“La pace è importante, ma ogni società che discrimina le donne non è una società pacifica.” Questa frase è stata pronunciata da una donna che con il suo coraggio sta cambiando la storia del suo Paese, la Liberia.
Gbowee. Questo nome si pronuncia BEAU-ee ed è il cognome di Leymah Gbowee, una donna liberiana che ormai otto anni fa, nel bel mezzo della guerra civile che martoriava il suo Paese, decise di non arrendersi allo strapotere dei Signori della Guerra e di combatterli. Come, e con cosa? E’ stata proprio la sua capacità di non arrendersi all’evidenza di non avere nulla per contrastare la violenza e le armi, a farle tirare fuori dal cilindro l’unico strumento che poteva usare, il più antico e quello più intrinsecamente legato al ruolo che le donne hanno nella società africana: immaginatevela, fiera e indomita che con sit-in quotidiani convince le donne di Monrovia mentre vanno al mercato a negare il sesso ai loro uomini fino al momento in cui cesseranno di combattere. Niente più sesso, sì.Immaginatela mentre contro il Destino, contro la Storia, contro la Ragione, decide che anche quelle donne, analfabete, prive di ogni speranza, volontà e consapevolezza di poter prendere il timone della propria esistenza, possono incidere profondamente sulla crisi che i loro mariti, padri, fratelli stavano facendo subire loro.
LA NOVELLA LISISTRATA – La sua azione e il suo messaggio sono stati deflagranti, ed è arrivata fino a Charles Taylor, il dittatore che nel 2003 fu cacciato da una rivolta popolare per dirgli che “Stiamo facendo questo per garantire il futuro dei nostri figli, perché crediamo, come custodi della società, che i bambini siano il nostro domani, e un giorno ci chiederanno: Mamma, tu cosa hai fatto quando c’era la guerra civile?“. E’ riuscita nel suo intento, la pace fu firmata. La Gbowee è stata allevata a Monrovia da genitori insolitamente illuminati, che hanno esortato lei e le sue quattro sorelle a studiare e a pensare. All’università, ha intrapreso quella che considerava la carriera più utile in tempo di guerra, scegliendo pediatria. “Volevo essere una costruttrice di pace“, ricorda. Gandhi e King hanno influenzato fortemente la sua azione e la sua strategia in Liberia. Ma la su vita non è stata immune dalle contraddizioni che pervadono la cultura del suo Paese: madre di sei figli, di età compresa tra nove mesi a 17 anni, Leymah è fortemente tesa a cambiare una piaga strisciante nella società africana, la violenza domestica. Lei stessa è stata picchiata
dal padre dei suoi primi tre figli. “E ‘stata una vita dura”. “Ho detto ai miei due figli maschi, che quando si sposeranno, voglio dare a ciascuna delle loro mogli una bacchetta,” ”E se mai proveranno a picchiare le loro mogli, useremo le bacchette.” La sua storia è stata raccontata nel film del 2008 Pray the Devil Back to Hell.
MA NON E’ FINITA – Ora, a 36 anni, la Gbowee raccoglie nuove sfide e difende ancora i diritti delle donne e della pace in tutta l’Africa, è fondatrice di un’associazione in Ghana che promuove l’emancipazione femminile e combatte violenza e ingiustizia. ”La nostra più grande preoccupazione è cambiare la mentalità della gente e la politica affinchè le nostre figlie non saranno costrette a fare il lavoro che stiamo facendo adesso. Sì, la pace è importante, ma ogni società che discrimina le donne non è una società pacifica.” Di lavoro ne ha molto come racconta rammentando che in Nigeria, una legge denominata”bill-dressing” vuole costringere ogni donna a prescindere dalla sua religione a coprirsi integralmente, che in Uganda una legge anti-gay minaccia i diritti civili e che nella sua natia Liberia “la mortalità materna è la più alta del mondo.” In tutta l’Africa, “i genitori che ridono delle ragazze che vogliono per finire il liceo, invece di sposarsi. Io ora mi trovo in una posizione dove può contribuire a modificare alcune di queste dinamiche” dice. E continua “Per fortuna si sono fatti dei grossi passi avanti tra le donne del mercato che ho convinto a scioperare, e le giovani generazioni”, spiega, “quindi abbiamo iniziato l’addestramento di giovani donne nella leadership. Due delle nostre studentesse sono i presidenti delle loro scuole superiori nelle comunità rurali, e hanno vinto le elezioni contro dei ragazzi!” Ecco da dove parte il suo piano d’azione. Sta lavorando per far ottenere alle donne posizioni di rilevanza, in particolare nel settore della sicurezza. “Uno dei nostri successi è la nomina del generale di brigata prima femminile nell’esercito Sierra Leone”, si vanta. E veramente i risultati che ottiene solo il suo solo vanto perchè nonostante i premi e la fama questa donna continua a combattere senza dimenticare il mercato e le sue origini.




Mi vien da dire che siamo davvero fortunate ad essere nate in un Paese la cui cultura, con gli anni, ci ha lasciato emancipare, o meglio, ci ha fatto conquistare una vera e propria “indipendenza”!