo. Se i fili della politica nazionale riprendono ad intrecciarsi non è detto che Illy non esca dal suo bueno retiro triestino per ricominciare a fare quel che ama di più: la Politica,come il primo amore, prima o poi ritorna sempre.













a noi il caffe ci piace Kimbo
Illy accattatavill’ vui
Prima di scrivere queste cavolate informateVi cosa ha fatto in regione ,gli stipendi d’oro,le faziosità,il debito enorme in una regione non abituata a questo,il friulano imposto come lingua d’insegnamento nelle scuole,il conflitto d’interesse con il suo caffè e potrei continuare per molto, e da triestino ho votato Lorenzo Tondo già sperimentato anche se friulano ma persona seria non faziosa e con i piedi a terra. Vi saluto
e grazie
un triestino
si, obbligava tutti a bere il suo caffè parlando in friulano, che vergogna “e potrei continuare per molto”.
Continuare per molto senza documentare nulla mi pare abbastanza inutile.
Comunque si chiama Renzo Tondo. E il sottoscritto (Estensore del pezzo) è uno che ha sostenuto, votato e fatto votare Renzo (e non Lorenzo) Tondo.
quel che dico nel pezzo, e mi sembra chiarissimo che non entro nel merito, è che Riccardo Illy è sempre stato capace di comunicare due cose: una sostanziale vicinanza al mondo confindustriale e un’inclinazione non comune a governare con coalizioni ideologicamente amplissime. In Friuli, e tu lo sai bene, ha governato con Rifondazione, Verdi, Cittadini per il Presidente, Margherita, Ds, Socialisti, Pensionati, Donne. E,comunque la si voglia mettere, le sue maggioranze non sono mai state ballerine e la sua leadership non è mai stata in discussione.
Fare questo, in una regione di centrodestra, non è facile. Sul merito dell’operato concordo con te, ma è un altro discorso che meriterebbe un altro articolo.
Egregio sig. Illy,
mi dispiace veramente che Lei abbia perso le elezioni. Dopo tutto quello che ha fatto per questa regione, per non parlare del tempo che ha dedicato alla montagna ormai abbandonata da tutti, non riesco ancora a capire come le persone non Le abbiano votato. La prego… torni in politica!!! Non possiamo rimanere nelle mani dell’ attuale presidente.
Saluti