La fibbia dorata

14/03/2010 - Anche in quella che per tutti dovrebbe essere la più sciagurata delle esistenze Nemmeno nell’autobus se ne sono accorti. I loro occhi non guardano che i miei bambini, le labbra del grandicello che li guarda mentre mordicchia con cura un

     
 

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Anche in quella che per tutti dovrebbe essere la più sciagurata delle esistenze

Nemmeno nell’autobus se ne sono accorti. I loro occhi non guardano che i miei bambini, le labbra del grandicello che li guarda mentre mordicchia con cura un pezzo di pane o il placido sonno della bimba che, avvolta nel suo lenzuolo, dorme ignara del viaggio. Sanno dove sto andando e mi condannano, hanno pietà per i miei bambini e me lo fanno vedere.

Ma stamattina non mi toccano, stamattina vado al semaforo con la gioia nel cuore. E non mi importa se non credono alle mie sventure, che il mio viso non è sofferente a sufficienza per convincerli a darmi gli spiccioli. Vorrebbero vedermi poverissima, debole e disperata, solo per il gusto di sentirsi tanto potenti da alleviarmi le pene. Ma solo per un po’, per quel po’ che gli concede la loro dura avarizia.

Ma stamattina sguscio tra le auto al semaforo danzando, vado indietro fino agli ultimi della fila e poi li scanso sinuosa quando ripartono di corsa, quando fanno finta di volermi investire pur di non ritrovarsi di fronte alla mia muta richiesta.

Mi guardano ma anche io guardo loro. Hanno pietà per i miei bambini ma io ne ho per i loro, persi davanti a giochetti elettronici, merendine e babysitter nel vago ricordo di un padre e una madre. I miei bambini stanno sempre con me, lontano dai semafori giochiamo tutto il giorno, andiamo al mare o cambiamo città, sempre con me, felici.

Alcuni mi guardano più a fondo e forse si chiedono il perché del mio sorriso. Così povera, con bambini piccoli da sfamare senza un marito e una casa come posso essere così sciagurata da sorridere? Ma loro che hanno soldi, case ed auto, mille parenti, amici e colleghi, che hanno figli con abiti costosi e scuole raffinate, loro perché non sorridono mai?

Stamattina ho visto una ragazza pensosa. Le sono andata vicino e le ho teso il braccio. Lei mi ha salutato con un sorriso e non mi ha dato niente. Solo per lei mi sono tirata un po’ indietro mostrandomi per intera. Solo per lei ho mostrato tutta la mia figura con un sorriso ed un inchino.

Lei ha riso e si è fermata. Scendendo ha appena affusolato la gamba allungando il piede. Come me ha mostrato delle splendide scarpe nuove. Bellissime, con la fibbia dorata.

     
 

3 Commenti

  1. AngelDevil scrive:

    Pietro, commovente come sempre. Mi hai fatto tornare in mente una scena quasi identica a questa, ma senza scarpe nuove: un giorno camminavo nella fretta delle commissione che avevo da svolgere e seduta a terra ho notato una giovane ragazza, giovanissima, mia coetanea che porgeva la mano per chiedere una piccola elemosina: mi avevano colpito i suoi grandi occhi verdi e sereni. Purtroppo non avevo spicci con me quel giorno e non sono riuscita a donarle un’offerta monetaria, ma le ho regalato un mio sorriso e lei l’ha ricambiato con uno dei suoi, bellissimo e da quel giorno non ho scordato il suo viso, ma non l’ho più rivista. Beh, nonostante io conduca una vita serena e felice, quel sorriso mi ha fatto un gran bene.

    • marblestone scrive:

      A te invece mi hai fatto ricordare un altro episodio: una macchina si ferma di colpo vicino un accampamento di zingari e lascia una bustona dell’immondizia. Poi risale e scappa via.
      Non ho fatto in tempo a deprecare questo atto incivile e razzista che ho visto che in quella busta c’erano dei giocattoli.
      Ecco c’è un mondo che parla di stranieri di conflitti tra religioni e razze ed un altro (che io credo vincerà irrimediabilmente) in cui la colpa più grande è quella di vergognarsi di fare beneficenza
      Grazie di avermi letto

      • AngelDevil scrive:

        Caro Pietro, è un piacere leggere le tue storie!

        Non capisco perché ci siano persone che si vergognano a fare del bene, anzi, io trovo che dovrebbe essere un modo di vivere che va condiviso con chi abbiamo vicino: la nostra famiglia ed i nostri amici, almeno nel mio piccolo è quello che cerco di fare. A volte un nostro piccolo gesto per altri è qualcosa di grande.

        Anch’io nutro la tua stessa speranza: ” È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo” e se la pensava così Anna Frank, non vedo perché dovremmo essere meno fiduciosi noi!

        Buona giornata Pietro!

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