FUGA – Un investitore accorto si terrebbe lontano dal settore almeno per un altro anno per poi vedere che succede, anche se il rischio di fallimenti si può dire passato. Chi sarà costretto ad aumenti di capitale in questo 2010 lo dovrà comunque fare a quotazioni basse e quindi inondando di carta il mercato, motivo in più per i vecchi azionisti di vendere per non essere diluiti e tornare a tempo debito. Ma i danni più gravi saranno quelli a lungo termine: la pressione europea (sia sul fronte delle regole che su quello della concorrenza) ha provocato in dieci anni una profonda rivoluzione nel modo di fare banca in Italia. Si può sintetizzare così: meno politica e Stato (e quindi maggior efficienza e prudenza nel credito), ma più spregiudicatezza “mercatista” (speculazioni, bonus, massificazione della clientela). Il pendolo sta tornando indietro, non è una buona notizia.
Inchiesta
Profumo, Unicredit e la quaresima bancaria
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Ottimo pezzo davvero. Niente da eccepire, se non qualche dubbio sulla maggior concorrenza infraeuropea. Se ne parla da 10 anni.