Grazie al lavoro di una associazione per le libertà civili, il governo Usa è stato costretto ad ammettere di pedinamenti sotto copertura anche sui social network.
Il boxino in alto a destra della pagina di Facebook, quando ci avverte di una richiesta di amicizia, regala sempre un piccolo brivido. A volte la curiosità rimane per un nome che non riconosciamo immediatamente, e allora cerchiamo di capire perché ci sta offrendo la sua amicizia (e le sue informazioni personali, che comunque hanno un valore) proprio a noi. Controlliamo i suoi amici, quelli in comune con noi, e perlomeno riusciamo a collegarlo a un pezzo della nostra vita. Di solito accettiamo, anche solo per mostrare agli altri di avere una larga rete sociale, di essere ‘famosi’, di avere più amici del amico-rivale. Da oggi, dopo aver letto questo articolo, farete sicuramente più attenzione.
GIU’ LA MASCHERA VIRTUALE – L’Electronic Frontier Foundation, una piccola associazione con base a San Francisco che tutela le libertà civili dei cittadini americani, nell’ambito di una causa contro il dipartimento di giustizia, ha ottenuto un documento di trentatré pagine dell’FBI nel quale si spiega come utilizzare i social network per acquisire informazioni personali su criminali o possibili terroristi. Agenti dell’Fbi entrano con profili falsi, sotto copertura, per scambiare messaggi con i sospetti, identificarne gli amici e conoscenti, e carpire notizie personali come gli status update, fotografie o videoclip. Senza contare la possibilità di comparare un alibi con i tweets mandati in quel giorno dal sospetto, o collegare la nuova foto della fidanzata con una collana nuova e brillante, con il furto avvenuto il giorno prima in una gioielleria.
NULLA DI NUOVO A WASHINGTON – Nell’Hoover Building, la sede del Federal Bureau of Investigation, in realtà non si sono inventati nulla. In realtà, quelli che oggi vengono pagati per passare la giornata sui social network, erano prima pagati per trascorrere la loro giornata lavorativa su Second Life. In una di queste sessioni, dei veri agenti tridimensionali hanno scortato un giudice federale nei casino virtuali dell’ex promessa della rete, per capire se e come potevano essere tassati o considerati legali. Prima ancora agenti in borghese si infiltravano nelle chat room e nei canali IRCper stanare eventuali pedofili.
E IN ITALIA? – Pasquale Manfredi, boss della ‘Ndrangheta, è stato catturato anche alle intercettazioni dei suoi movimenti tramite il suo profilo su Facebook, registrato con il suo nickname preferito, Scarface. Quindi anche la Dia, come i colleghi d’oltreoceano, integra questo genere di indagini a quelle classiche ambientali. Ovviamente non abbiamo al momento idea se la Digos abbia dei profili civetta per controllare eventuali ‘pericoli’, ma nel dubbio conviene iniziare a scrivere con più cautela.



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