Ha scatenato un putiferio immotivato l’articolo pubblicato ieri da Repubblica a firma Marco Galbiati nel quale si dà conto dell’inchiesta riguardante i Moratti e la Saras quotata in Borsa a prezzi folli ed eccessivi. Curiosamente, il pezzo non è finito nell’edizione on line di Repubblica, ma era leggibile soltando passando da qui. E, altrettanto curiosamente, l’intera storia è assai vecchiotta ancorché misconosciuta: parte dal giorno della quotazione della società di raffinazione della famiglia Moratti, che finisce sul mercato a 6 euro per azione e crolla a 4,8 euro a fine giornata. Già a gennaio 2007 si parla di indagine, mentre a marzo viene fuori l’email di JpMorgan in cui si dice: “Davanti al prezzo ci deve essere un sei“. Infine, quanto scritto ieri: “Quel titolo valeva tra 4 e 5 euro per azione. Invece le banche e la famiglia Moratti lo hanno piazzato sul mercato a 6 euro. E per farlo, secondo la ricostruzione del consulente tecnico della procura di Milano, Marco Honegger, non avrebbero pubblicato alcuni dati rilevanti nel prospetto informativo. Il consulente tecnico ha ricostruito in un documento di oltre 400 pagine i motivi di quella debacle. E ha ipotizzato che l´incasso della quotazione sia servito soprattutto a un ramo della famiglia, quello di Massimo Moratti, per far fronte ai debiti dell´Inter. Con un contestuale danno per il mercato di 770 milioni“.
E basta scorrere la fine dell’articolo per trovare ripetuta l’accusa: “In un documento, poi, trovato presso la Jp Morgan, intitolato “Materiale di discussione”, si spiega la scelta di affiancare un aumento di capitale, non necessario, alla vendita di titoli da parte della famiglia. Se così non fosse, «verrebbe evidenziata
una scarsa propensione ad investire e si darebbe l´idea che la proprietà vuole solo fare cassa, prestando il fianco a critiche su altre iniziative (metti i soldi nell´Inter)»“. Quindi, non ha alcun senso quello che ha affermato Moratti ieri, ovvero che sono “solo calunnie“: è vero che quel prezzo era troppo alto, e si disse già all’epoca. Anche se non si sapeva che c’era una cifra riportata nel prospetto senza avvisare i risparmiatori che il dato era “gonfiato” da utili derivanti dalle scorte di magazzino. Non solo: di questa storia si è parlato qui: “il collocamento lo fece Caboto. Proprio quella Caboto che il 01 aprile 2006, prima del collocamento, se ne uscì con una ricerca su Saras valutandola in una forbice compresa tra i 4,1 miliardi e 5,5 miliardi a seconda che l’arbitrato relativo al possesso totalitario della Sarlux si risolvesse a favore della Saras. Domanda: ma perchè dare valutazioni espresse sulla capitalizzazione e non sul valore del titolo? Piccole dimenticanze o indispensabili omissioni “giustificate” dal fatto che in collocamento il titolo è stato venduto a 6,00 euro? E chi comprerebbe a 6,00 una cosa che massimo vale 5,78? E Caboto, a modo suo, l’aveva detto“. Insomma, questa storia ha ben poco di non specificato o misterioso. I fratelli Moratti hanno semplicemente deciso, di fronte a una esposizione debitoria troppo ampia, di quotare in Borsa un’azienda, e di farsela strapagare. Per coprire i buchi di bilancio dell’Inter? Anche se fosse, saremmo nella più totale e completa normalità: è tipico dei ricchi scemi bruciare denaro e poi pretendere che qualcun altro glielo ridia. E il fatto che gliel’abbiano ridato risparmiatori e cassettisti italiani è ancor più normale.
La telenovela Alitalia ieri è continuata con qualche “finta” di trattativa, una scaramuccia tra l’Enac e i piloti, un centinaio di penultimatum e qualche trasmissione televisiva come Ballarò dove si chiacchierava che era un piacere. CMolto più interessante quello che dice Phastidio: “Ecco perché, oggi, è inutile che il premier additi la Cgil al pubblico ludibrio. Guglielmo Epifani non aveva alcun modo di aderire al piano industriale di Cai (ammesso e non concesso che volesse farlo), pur avendo già firmato un accordo-quadro largamente indeterminato, visto che i piloti non sono rappresentati dalla Cgil. Si è trattato di politica politicante e gioco di sponda? Forse sì, forse non più di quanto abbia fatto lo stesso Berlusconi a marzo, quando fu talmente vocale contro Air France da dare fiato alle già stentoree trombe di guerra dei sindacati contro Spinetta“. Gianni Riotta, invece, si è offeso perché qualcuno ha notato un “leggero” squilibrio in favore del governo sulla questione Alitalia (l’ultimo è stato Marco Travaglio), e ha scritto una lettera a Micromega , nella quale ci informa di essere un gran bel sognatore. Restiamo in attesa di alcune informazioni fondamentali per il telespettatore che il Tg1 non ha dato: speriamo che prima o poi Riotta si svegli.
C’è da dire che Dagospia ha una tecnica tutta sua di ammettere di aver pestato una merda. Andate a leggere, nella rubrica delle lettere, la numero 4: “Guardate che la storia della morte di Marge Simpson è una bufala che manco ad Aversa le fanno così grosse: andatevi a leggere il sito Giornalettissimo per i dettagli. Esiste un bel proverbio americano che recita: chek, chek again and don’t trust anybody! Fatene tesoro prima di fare copia incolla delle notizie.Vale“. Da che si capisce che la lettera, molto probabilmente, se la sono scritta da soli? Dal fatto che sottolineano che l’errore è di Libero, dicendo che l’errore è frutto di un copincolla; il lettore medio di Dagospia non riconosce la differenza, altrimenti leggerebbe gli articoli sui siti di Repubblica e Corriere invece di perdere tempo andando lì. Molto più svegli – strano a dirsi – i tipi di TgCom, che scrivono: “Il sito in questione è giornalettismo.com, che saltuariamente ospita uno spazio dal titolo “Serpente di Mare” tenuta dal nostro troll, alias Ciro Ascione, un disturbatore tanto noto per la sua attività da averci scritto pure un libro (“Come ho inguaiato internet”)“. Anche se non so perché, sembra traspaia in loro il genuino sollievo di chi l’ha scampata bella. Stavolta. Invece quelli del Magazine di Libero dicono che hanno nasato che è una bufala: la cosa divertente è che lo dicono alle 15 del 23, dopo una settimana dalla pubblicazione del pezzo di Ciro e a due ore dalla pubblicazione della spiegazione di ieri. Insomma, a questi di Libero non si può davvero nascondere niente!
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(Vignetta rubata da Makia chissà dove. Il proprietario è pregato di farsi vivo per il credit).




E poi dicono che l’Inter non gioca un calcio raffinato…
perché è un bravo ragazzo.
Vorrei far notare che se il pm risucirà a ottenere qualche condanna (lo spero), sarà a danno degli advisor e del global coordinator. Cioè le banche. La legge da per scontato che la società quotanda voglia spuntare il prezzo più alto possibile. Le banche servono proprio a garantire che nel prospetto ci sia scritta la verità e che la valutazione sia equa. Invece, come sempre accade, i banchieri si sono comportati come piazzisti (d’altronde vengono pure pagati a percentuale).
p.s. gli interisti che hanno preso Saras in Ipo sono ben felici di aver pagato 6 euro una cosa che ne valeva poco più di 4
difese d’ufficio di ladroni matricolati, che vogliono buttare tutte le colpe sulle povere banche non sono graditi. ARIDATECE LO SCUDETTO, LADRI!!!!!!!
Conforti è interista ?
Bene, continuiamo così. Facciamoci del male
Una sola curiosità. All’epoca della quotazione, il presidente Consob era Guido Rossi e se si ha responsabilità ?
Questa è la domanda per l’aprile del 2006.
Per il Maggio 2006, sostituire Consob con Fgci e quotazione con assegnazione.
No, non era Rossi, ricchiuti. Mi dispiace
Strano.
L’ha fatto per un po’ di tempo.
Magari ha fatto in tempo anche per quello.
SONO PROPRIO ONESTI GLI INTERISTI, MENO MALE CHE SE LO METTONO NEL CULO TRA DI LORO