Auditel, quando il controllato diventa controllore

16/03/2010 - L’AUDITEL FUNZIONA COSI’ – Numeri intorno ai quali ruotano altri numeri. Spettatori spesso espressi in centinaia di migliaia oppure, addirittura, in decine di milioni, che determinano gli introiti pubblicitari dei network e dei pubblicitari. Ma quanto sono davvero reali e

     
 

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L’AUDITEL FUNZIONA COSI’ – Numeri intorno ai quali ruotano altri numeri. Spettatori spesso espressi in centinaia di migliaia oppure, addirittura, in decine di milioni, che determinano gli introiti pubblicitari dei network e dei pubblicitari. Ma quanto sono davvero reali e soprattutto affidabili questi dati? Quando si legge che il programma X è stato visto da 12 milioni e mezzo di telespettatori come è stato ottenuto questo valore? I 12 milioni è mezzo non sono frutto di un dato “reale”, misurato e poi quantizzato. E’ invece il risultato di una proiezione statistica effettuata su un campione di famiglie italiane. Proprio la composizione di queste famiglie distribuite sul territorio nazionale ed il metodo di “raccolta” dei dati, a molti ha fatto storcere il naso ed ha sollevato diversi dubbi. L’Auditel, infatti, si affida ad un campione di 5.101 famiglie che, in sostanza, rappresentano grosso modo 14.000teleutenti“. Si va dal capofamiglia, al coniuge, ai figli a cui sono stati consegnati dei particolari “telecomandi” ed un “meter” che ha, appunto, la funzione di misurare quali canali vengono visionati, in quale orario e per quanto tempo. Attraverso il meter, è possibile sapere cosa effettivamente stanno guardando in tv ognuno di loro, in ogni momento, e da questo risalire alle preferenze del figlio più piccolo nella fascia oraria pomeridiana, a quelle della mamma, magari casalinga, nella fascia mattutina o del papà nel cuore della notte ecc. I dati vengono così raccolti, solitamente in un orario compreso tra le 2 e le 5 del mattino, ed inviati con un apposito modem per via telefonica al centro di elaborazione dati. Sarà proprio quest’ultimo, sulla base di un complicato (e molti sostengono fallace) algoritmo a fornire poi nel giro di qualche ora il dato che riproduce le preferenze degli utenti. Chi contesta questo metodo di “tele-rilevamento” sostiene, non senza qualche oggettiva ragione, che è del tutto approssimativo. Per esempio, non è possibile accertare chi realmente, in quel determinato momento, sta usando il “telecomando”. Il figlio potrebbe usare il telecomando del padre o viceversa. Non è, infatti, possibile impedire a una persona l’uso di più telecomandi. Questa indeterminatezza finisce con il falsare i risultati; si hanno spesso e volentieri dati incongrui che non sempre gli algoritmi di correzione statistica riescono ad individuare. Talvolta, poi, a commettere errori evidenti è la stessa Auditel, come nel caso di canali sintonizzati male oppure orari riportanti in modo errato.

TV, MEDIA, SHARE ED I POLLI DI TRILUSSA – La più “proverbiale” osservazione a proposito delle medie statistiche è di certo quella del poeta romanesco Trilussa, che rammentava in alcuni celebri versi come se qualcuno mangia un pollo, e qualcun altro no, in media hanno mangiato mezzo pollo ciascuno. Per quanto possa essere raffinata, qualsiasi indagine statistica non è immune da errore. I dati possono essere generati ed interpretati in modi diversi, spesso portando a risultati intenzionalmente ingannevoli o sbadatamente deformanti. Ci si dimentica, in pratica, un po’ troppo spesso, che la “media” è un dato poco significativo se non sappiamo a che cosa si riferisce, su quale base è calcolata, con quale criterio è definita. Come beffardamente testimoniava Des Mc Hale, “l’umano medio ha una mammella e un testicolo” oppure più seriamente sosteneva Aldous Huxleynella vita reale non c’è alcun uomo medio“. Figuriamoci nella televisione, quindi. La media, comunque calcolata, è un concetto astratto. Una delle poche certezze assolute della statistica è che ciò che è “medio” non esiste. Quando allora sentiamo annunciare che un certo programma tv ha fatto registrare una media di 15 milioni di telespettatori, sarebbe bene ricordare che quel dato è una estrapolazione o meglio una proiezione statistica, che parte sempre e comunque da quelle oramai famose “5.101 famiglie“. Ultimamente, dal punto di vista del mero calcolo “tariffario” del mercato pubblicitario, sta assumendo sempre più importanza il cosiddetto “Share“, ossia l’indice d’ascolto di una trasmissione televisiva espresso in percentuale, inteso come il rapporto tra spettatore di un certo canale televisivo, ed il totale degli spettatori che hanno la tv accesa in quello stesso momento. Dato statistico, anche questo, assai controverso. Talvolta, infatti, è capitato di ascoltare che un certo programma ha ottenuto il 50% di share. Questo significherebbe che, in quel determinato momento, un televisore su due nel nostro Paese è sintonizzato proprio su quel programma. Anche in questo caso si tratta di una proiezione statistica – con peraltro un elevato margine d’errore percentuale – che, in realtà, non riguarda decine di milioni di televisori, ma semplicemente la metà del campione Auditel precedentemente ricordato, e quindi poco più di 2.500 famiglie!

     
 

24 Commenti

  1. Calvin scrive:

    Cazzate a parte, ti stai contraddicendo: la pubblicità non dovrebbe servire a fronteggiare la concorrenza del privato se c’e’ un’elefantiaca burocrazia no? in un’azienda privata prima si taglierebbero i costi. Allora diciamo le cose come stanno, la RAI si mangia i soldi del canone e per non andare in bancarotta è costretta ad inseguire Mediaset su qualunque terreno, scordandosi il proprio ruolo di servizio pubblico. Ma non confondiamo gli effetti con le cause, se la RAI non fosse un’idrovora di soldi pubblici potrebbe campare benissimo di solo canone e dare un servizio pubblico di ottima qualità – e tra l’altro nei canali tematici mi pare lo faccia, RaiStoria o come si chiama e’ un gioiellino.

    • Leftorium© scrive:

      Telecinco è molto esposto con le banche. Per il resto c’è stato il fallimento di La 5 in Francia e le sberle prese da Murdoch. Altro che tette e culi.

      La televisione di servizio, semplicemente non è competitiva con le tette ed i culi di cui parli. La Rai dovrebbe essere ridimensionata e nessuno scava una buca sotto i suoi piedi. Ridimensionare la Rai significherebbe dare campo libero a Mediaset sempre che poi non arrivi Murdoch e si inculi tutti.

  2. ghisabrain scrive:

    Premesso che di statistica ne ho sempre masticata poca, per me rimane un atto di fede dimostrare che un campione di 5000 sia rappresentativo di una popolazione di circa 60.000.000 di persone.
    Sarebbe gradito un accenno al test che consente di garantire l’accettabilità statistica di questo campione…
    Dubbio finale: come si fa a dimostrare che il campione preso in esame ha i comportamenti statistici medi di tutta la popolazione???
    Quali sono i criteri che hanno portato alla scelta di una famiglia piuttosto che un altra?
    E’ possibile che chi accetta di partecipare a questo tipo di campione abbia delle caratteristiche statistiche comuni tali da compromettere la validità del campione stesso?

    • Leftorium© scrive:

      Purtroppo la stessa Auditel non fornisce molti dettagli su come sceglie questo campione. Dice solo che è rappresentativo della popolazione italiana. Comunque il campione è composto di circa 14.000 individui tutti espressione di 5.101 famiglie. Ad onor del vero c’è da dire che, solitamente, per i sondaggi elettorali ad esempio, con la metodologia CATI (le interviste telefoniche) il campione è tipicamente di qualche migliaio di persone. L’errore varia da 3 a 8 punti percentuale (mediamente).

    • Calvin scrive:

      In pratica, quando provi a stimare la media di una popolazione da un campione, la deviazione standard (una sorta di margine di errore) della stima e’ pari a s/n^1/2 con s = variabilità della popolazione (ad esempio se tutta la popolazione in un determinato momento guarda la partita, la variabilità è zero) e n = dimensione del campione. Quindi questo margine di errore scende molto velocemente all’aumentare di n, mentre al di sopra di una certa soglia i vantaggi di aumentare il campione sono ridotti. Diciamo che – se scelto bene – un campione come quello Auditel è estremamente rappresentativo.

      E’ possibile che chi accetta di partecipare a questo tipo di campione abbia delle caratteristiche statistiche comuni tali da compromettere la validità del campione stesso?

      Si’ è possibile, si chiama sample selection bias. Non ho idea di come lo risolvano all’Auditel ma ci lavora qualcuno che di statistica ne capisce sicuramente piu’ di me e te :)

      • Rado il Figo scrive:

        per me rimane un atto di fede dimostrare che un campione di 5000 sia rappresentativo di una popolazione di circa 60.000.000 di persone

        Studiando statistica si scopre che non solo campioni a prima vista ritenuti esigui della popolazione siano più che sufficienti a darne poi una rappresentazione molto simile alla reale, ma addirittura che per lungo tempo si componevano campioni ancora più numerosi degli attutali finché non si è scoperta una regola matematica per la quale era dimostrabile che si potevano ridurre senza perdere di efficacia.

        p.s.: dovrei ritirare fuori i miei testi di statistica I e II ma ricordo che anch’io rimasi colpito da queste apparenti sproporzioni campione/popolazione

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