Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>
Archivio | Chi siamo | Contatti | Pubblicità
pubblicato il 12 marzo 2010 alle 09:00 dallo stesso autore - torna alla home

Pomeriggio 5, 10 marzo 2010, verso le 5 della sera. Un capolavoro di pessime argomentazioni. Ospiti: Priscilla e Simona e il loro 3 gemelli, Rocco Casalino e la sua amica Celeste, Antonella Boralevi. In collegamento: Severino Antinori, Rosanna Della Corte, Alessandro Meluzzi. C’ero anche io. La puntata si intitolava “un figlio a tutti i costi” anche se a me avevano detto “desiderio genitoriale”. Cominciamo male. Gli ospiti nemmeno corrispondevano a quanto annunciatomi, ma pazienza che vuoi pretendere.

I primi minuti mi sorprendono: prima Priscilla e poi Simona riescono a raccontare parte della loro storia senza essere interrotte, anche se in agguato c’è sempre la caccia al dettaglio scabroso: la conduttrice Barbara D’Urso sottolinea la differenza d’età (con tutta probabilità non lo avrebbe fatto davanti a una coppia formata da un uomo e da una donna più giovane), incalza sui dubbi e delinea ombre che non esistono. “Quando si fa un figlio si fa in modo che abbiano un padre e una madre”, afferma, dimenticando che dovrebbe essere la conduttrice imparziale. Cominciamo così, con il commento apodittico di Barbara D’Urso. Ed è solo l’inizio. Durante tutta la trasmissione D’Urso esprimerà il suo parere, sempre contrario e censorio. L’aspetto divertente è che dichiarerà anche “io amo, così come i tutti i giornalisti che lavorano con me, informare”. Datele uno Zingarelli con un segnalibro alla lettere “I”.

Tuttavia Priscilla e Simona riescono almeno a raccontare che stanno insieme da molti anni, hanno deciso di diventare genitori, sono andate in Spagna perché in Italia la legge 40 vieta a una coppia di donne o a una donna single di accedere alle tecniche. Simona è rimasta incinta di 4 gemelli. I bimbi sono nati prematuri e una bambina, Francesca, è morta alcuni giorni dopo la nascita. Oggi Giulia, Martina e Nicolò hanno poco più di due anni.

Poche parole dopo ecco che Antonella Boralevi interviene interrompendo e urlando le previste e prevedibili ovvietà, con i soliti argomenti di pancia e da stadio, luoghi comuni e pregiudizi mascherati da consigli della donna navigata. “Sono molto triste di dover parlare così, ma bisogna mettere il discorso su un piano meno retorico, più serio e più cattivo” (sarà vero solo l’ultimo aggettivo). E prosegue “nella vita si fanno delle scelte e se una donna si innamora di una donna non può nemmeno pensare di diventare madre. I figli sono forse un diritto?”. Basterebbero queste poche parole per dare l’idea di dove ci stiamo infilando. Il pubblico è in delirio. A comando applaudono, ma si sente che viene dal cuore l’ovazione per ogni banalità ben radicata.

Essere lesbica o gay non intacca la capacità o il desiderio genitoriale, così come non intacca intrinsecamente altre caratteristiche – ma Boralevi deve aver letto solo il parere di Anita Bryant sull’omosessualità. Sulla questione dei figli che non sarebbero un diritto (né un oggetto né comprati al supermercato, aggiunge con notevole originalità) i problemi sono almeno due: che non si capisce bene cosa significhi e, soprattutto, che dovrebbe valere per tutti, non solo per gli omosessuali. Dunque perché i figli di Priscilla e Simona sono sbagliati e quelli di Boralevi sono giusti? Nel corso della puntata ciò che hanno in mente diverrà più chiaro, ma non più comprensibile e soprattutto del tutto delirante. Ah, dimenticavo: l’amore non basta secondo la strega di Biancaneve. Serve un padre con il pene e una madre con la vagina – no, non basta nemmeno questo perché come fai a sapere se si è cambiato sesso? Meglio fare l’esame del DNA per accertare la qualità affettiva e la capacità genitoriale. Il mio microfono era spento, pur volendo non avrei potuto intervenire. Facevo esercizi di autismo per non andarmene.

Sono duemila anni che si fa così, ecco la dimostrazione che Boralevi ci offre. Panorama angusto, duemila anni sono il loro limite temporale perché prima di Cristo non esisteva nulla. E perché oltre il loro polso non esiste nessuno. E prosegue: “duemila anni di studi” (assì?) “a cominciare dalla tragedia greca” (lo sapevate che le tragedie greche erano degli studi?). Anche fosse (che da duemila anni la famiglia è come il loro asfittico cervello suggerisce) il tempo non è garanza di nulla, tantomeno di una moralità indiscussa: per secoli è esistita la schiavitù. Non è il tempo a rendere una scelta morale, ma la considerazione delle conseguenze di quella scelta: rendere schiavo qualcuno è giusto? Chi ha detto e soprattutto chi ha dimostrato che un bambino ha bisogno e diritto a una mamma e a un papà e che altrimenti cresce sociopatico e infelice? Quanti sono i figli nati e cresciuti in condizioni diverse da questa famiglia allucinatoria e che godono in ottima salute? Rocco Casalino si preoccupava delle conseguenze dell’essere figli di Boralevi. E in effetti è una preoccupazione ragionevole. Molto più ragionevole di quelle espresse finora.