Interni

Lezioni pratiche per un blogging veloce: 1 / il Trifoglio

8 maggio 2008

Come tutti sanno, avere a disposizione poco tempo è un cruccio che affligge un gran numero di blogger: queste lezioni pratiche si propongono di fornire alcuni suggerimenti atti a diminuire drasticamente il numero dei minuti necessari a impacchettare un post, consentendo ai blogger più incasinati di ottenere un sicuro successo impiegando meno della metà del tempo.

Per la prima lezione ho scelto la campagna di affissione “I Dieci Comandamenti”, concepita dal movimento cattolico “Il Trifoglio”, che fa attualmente bella mostra di sé in molte città italiane: grazie alle istruzioni che seguono impareremo insieme come commentarla tutta, manifesto per manifesto, nel modo più efficace possibile, adoperando il minimo sforzo e risparmiando un sacco di tempo che sarà possibile dedicare al lavoro, allo studio, al modellismo o al sesso estremo.

Vi invito a seguire questo tutorial tenendo aperti una connessione a internet, un qualsiasi software di elaborazione delle immagini e un word processor.
Oltre, naturalmente, a un cronometro, per verificare che i tempi indicati siano effettivamente corretti.
Se siete pronti, si parte.

1. Non avrai altro Dio fuori di me (50 secondi)

21 commenti a Lezioni pratiche per un blogging veloce: 1 / il Trifoglio

  1. Pingback: ZicZac.it, clicca qui e vota questo articolo!

  2. Pingback: diggita.it

  3. Hellequin

    Mai visto tanto livore e accanimento contro un’istituzione (che sarà quella che sarà) in cui molti credono (io no, ma un articolo così non l’avrei mai fatto).

    Detto questo mi complimento con l’autore che riceverà sicuramente i complimenti di molti utenti.
    Per quanto mi riguarda è solo un poveretto per cui provare pietà , commiserazione e anche un briciolo di pena.

    Si può benissimo esporre le proprie idee senza giungere a questi squallidi livelli

  4. Andrea

    A me l’articolo è piaciuto.
    Bella

  5. Johnny

    Gli squallidi livelli sono prorpi di chi diffonde le posizioni riassunte in questo post, non nel modo in cui il post ha esposto tali posizioni.

  6. Reazione alquanto scomposta, egregio sig. Hellequin.

  7. mao

    per hellequin

    Reazione alquanto scomposta, egregio sig. Hellequin

  8. Hellequin

    Credo non abbiate capito!
    Io concordo con tutto quello che l’autore ha scritto…ma c’è modo e modo di esporre i fatti.
    Quello più semplice è quello adottato nell’articolo: battute al vetriolo, satira da quattro soldi e mancanza di rispetto per le altrui idee.
    Quello più difficile è riuscire a dire le stesse cose senza recare offesa a nessuno e senza mancare di rispetto a nessuno…nel giusto o nello sbagliato che sia.

  9. Pingback: kligg.org

  10. Egregio Signor Hellequin,
    Ella ha pienamente ragione: si possono benissimo dire le stesse cose utilizzando un registro diverso. Sta di fatto, però, che io avevo voglia di utilizzare quello che ho utilizzato: il che, se me lo consente, è pacificamente legittimo.
    Ma non è su questo, evidentemente, che volevo soffermarmi (non sarebbe stato necessario, giacché la possibilità che io scelga da me il tono di quanto scrivo esiste, grazie al cielo, indipendentemente dal Suo placet): mi incurisce, invero, una circostanza diversa.
    A giudicare dal contenuto dei suoi commenti Ella ritiene che le riflessioni siano rispettose delle altrui opinioni solo allorquando esse non vengano espresse in modo ironico (o sarcastico, accentuandone il carattere): in caso contrario, Ella sembra affermare, il rispetto viene a mancare per definizione, come se scherzare su un argomento equivalesse ad esprimere per quell’argomento disprezzo, e non legittimo disaccordo.
    La cosa, debbo essere sincero, mi preoccupa: Ella non spiega per quale motivo la mia satira sarebbe una “satira da quattro soldi” (badi bene: nel caso in cui l’avesse fatto, sarei stato dispinibile a tenere in grande considerazione la Sua opinione; non mi credo Mark Twain, ne stia certo, e conosco i miei limiti molto meglio di quanto immagina); semplicemente, propone la curiosa equivalenza secondo la quale la satira è da quattro soldi di per sé, ed è quindi etichettabile in quanto tale come mancanza di rispetto.
    Su questo, me lo permetterà, non sono d’accordo: c’è modo e modo, come Lei segnala: ma non è vero che scherzare sia per definizione irrispettoso, né, come Ella afferma, che sia il modo più semplice; qualora Ella ne sia davvero convinto, sarei io a cimpiangerla come un poveretto per cui provare pena (e poi sono gli altri quelli che offendono, Signor Hellequin?).
    La prossima volta, La prego, scriva pure che la mia ironia è goffa e grossolana; che non le piace il modo in cui essa è espressa; che non so scrivere in italiano. Insomma, veda Lei di trovare argomenti più intelligenti.
    Senza offendere la Sua intelligenza, né farmi perdere dieci minuti per scrivere (senza scherzare, stavolta) di cose che sono note perfino ai poveretti come me.
    Cordialità.

  11. Hellequin

    Innanzitutto mi scuso per la mia prima risposta; mi sono scappate le classiche parole di troppo. Hai ragione tu, non avrei dovuto insultarti. 1-0 per te.

    Poi chiarifico ulteriormente: la satira va benissimo. Se non si ridesse, hai voglia che mondo noioso. Solo che, per quello che mi riguarda, ci sono argomenti che sono “vietati” alla satira:

    - il credo religioso (qualsiasi religione, quindi ho trovato fuori luogo pure le famose vignette sull’Islam)
    - le varie disgrazie (fisiche o morali) delle persone
    - i morti tutti

    Poi, per quello che mi interessa, puoi postare articoli con il Papa vestito da nazista o affiancato all’imperatore Palpatine di Star Wars(sono uguali…), puoi dire che quella grande opera che fu “La Madonna piange sperma (sic)” sia da esporre al Louvre…siamo in un mondo (occidentale e cristiano) che è talmente oscurantista e dominato dalla Chiesa che te lo lasciano fare tranquillamente.
    Però mi permetterai di criticarti (senza insulti e ti chiedo ancora scusa) se quello che scrivi e COME lo scrivi vi fanno saltare la mosca al naso.

    Vale anche per me la libertà di espressione?

  12. Hellequin

    ehm…mi fanno saltare la mosca al naso, non vi.

  13. Engine

    @Hellequin

    “Solo che, per quello che mi riguarda, ci sono argomenti che sono “vietati” alla satira:

    - il credo religioso (qualsiasi religione, quindi ho trovato fuori luogo pure le famose vignette sull’Islam)”

    E’ uno dei soliti argomenti che s’oppongono alla satira.Che e’ volgare e offende la sensibilita’ delle persone.
    Ti linko l’articolo di Wikipedia riguardo la satira:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Satira

    Noterai che fra i temi principali della satira vi e’ la religione.Dai tempi di Aristofane,qualcuno venuto prima di Maometto e Gesu’ Cristo.
    E noterai che lo scopo della satira non e’ quello di schernire la religione in maniera fine a se stessa come fanno le immagini di Benedetto XVI photoshoppate per renderlo identico all’Imperatore Palpatine.
    Quella non e’ satira,ma sfotto’.Sono due cose ben diverse.
    Negare che si possa usare l’arma della satira per portare alla luce le “piccole” crepe nell’impalcatura ideologica di una religione significa bene o male negare che si possa legittimamente dissentire da essa.

  14. Hellequin

    Se le cose le devo imparare da wikipedia, siamo a posto!

    Strano come non capiate molto quello che uno scrive!
    Ho detto chiaramente che se satira volete farla, fatela pure…se poi secondo me non è giusto farla su alcuni argomenti, potrò esternare la mia disapprovazione?

  15. Engine

    @Hellequin

    Puoi esternare la tua disapprovazione nei modi che preferisci,anche facendo satira della satira qui esposta.
    La tua disapprovazione e’ legittima e giusta,anche se io penso sia una cazzata.Sei tu quello che ritiene illeggittima la satira – e il dissenso – su certi argomenti e preferirebbe non venisse fatta…
    …che ci vuoi fare,sono uno schifoso relativista.

  16. baron litron

    e costa a sarìa “satira”?
    ah, soma ben ben ciapà, ‘nbelesì…..

    opinione mia, come sempre: questa non è satira, è malafede applicata (specialmente nei punti 1, 2, 4, 5, 8, 9 e 10).
    la satira fa pensare, duramente, dopo che s’è spenta la risata.
    che però dovrebbe almeno accennare a nascere.
    sarò ottuso io, ma in queste immagini non ci trovo proprio niente da ridere (e ancor meno da meditare).
    non critico il modo (per quanto come ho detto non mi piaccia), ma proprio gli obiettivi, i dieci punti del decalogo che dovrebbero far meditare il lettore sulle ipocrisie e le sconcezze della chiesa cattolica.
    se si eccettua il settimo, l’unico con qualche fondamento nella realtà dei fatti, gli altri nove comandamenti sono accostati a comportamenti grossolanamente fasulli, alcuni (vedi il quarto) smentiti dalla stessa lettura dell’articolo che dovrebbe mettere in imbarazzo il Vaticano.
    complimenti, vedo che le armi usate contro la chiesa sono sempre più acute e letali.

  17. (cita) :”Poi chiarifico ulteriormente: la satira va benissimo. Se non si ridesse, hai voglia che mondo noioso. Solo che, per quello che mi riguarda, ci sono argomenti che sono “vietati” alla satira:

    - il credo religioso (qualsiasi religione, quindi ho trovato fuori luogo pure le famose vignette sull’Islam)
    - le varie disgrazie (fisiche o morali) delle persone
    - i morti tutti”

    ovvero: non sono contrario ai panini al prosciutto, purchè non contengano prosciutto :)
    la satira non è fatta per divertire: è fatta per divertire e informare al contempo. più precisamente: nella satira spesso si ride amaro. chi ha voglia di farsi 4 risate tanto per fare, tanto per svagarsi,si guarda zelig: la satira vera è un pugno nello stomaco(il bagaglino no,perchè,checchè ne dica Berlusconi,quella non è satira).scopo della satira:mettere in ridicolo/evidenziare/far riflettere/svegliare/dilaniare i costumi sociali che opprimono l’uomo,diventato bigotto,al fine di liberarlo.quindi, grazie per il post all’autore Alessandro Capriccioli (metilparaben) ed un grazie a chi continua la sua opera di denuncia sociale.
    dimenticavo:nella satira,quella vera, come questa, quella di Luttazzi(che in tv non lo lasciano stare)e quella del male(che non si è potuto + pubblicare)non c’è spazio per vignette razziste ed ignoranti.

  18. Pingback: upnews.it

  19. marblestone

    Secondo me questo post sottolinea che spesso il moralizzatore è immorale, che chi ha predicato di guardare alla propria trave al posto della pagliuzza degli altri ha smarrito lo specchio e quello che resta è uno squallido esempio di pubblicità. Non mi piace perchè mi fa ridere (poco) ma perchè mi fa riflettere e non sulla bontà o meno della chiesa ma sugli eccessi di chi si erge a paladino per difenderla. No Baron Litron i passi più importanti non sono il 7 ma proprio l’1 e 2 che offendono il credente, il 5 e il 10 che offende la vita e il 9 che offendono la vita e il 9 che offende le donne e che le fanno stare in quel medioevo che in medio oriente si chiama burka.
    Impariamo a guardare criticamente alla nostra religione per capire le altre, non ergiamo dogmi proprio quando quelli degli altri esplodono in mille bombe

  20. Pingback: posters

  21. Pingback: mv vatican va

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>